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Grazie a un'impronta digitale, attribuita una nuova tela a Leonardo

Pubblicato: 14 ott 2009 da michele

La bella principessa_Leonardo da Vinci

La foto non è il massimo, ma per un quadro semisconosciuto, fino a poco tempo fa attribuito a un pittore della scuola tedesca del XIX secolo, è impossibile trovare di meglio. La notizia infatti è fresca: grazie a un’impronta digitale rinvenuta sul quadro, chiamato “La bella principessa“, si è potuto risalire al leggittimo autore, niente meno che Leonardo da Vinci.

La scoperta è stata compiuta da Martin Kemp, professore di storia dell’arte a Oxford e grande studioso di Leonardo. Ma non solo: l’esperto avrebbe anche identificato il soggetto del quadro, Bianca Sforza, figlia illegittima di Ludovico Sforza, duca di Milano. E così il quadro torna, dato che, com’è noto, Leonardo visse molti anni a Milano.

Sappiamo che la tecnologia sta diventando sempre più importante nel mondo dell’arte: dai restauri alle opere di conservazione, fino alle tecniche di trasporto, il computer è diventato indispensabile. Mai, personalmente, avrei pensato che un’investigazione da 007 potesse gettar luce sull’attribuzione di un quadro. Un bel caso di collaborazione tra cervello dell’uomo (quello dello studioso) e moderne tecnologie. Ben venga.

Fonte: Adnkronos

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Cristyne

    19 set 2010 - 19:16 - #1
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    Segue risposta a Martin Kemp: se dovessimo valutare l’ iconografia, non ci sono dipinti di Leonardo con tale semplicità del profilo, inoltre il colore non corrisponde. Lo sfondo tinta oro è tipico della pittura russa e slava, relativamente l’ arte teologica. Disegni sottostanti e scritture di Leonardo non ce ne sono, in quanto vi sono troppi dubbi diventa difficile attribuirla a Da Vinci. Le ipotesi sulla presunta impronta di Leonardo non trova ancora conferma dalla polizia di Scotlan Yard.

    Reply to Martin Kemp follows: if we consider the ‘iconography, there are paintings by Leonardo with the simplicity of the profile, also the color does not match. The gold background color is typical of Russian painting and Slavic, as regards the ‘theological art. Leonardo’s writings and drawings below there are none, because there are too many doubts it becomes difficult to attribute the alleged footprint hypothesis Vinci.Le From Leonardo is still no confirmation from police Scotlan Yard.

