Le ultime due gabbie sono forse le più tristi, due maschere molto diverse ma profondamente evocative.
La prima è una Titty trasformata in un malinconico Pierrot. I l frizzate canarino giallo disegnato da Disney dalla Warner Bros per essere l’incubo di gatto Silvestro, è rimasto senza penne. Il suo corpo nudo si dondola su una piccola altalena di ferro da cui pende una campanella. Sotto i grandi occhi che guardano leggermente verso il basso pendono due borse; le palpebre ricadono pesanti su se stesse con un ritmo lento. L’animale a parte questo è immobile, invecchiato, stanco: una scena che sembra l’incipit di un monologo teatrale, accentuata dal riflettore. Come se Titty volesse raccontarci la triste storia, il dietro le quinte di una star troppo usata dal successo. Perché è a questo che ho pensato: una Titti fumetto che diventa cartone animato, che diventa logo, sfruttata senza sosta per disegnare tazze, cartelle, diari, penne, teli da mare, magliette e l’infinita quantità di gadget a lei ispirati. E vedendola adesso personificata in un essere fisico l’ho immaginata ormai vecchia e senza energie nella sua gabbia/camerino di Disneyland, mentre i suoi creatori - schiere di ingegneri, designer ed esperti di marketing - sono pronti a ridipingerla di giallo e a cancellare le borse perché è di nuovo il suo turno: lo spettacolo continua… Mettendo da parte per un attimo il romanticismo e la narrativa, le interpretazioni di questa installazione sono vastissime: da una critica allo star system prodotto in scatola con tutte le sue conseguenze, fino all’uso smodato del copyright che - lo ricordo - è partito proprio nel mondo colorato dei cartoons con Topolino.
L’altra è un coniglio bianco a grandezza naturale. Tutto farebbe anzi pensare ad una vanitosa coniglietta intenta a imbellettarsi davanti ad uno specchio. Un filo di perle sul collo, sulle guance due cerchietti rosa acceso, gli occhi cerchiati di nero: il piccolo animale si trucca spasmodicamente davanti a un mobiletto sul quale sono ammassati ninnoli, ombretti, matite colorate, fard, rossetti, smalto. Tutti gli strumenti necessari per un make-up da signora. Ma i nostri belletti, lo sappiamo, nascondono l’orrore dei test sugli animali, e questo il coniglio lo sa benissimo (nota tecnica sull’installazione: tutti gli oggetti, mobiletto compreso - uno di quegli specchi di legno con piccoli cassetti- appartengono evidentemente al regno degli umani e non a quello animale).
Prossimo appuntamento con Banksy: “La Disseminazione”, atto finale…
Banksy, Titti e il coniglio bianco
Mark.up
07 ago 2009 - 11:43 - #1Scusate un po’, concordo con la sostanza dell’analisi, ma Tutti NON è di Disney!
http://it.wikipedia.org/wiki/Gatto_Silvestro
I personaggi della Warner sono proprio l’opposto della “poetica” confettosa di Disney, sono crudeli e cinici non caramellosi e buonisti.
E altra cosa il Copyright NON “è partito proprio nel mondo colorato dei cartoons con Topolino.”
http://it.wikipedia.org/wiki/Copyright
Non capisco questo modo di scrivere con leggerezza delle cialtronate, per controllare certe cose bastano due secondi!
penelope.di.pixel
07 ago 2009 - 16:52 - #2ciao,
il riferimento al copyright non è alla “nascita del diritto d’autore”, ma all’”uso smodato” del copyright - ovvero la sua estensione in termini di durata, fenomeno a cui si assiste da anni - di cui Mickey Mouse è stato il primo eclatante caso:
http://en.wikipedia.org/wiki/Copyright_Term_Extension_Act
pp
Mark.up
07 ago 2009 - 19:22 - #3In quei termini la condivido ma la frase era sibillina. E comunque era inevitabile l’uso smodato che se ne fa è insito nel sistema, di rinforzo positivo in rinforzo positivo aumenta quasi geometricamente. Speriamo ci sbattano il naso contro la troppa complessità. File sharing docet.
penelope.di.pixel
08 ago 2009 - 13:59 - #4sì, convengo che un link di spiegazione è utile alla comprensione del testo e ne ho aggiunto, con riferimento al caso Topolino, una sentenza che ha portato da 70 a 95 anni la durata dei diritti di sfruttamento.
questo per dire che sulla troppa complessità hai ragione, è un dato di fatto: rimane che la proprietà intellettuale (copyright + brevetti) è un terreno di conflitto contemporaneo, che riguarda da vicino il mondo dell’arte e della creatività, ma tutto quello che ci sta intorno… tant’è che in quel di Bruxelles al parlamento europeo si inizia a parlare di “surriscaldamento globale da brevetto” (global patent warming), creando un parallelo diretto con la crisi ambientale del pianeta
http://www.heise.de/english/newsticker/news/115941