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La Collezione Ferrari tra MAXXI e FAI

Pubblicato: 23 feb 2010 da Lorenzo Mazza


Collezionista, gallerista, storica dell’arte, lo scorso 24 gennaio si è spenta a Milano Claudia Gian Ferrari. Lascia un’importante collezione, 44 opere sono destinate al FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano e altre 58 al MAXXI di Roma.

A Milano, dove la Gian Ferrari ha costruito il suo Studio di Consulenza per il ‘900 Italiano e l’Arte Contemporanea, la gallerista non è mai andata d’accordo con le istituzioni museali. Ha affidato così al Fai il suo patrimonio legato al primonovecento, in gran parte ereditato dal padre Ettore Gian Ferrari, che l’allestirà a Villa Necchi Campiglio, in corso di restauro secondo il progetto originario degli anni ‘30 dell’architetto Piero Portaluppi. L’amante morta di Arturo Martini, il Ritratto di Alfredo Casella e Oreste ed Elettra di De Chirico, La famiglia del pastore di Sironi e due Nature Morte di Morandi, solo per fare qualche nome di questa parte della collezione.

Il resto è appunto destinato al Maxxi e crediamo che anche il nuovo consulente per le acquisizioni Vittorio Sgarbi non abbia avuto niente da ridire. Marcel Duchamp, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Patrik Tuttofuoco, Charles Avery, Gabriele Basilico, Mattew Barney, Stefano Arienti, Christian Boltansky, Bruna Esposito, Tony Cragg, Lara Favaretto, Anselm Kiefer, Pier Paolo Calzolari, Ettore Spalletti, Pedro Cabrita Reis, Marlene Dumas, Urs Luthi, Vic Muniz, Wolfgang Tillmans, Chen Zhen e molti altri.

Dunque, per quanto riguarda il Maxxi aspettiamo soltanto che questi capolavori, già inclusi nei cataloghi del museo, vengano inclusi in qualche mostra, mentre per il Fai dovremo attendere la fine del restauro della sede. Un ringraziamento da parte di tutta la cultura italiana va all’intera famiglia Gian Ferrari.

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • giovanni leto

    24 lug 2010 - 12:52 - #1
    0 punti
    Up Down

    Lettera aperta
    Sono a far sapere che dal 2006 circa, Stefano Arienti, non trova di meglio che rifare il mio personalissimo gesto di attorcigliare la carta, gesto che dal 1985 caratterizza la mia ricerca: i miei “Orizzonti”, le mie successive opere oggettuali ed installative degli anni ’90 e quelle di questo ultimo decennio.
    Un esempio vistoso di questo vero e proprio indegno saccheggio è nella produzione che egli è andato ad esibire a New York alla Lehmann Maupin Gallery, poi in Italia in varie sedi espositive ed ora nell’opera presentata di recente al MAXXI di Roma, che ricalca in tutto le mie “Liane” in carta di giornale ritorta, eseguite nel 2003 e pubblicate sia nel catalogo della mia personale al “Museo Guttuso” a Bagheria, sia nel mio sito.
    Qualsiasi altro artista, nel copiare, avrebbe almeno tentato di aggiungere qualcosa di proprio, Arienti no! Non è stato capace neanche di questo minimo sforzo e ciò la dice lunga sulla sua tanto apprezzata “capacità – come dicono – di reinventare un materiale”.
    In seguito a questa mia pubblica denuncia, il nostro ha saputo soltanto premurarsi a far cambiare nella scheda del MAXXI che accompagna quell’opera la data di realizzazione ampliandola a dismisura (1986 -2004, neanche si fosse trattato per lui di affrescare la Cappella Siistina). Farà lo stesso con l’opera che si accinge a presentare nella mostra La scultura italiana del XXI secolo che si terrà ad ottobre a Milano, opera già pubblicata in Exibart?
    Per sua sfortuna sono i suoi stessi cataloghi a smentire tutto, a mettere in risalto la sua malafede.
    Vogliamo continuare a promuovere surrogati?
    Non ci lamentiamo però delle mercanzie contraffate dei cinesi perchè almeno quelle non sono costose.

    Giovanni Leto

    24 luglio 2010 alle 11:32

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