  • Ernesto Solari

    02 ott 2010 - 15:15 - #2
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    LA BELLA PRINCIPESSA E’ CATERINA SFORZA ED E’ OPERA NON SOLO DI LEONARDO MA DI AMBROGIO DEPREDIS COSI’ COME LA VERGINE DELLE ROCCE DI LONDRA E LA DAMA CON L’ERMELLINO: ECCO LE PROVE…….
    In un mio precedente commento alla scoperta della Bella Principessa Leonardesca da parte degli esimi Prof.ri Alessandro Vezzosi e Martin Kemp, mi ero limitato a ipotizzare che la raffigurata non poteva essere Bianca Maria Sforza ma tuttalpiù Bianca la figlia primogenita di Ludovico il Moro, morta a soli 14 anni nel 1496. Solo dopo almeno sei mesi, il Prof. Kemp affermò di aver scoperto che si trattava con certezza di Bianca Sforza, senza ricordare che tale identificazione era già stata ipotizzata dal sottoscritto. Poi la Bella principessa ha preso il volo verso la Mostra di Goteborg in Svezia, dove è stato esposto al fianco dello studio della Sant’Anna da me proposto un anno fa quale opera Leonardesca (si veda anche il N°269 di Art Dossier di settembre 2010).
    A Goteborg è stata presentata come opera di Leonardo solo la Bella Principessa, tutto il resto è diventato solo un contorno, Michelangelo e Raffaello compresi.
    Ho deciso allora di osservare con uno sguardo più attento quest’opera. E sono pervenuto ad una mia tesi sulla principessa che pone alcuni nuovi interrogativi e propone alcune importanti e definitive risposte ai numerosi quesiti che ancora esistono.
    La tesi di paternità del Prof. Kemp ha puntato il dito soprattutto sulla presenza di una ipotetica impronta di Leonardo che però non dimostra nulla, se non un’appartenenza ad un epoca o ad una scuola: quella delle impronte è diventata quasi una moda sterile e mi convince sempre più a non condividere la paternità leonardesca dell’opera. I motivi sono diversi, in primo luogo la tipologia del ritratto di profilo (mai utilizzata da Leonardo in un dipinto), poi la tecnica e infine lo stile.
    Che sia di buona fattura e di una certa resa estetica non vi sono dubbi, questo non può essere più sufficiente per un’attribuzione, come avvenne nel caso della Madonna Litta (che oggi siamo in molti a non ritenere opera del Vinci)
    Ritengo che questa opera possa essere pensata quale opera attribuibile almeno parzialmente ad un bravo allievo come Ambrogio De Predis, che in molte sue opere e soprattutto ritratti, ha dato dimostrazione di essere abile e squisito rifinitore, quasi un miniaturista o un cesellatore al pari del giovane Leonardo dell’Annunciazione .
    Il secondo punto ancora molto dibattuto riguarda l’identità della Principessa: alcuni anni fa in un mio libro “Gioconda: il volto e l’anima” (edito da Aisthesis) presentai una tesi di identificazione della Gioconda con Bianca Sforza sulla base di un foglio dell’ambrosiana (il 385) che presenta due piccoli volti che potevano appartenere a Galeazzo Sanseverino e Bianca. L’ipotesi si basava anche sulla datazione del foglio 385 ma anche su quella coincidente del Condottiero di Leonardo che per molti studiosi raffigura proprio Galeazzo Sanseverino.
    In una successiva fase di studi, sempre legati alla Gioconda, emersero alcune possibili alternative sulla datazione dei suddetti reperti che potevano far ipotizzare l’appartenenza dei due volti del foglio 385 ad una coppia diversa da quella precedentemente individuata: la nuova coppia poteva essere Caterina Sforza e suo marito Girolamo Riario.
    Sulla base di tale ipotesi, la Gioconda potrebbe essere, in alternativa a Bianca Sforza, la tigressa della Romagna, Caterina Sforza; la recente esposizione della Gioconda nuda, della quale esistono diverse copie ma dell’originale leonardesco non si ha nessuna notizia, mi ha portato a vedere in tale versione una conferma per l’ipotesi Caterina relativamente alla Gioconda.
    Tornando alla Principessa, sulla base delle mie interpretazioni della Gioconda e sulle recenti ipotesi, ho pensato di verificare una possibile alternativa identificativa proprio confrontandola con la Gioconda.
    E mi sono chiesto se la Principessa non potesse essere il ritratto di una giovanissima Caterina Sforza.
    L’ ipotesi, un po’ provocatoria, non è campata per aria.
    Esiste una prova che definirei inconfutabile e che mette fuori gioco definitivamente la tesi del Prof. Kemp. Si tratta della presenza sulla spalla della giovane principessa di due simboli ben precisi che ritroviamo nei ritratti di Caterina Sforza e di Girolamo Riario, ripresi su due piatti in ceramica di Deruta presenti nel Museo classense di Ravenna, in un dipinto ad affresco del Perugino presente in Vaticano e fra gli affreschi della Chiesa di Sant’Andrea a Melzo, una sorta di mausoleo sforzesco, dove sono stati ritrovati anche i resti di Galeazzo Maria Sforza, padre di Caterina . In realtà questi due simboli sono ricollegabili proprio a Caterina e Girolamo. Ma non è tutto, gli stessi simboli li ritroviamo, non certo casualmente, anche nel vestito di Maria della seconda versione della Vergine delle Rocce(Londra) attribuita soprattutto ad Ambrogio de Predis ma anche nella veste della Dama con l’ermellino (la presenza di tali simboli potrebbe costituire proprio una sorta di segno di riconoscimento della presenza del De Predis e della sua profonda collaborazione con Leonardo in tutti e tre i dipinti). E forse non sono neppure casuali le perplessità mostrate dal Prof. Carlo Pedretti, esperto leonardiano, proprio nel riferimento al particolare del vestito e del ricamo della manica.
    L’indagine relativa alla mia tesi ha proposto poi un Interessante confronto con alcuni ritratti di Caterina Sforza. primo fra tutti quello della Pinacoteca di Forlì, nota come la Dama col mazzolino. Ho inoltre effettuato alcune sovrapposizioni che permettono di considerare molto simili i lineamenti, i rapporti formali, i colori, fra le diverse opere che mi hanno portato alla formulazione di un ulteriore interrogativo: la Bella Principessa e la Gioconda sono la stessa persona ma a distanza di tempo? E perché Leonardo avrebbe dedicato ben due ritratti a Caterina Sforza?

