Da Anomolo Record a Ossigeno, intervista con Marco Fagotti

marco fagotti, ossigenazioni

Vi presento oggi la bella intervista di Marco Fagotti. Seguo il percorso di questo artista che lavora nella Marche, a Osimo, ma sempre correlando la sua azione a network internazionali, dal 2005 circa. Un percorso che lo ha portato negli anni a creare l'etichetta indipendente Anomolo, sperimentando in anticipo forme di licensign libero sulla produzione musicale, evolvendosi nel MetaMusic Lab, fino a lanciare quelche settimana fa il suo nuovo progetto: Ossigeno.

Seguiremo con lui questa evoluzione: un'intensa riflessione sul significato e i modo di fare arte nel contemporaneo che muta, confrontandosi con le difficoltà e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Dalla necessità di abolire, prima di tutto mentalmente la forma palco, per arrivare ad "ossigenare", rubando le sue parole, i tessuti sociali e urbani con micro-attivazioni performative che portino l'"arte alla gente e non la gente all'arte". Questa immagine di organismo vivo, di cultura che scorre nel sistema vascolare infiltrandosi capillarmente nei nostri tessuti dandogli vita (ossigeno), è toccante. Ne traspare un profondo approccio ecologico alla realtà che rispetto sinceramente.

La foto in alto è "Face Off", il primo progetto di Ossigeno: ricostruire un volto depurato di caratteristiche personali. I lavori saranno esposti nella gallery virtuale del sito e confluiranno in un'esposizione collettiva nella città di Osimo. La partecipazione è aperta e gratuita.

Buoona lettura.

- Marco Fagotti, brevi presentazioni con i lettori di ArtsBlog

Domanda difficile. Chi sono? Vediamo un pò . Sono un musicista/compositore che per un eccesso innato di curiosità ficca il naso dove non dovrebbe ficcarlo. In altre parole sono uno che spesso non si accontenta di ciò che gli viene dato già "pronto" e se può si inventa scatolette magiche per inventarsi cose nuove. A volte queste scatolette funzionano bene, altre si rompono subito ma l'intenzione resta sempre la stessa. Non saprei definirmi diversamente.

- Da Anomolo Records, a Metamusiclab ad Ossigeno: qual'è il filo che lega la tua sperimentazione e dove hai tratto ispirazione per il tuo ultimo progetto? Il titolo è affascinante...

Sono uscito da Anomolo quando mi sono accorto che non poteva più portarmi dove la mia ricerca mi stava conducendo. Quel tipo di progetto non poteva essere trasformato in un'altra cosa (come avrei voluto), gli avrebbe tolto l'identità che si è costruito faticosamente nel tempo. Metamusiclab l'ho invece arrestata di proposito perché stava assorbendo completamente il mio tempo e non mi consentiva più di dedicarmi alla musica. Ho dovuto operare una scelta, o insegnare o riprendere a comporre e fare progetti. Ossigeno, oltre che essere una conseguenza dell'una e dell'altra esperienza, è un pò il riassunto di tutti gli incontri, le avventure e le riflessioni di questi ultimi anni, la sintesi di una visione dello scenario contemporaneo dell'arte che è maturata piano piano in mezzo alle delusioni, alle speranze e alla volontà di non dare mai nulla per scontato e guardare alle cose da angolazioni inconsuete per scoprirne il lato meno noto. Forse è questa intenzione costante che unisce i progetti che hai citato.

- Parliamo di Ossigeno: cosa intendi quando lo definisci un "Progetto di ossigenazione per città contemporanee"?

Credo che la città, piccola o grande che sia, in quanto luogo di aggregazione sociale, debba tornare ad essere uno spazio creativo accessibile ai cittadini. Invece è spesso percepita come un ambiente ostile dove la creatività si blocca tra le maglie della burocrazia e degli uffici pubblici. In questo senso è necessario che le amministrazioni comunali interpretino i cambiamenti sociali in atto e adattino a tali modificazioni gli spazi che stanno amministrando. Ma soprattutto devono rendersi conto che vivacizzare culturalmente una città significa aumentarne il potenziale di crescita e ridurre la conflittualità e il distacco tra essi stessi e chi la abita. Siamo di fronte a profondi cambiamenti epocali che investono ogni aspetto della nostra vita e che a breve non lasceranno spazio a ripensamenti o a scelte anacronistiche; sono in molti a convenire sulla necessità di reinterpretare culturalmente i centri urbani in un'ottica che dia più spazio all'azione creativa. Ossigeno mira in parte proprio a questo, a riportare la cultura e l'arte tra la gente servendosi degli spazi dei cittadini in una forma meno convenzionale di quella che si è adoperata fino ad oggi. In altre parole l'obiettivo è il coinvolgimento diretto del pubblico negli eventi in una sorta di happening costante. Ciò determinerà delle scelte precise, prima fra tutte quella di coinvolgere artisti, me compreso, che siano disposti a scendere dal palco/altare sul quale si sono adagiati fino ad oggi per rimettersi in discussione, partendo da un livello più basso. Personalmente sono per l'abbattimento definitivo del palco come struttura ideale prima ancora che come rialzo fisico dal suolo. In questo modo e solo in questo modo si potrà ridare respiro all'arte, ossigenando attraverso di essa gli spazi che la gente abita e vive quotidianamente. Non mi sembra un'impresa impossibile.

