Joseph Beuys, I like America and America likes me

Pur operando contemporaneamente all’interno e ai margini del sistema dell’arte, Joseph Beuys ha sconvolto radicalmente alcuni dei paradigmi del fare arte. Egli usava essere il critico e il curatore principale di se stesso e i suoi interventi avevano finalità didattiche e terapeutiche.

Nel maggio del 1974 Beuys si trovava in America per una performance che aveva accuratamente preparato, dal suo arrivo all’aereoporto, fino alla sua partenza, che sarebbe avvenuta una settimana dopo. All’aereoporto fu caricato su un’ambulanza e portato alla Rene Block Gallery di Downtown a New York. Qui aveva programmato la sua permanenza in compagnia di un coyote. Beuys aveva rifiutato di mettere ufficialmente piede negli Stati Uniti, fintanto che questi avessero perpetrato la guerra contro il Vietnam. Dopo una settimana di vita nella galleria a stretto contatto con il coyote e sotto l'occhio del pubblico, si fece riavvolgere nelle coperte e portare, senza poter vedere niente, all’aereo che l’avrebbe ricondotto in Europa.

Per Beuys “l’arte è l’unica possibilità di evoluzione, l’unica possibilità di cambiare la situazione nel mondo [...] Ogni essere vivente è un artista”. Con Beuys il concetto di artistico si amplia, l'arte è tutto ciò che modifica la coscienza, diventa un atto quotidiano non limitato al contesto artistico. Anche se nella maggior parte delle azioni di Beuys lo spettatore è soltanto un osservatore passivo, testimone di ciò che accade, l’avvenuta e consapevole modificazione del concetto di creatività umana rende la ricerca di Beuys estremamente interessante.

«L’unica cosa che possiamo fare è iniziare con lo studio dei poteri antropologici che appartengono a ciascuno di noi come individuo, uomo o donna [...] dobbiamo cominciare a fare pieno uso di quella che è la più importante di tutte le nostre facoltà, e cioè la creatività »

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 18 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO