
Questo è probabilmente l’ultimo dipinto realizzato da Van Gogh prima di togliersi la vita: si sparò un colpo di pistola proprio in un campo dove si recava a dipingere. Il soggetto è piuttosto semplice, un paesaggio dai toni decisamente cupi, accentuati dal volo dei corvi, che col senno del poi, non possono non far pensare ad un presagio di morte.
Del resto la mente sconvolta dell’artista affiora nella stesura materica e mossa del colore: il campo di grano sembra quasi un mare in tempesta, così come il cielo livido sconvolto da un movimento vorticoso, il tutto sottolineato, come abbiamo visto, dal volo degli uccelli neri. La disperazione, ma anche la foga creativa e il desiderio irrefrenabile di dipingere si riversano su questa tela realizzata con pennellate spesse, con grumi di colore distesi sulla tela. Per farsi un’idea della frenesia di cui era preda l’artista basti pensare che negli ultimi due anni della sua vita dipinse all’incirca due quadri al giorno. “Lavoro come un vero posseduto, ho più che mai un sordo furore di lavoro” scrisse l’artista al fratello Theo che lo seguì, lo finanziò e lo sostenne nella sua opera.
Di conseguenza siamo di fronte quasi ad una lotta con il colore e con il tempo e questa tela, come del resto tutte quelli della sua ultima fase, si contraddistinguono per questa energia e per questa rappresentazione del paesaggio “trasformato” dal proprio stato d’animo, una tendenza che verrà poi sviluppata da altri grandi artisti, certamente debitori nei confronti di Van Gogh, come ad esempio gli espressionisti tedeschi o, in modo diverso, il gruppo dei Fauves.
jamp78
01 giu 2007 - 14:54 - #1Bellssimo articolo.
Paster
01 giu 2007 - 21:51 - #2Si, complimenti a Michelangelo! ;)