  • Dr. J. Boy

    08 nov 2010 - 12:24 - #3
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    “LA GIOCONDA” / “MONA LISA” = CATERINA SFORZA : IS MAGDALENA SOEST’S THESIS THE ONLY VERITABLE ONE?

    An argument can be made for Leonardo’s famous painting being a portrait of Caterina Sforza.

    Magdalena Soest has, so to speak, excessively furnished her thesis with proof - such as:
    the mark of Caterina’s origin, that is the Sforza and Medici emblems, in the embroidery of “Mona Lisa’s” dress;
    numerous contacts of Caterina’s biography with Leonardo’s;
    certain statements in Leonardo’s manuscripts referring to Caterina;
    de Beatis’ note narrowing the sitter down to Caterina;
    “Mona Lisa” bearing a strong resemblance to Lorenzo di Credi’s “Caterina Sforza”;
    and everything else falling into place - the mourning dress, the lack of jewelry, the lifeless landscape, the fact that the painting wasn’t handed over to a patron …

    Indeed, Mrs Soest’s arguments are consistent with the contents of the painting and with its history. Not to mention psychological elements: Caterina Sforza, Italy’s legendary virago, was a ‘male’ and enigmatic character - and so is “Mona Lisa”.

    Soest’s thesis, first published in 2002, has meanwhile made scholars change their ideas. For example, Prof. Carlo Pedretti, the originator of the ‘Pacifica Brandani thesis’ and famous for his studies in Leonardo’s work, is positive about Soest’s proof of the ’sovrapponibilita dei lineamenti’ in Leonardo’s “Mona Lisa” and Lorenzo’s “Caterina Sforza”; and Prof. Ernesto Solari - while holding Soest’s thesis in high esteem: “Mi sembra piu convincente invece l’ipotesi di Magdalena Soest …” - circa between 2006 and 2009 took the view that some Bianca, another Sforza descendant, was “Mona Lisa”, but then distanced himself from that thesis of his - and directly joined Soest’s.

  • Ernesto Solari

    13 feb 2012 - 14:05 - #4
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    In merito agli articoli apparsi in questi giorni sulla stampa nazionale, internazionale e sulla rivista della National Geographic

    LEONARDO …fori di verità o di falsità?

