
Anne Hardy è una fotografa che nella sua indagine estetica inizia dal collezionare oggetti abbandonati e trovati per la strada e allestiti all’interno di uno spazio limitato.
Vecchie apparecchiature scientifiche che provenivano da una scuola, oggetti abbandonati in giro e ritrovati qual e la’, e altro ancora, per ricreare ambienti in cui ci sono molti elementi, senza però alcun riferimenti specifico, così la gente ha la possibilità di interpretare e fare associazioni e ricostruzioni libere.
Non vi è mai, infatti, una spiegazione unica. La Hardy vuole creare la sensazione che ci siano dei sistemi non familiari lasciati al giudizio dell’osservatore…
Via | Valentinatanni.com
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