Giorgione: La Tempesta - Il capolavoro della settimana

I misteri della Tempesta di Giorgione tra interpretazioni e analisi storiche

A Marcantonio Michiel amatore e collezionista dobbiamo le poche notizie sulle opere di Giorgione annotate dal 1525. Tra queste anche notizie sulla Tempesta che suscita curiosità per le diverse interpretazioni date nel tempo. Tante quanti sono gli episodi della sua biografia molto contrastanti. Sarà opportuno distinguere un'analisi storica dell'opera dai suoi significati, per apprezzarne il mistero e la giusta importanza. Giorgione nato a Castelfranco veneto nel 1477 dipinge La Tempesta nel 1507-1508 e fu Michiel a rivelarci che questo paesetto in tela con la tempesta con la cigana e il soldato, fu realizzato per l'abitazione del mercante veneziano Gabriele Vendramin, probabile committente.

Giorgione nel genere del dipinto privato non dimostrò mai di saper costruire le figure in contesti strutturati, forse per i pochi rapporti politico-culturali che ebbe in vita. Quella che allora era un limite oggi aggiunge fascino alla sua arte.
La Tempesta oggi alle Gallerie dell'Accademia di Venezia è un paesaggio dominato da una natura lussureggiante e da un cielo minaccioso pieno di acqua. Il fulmine è un elemento carico di segnali, che interrompe il regolare corso degli eventi, come quelli dipinti per il Fregio di Castelfranco nel 1502.
Nel paesaggio tre personaggi rendono il dipinto ancora più oscuro: una donna, la "zingara" seduta scomodamente sull'erba mentre allatta il suo bambino e che ci osserva. Un uomo, forse un soldato con un bastone nella mano destra dipinto al posto di un altro personaggio femminile. Molti i dettagli formali che non convincono: come la mano dell'uomo e il seno della donna. Nel paesino sullo sfondo si riconosce probabilmente Padova. L'assenza di dettagli e un colorire leggero danno al quadro un fascino senza tempo.

Le interpretazioni dei critici sono molte: Salvatore Settis, trovando sulla facciata della Cappella Colleoni un rilievo con simili figure ritiene che La Tempesta sia una raffigurazione di Adamo ed Eva dopo la cacciata dal Paradiso; Maurizio Calvesi legge nel quadro l'interpretazione di teorie neoplatoniche; altre teorie vedono spiegato il dualismo uomo-donna, natura-città; altri un episodio delle Metamorfosi di Ovidio dove si narra di Deucalione e Pirra, i progenitori dell'umanità, sopravvissuti al diluvio universale.

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