    Spett.le Redazione,

    è apparsa una nuova prova o una nuova falsità su Leonardo, questa poi sembra essere estremamente grossa e gelida come il clima di questi giorni.
    Dopo il Cristo Salvator Mundi, esposto alla National Gallery di Londra, il Prof. Kemp coadiuvato da altri prof.ri, (D.R.Edward Wright, Pascal Cotte) continua la serie di affermazioni ricche di imprecisioni e inesattezze. Queste dimostrano ancora una volta una superficiale conoscenza della storia di Milano, di quella degli Sforza e tantomeno del nostro Leonardo.
    Il Prof. Kemp ha affermato di aver trovato una prova inconfutabile sull’autenticità e l’attribuzione a Leonardo del dipinto su pergamena, la bella Principessa.
    Ho già avuto modo di scrivere su questo ritrovamento sostenendo che molte cose non quadravano e che quelle che il Prof. Kemp considera prove non dimostrano in realtà proprio nulla a cominciare dall’impronta digitale di Leonardo.
    Ma vediamola quest’ultima e determinante grande prova: si tratterebbe del ritrovamento presso la Biblioteca Nazionale di Varsavia di un volume della Sforziade scritta da Giovanni Simonetta (fratello di Cicco Simonetta segretario e amico del Duca Galeazzo Maria Sforza) e che, come tutti gli storici sanno, trattava della storia della famiglia Sforza fra il 1442 e il 1466.
    Gli storici sanno anche che il Simonetta venne perseguitato dal futuro Duca Ludovico il Moro, nonché padre di Bianca Sforza, e che il Simonetta morì in esilio a Vicenza nel 1490. Tutti sanno inoltre che le nozze di Bianca e Galeazzo Sanseverino avvennero nel 1496. Quindi come si vede sono tante le date e i numeri che non sembrano coincidere con la tesi proposta con tanta sicurezza dal Prof. Kemp.
    Come ebbi a scrivere in precedenza pensai anch’io per primo (Il Prof. Kemp lo affermò nove mesi dopo il sottoscritto) ad una possibile identificazione col volto di Bianca Sforza figlia del Moro così come probabilmente aveva fatto pensare ed in modo superficiale il frontespizio del miniaturista Giovan Pietro Birago che era alla corte sforzesca solo dal 1470 e cioè dopo la morte di Francesco Sforza. Gli illustratori e miniaturisti della Sforziade erano stati, prima del Birago, Cristoforo De Predis e gli aiutanti della sua bottega fra i quali vi era il fratello, quell’Ambrogio De Predis che dopo pochi anni affiancò e aiutò Leonardo nella realizzazione di diverse opere. (Leonardo arrivò a Milano solo nel 1482 e prima di entrare nelle grazie del Duca dovettero passare alcuni anni)
    Sulla base di tali considerazioni la mano di un bravissimo e geniale Ambrogio De Predis la possiamo facilmente ritrovare nella bella principessa così come possiamo ritrovare quella sigla che Ambrogio inserisce nella maggior parte dei suoi dipinti, una sorta di segno suo di riconoscimento. E allora se l’autore può essere Ambrogio l’effigiata chi può essere? Non certo Bianca Sforza figlia del Moro ma Bianca Landriani che andò in Sposa a Carlo Sforza figlio di Galeazzo Maria Sforza e Lucrezia Landriani. Lucrezia che era nata a Milano nel 1440 appare, in un ritratto del pittore Domenico Veneziano, molto bella, con biondi capelli, occhi azzurri ed eleganti lineamenti, molto in linea con i lineamenti della splendida fanciulla oggi definita la bella Principessa che potrebbe essere il ritratto di sua figlia e del Duca Galeazzo Maria Sforza. Non dimentichiamo poi che Bianca Landriani era sorella di Caterina Sforza a proposito della quale parlai dei due simboli che si trovano nella Chiesa di Melzo nel mausoleo di Galeazzo Maria e che lega il dipinto della bella principessa proprio agli Sforza.
    Pertanto l’equivoco potrebbe proprio essere nato sul nome della effigiata che è sempre Bianca ma non la figlia del Moro ma di Galeazzo (non Sanseverino ma Sforza).
    Ritengo che tali importanti precisazioni dovessero essere portate a conoscenza dei numerosi lettori che in questi giorni sono stati attratti da tanti “fori di verità”molto discutibili.

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