- La matafora fra arte e ossigeno è forte: nella frase di ispirazione del progetto sostieni che l'arte non si può sostituire all'ossigeno. Siamo destinati a respirare male. Qual'è il "sistema" che immagini e come agiscono le ossigenazioni in questo senso?

Senza farmi delle false illusioni mi sono spesso interrogato sulla funzione dell'arte nella contemporaneità e sono arrivato alla conclusione che non esiste una linea unica di interpretazione, però esistono delle evidenze che il contesto storico ci indica e che non possiamo ignorare. L'arte è stata ridotta ad un bene di consumo e di profitto, qualcosa che concorre alla crescita del PIL di ogni paese industrializzato. Questa totale mancanza di rispetto verso di essa ha indotto le persone ad escluderla automaticamente dalla propria vita, a non vederne più i benefici, a trattarla come trastullo generico, un passatempo da supermercato. Una società incapace di riconoscere in essa, e nella cultura in generale per estensione, il segno tangibile della crescita intellettuale e spirituale della collettività, mi fa pensare ad un luogo dove l'arroganza, la prevaricazione e soprattutto la manipolazione delle masse sono condizioni normali. Forse non tutti se ne accorgono ma stiamo vivendo uno dei periodi più contraddittori della nostra storia, ciò che viene dato come oggetto di conquista della libertà individuale in realtà nasconde forme sofisticatissime di controllo delle coscienze e delle esistenze. Ecco, l'arte può aiutare anche a smascherare questi tranelli e stimolare le persone a vivere in maniera più armonica con se stessi e con gli altri poiché induce all'approfondimento e all'analisi critica attraverso la metafora dell'espressione. Però c'è da ricostruire uno scenario che è stato distrutto, ossidato, de-ossigenato dal sistema industriale e non lo si può fare sulla falsa riga di quello che avevamo. Bisogna sforzarsi di immaginarlo futuribile e compatibile con quello che sarà non con quello che è stato. Internet e le nuove tecnologie ci possono aiutare in questo senso perché mirano a servire tutti indistintamente. Voglio dire: oggi un computer e l'acceso al web può averlo chiunque, ci sono aree nel mondo ancora scoperte, è vero, ma a quanto pare non passerà molto tempo affinché tutta la popolazione mondiale possa sfruttare alla pari queste risorse. Quanto al sistema di cui mi chiedi posso dire che le "ossigenazioni", cioè le azioni di Ossigeno, sono interventi che mirano proprio a ri-ossigenare la città attraverso operazioni artistiche a cui i cittadini, se lo vogliono, sono invitati a partecipare, non da spettatori ma da protagonisti, costruttori dell'evento. Si tratta principalmente di invertire un procedimento standardizzato: portare l'arte alla gente anziché la gente all'arte, fargliela respirare con la stessa naturalezza con la quale ormai respira i gas di scarico delle auto. In questa dimensione i due termini del confronto, cioè l'artista e lo spettatore, si pongono sullo stesso piano di azione e l'opera che ne deriva è il risultato della loro interazione non dell'azione unilaterale del primo sul secondo. Il gesto, l'evento unico non industrializzabile, torna così ad essere un valore, una opportunità. Ci vorrà del tempo perché ciò si realizzi, prima bisogna sradicare un modo di pensare che ci portiamo dietro da centinaia di anni e nel frattempo impiantare il nuovo nelle giovani generazioni. E Ossigeno è un progetto che punta molto sull'interazione con gli studenti, specialmente con quelli che frequentano le scuole primarie dove puoi trovare ancora spazi da riempire.

- Nel testo di presentazioni parli di un ritorno alla dimensione laboratoriale propria del feudalesimo e sembri concepire la crisi dei vecchi modelli di distribuzione come una possibilità: cosa ti senti di consigliare ad un giovane artista che inizia la sua carriera oggi?

Non sono la persona più indicata per dare consigli ma se uno dei miei figli mi chiedesse una cosa del genere gli suggerirei di guardare ad internet con fiducia come ad una piattaforma reale dove poter sviluppare e comunicare la propria creatività e la propria arte, ma anche di imparare a manipolare il mezzo a proprio vantaggio, vantaggio non inteso necessariamente come qualcosa di monetario e speculativo. Gli consiglierei altresì di prendere coscienza che avere uno studio di produzione discografica, cinematografica o fotografica che sia, in forma virtuale all'interno del proprio computer, significa anche imparare a controllare da soli più processi creativi quindi imparare a fare molte cose diverse e di conseguenza assumersi tante responsabilità tutte insieme. Questo è un aspetto che nessuno mette così in evidenza perché crede che la tecnologia sia semplicisticamente una scorciatoia per ottenere determinati risultati. Di fatto la tecnologia ci complica la vita. Quando parlo di ritorno al medioevo intendo due cose: da una parte quello che ho appena detto, cioè il fatto che le nuove tecnologie ci costringono/consentono di controllare tutto il processo creativo, dall'altra che per affrontare il futuro bisognerà forse ritornare a forme di collaborazione estesa tra artisti, sostenere processi di collettivizzazione dell'arte. Un pò come accadeva nelle società medievali quando la costruzione di una cattedrale, prima che impegno di lavoro e fonte di guadagno, era l'espressione di una comunità che si apprestava a trasmettere un valore alle generazioni successive. Le tecnologie digitali facilitano il controllo individuale di più aspetti di un processo creativo ma eliminano anche il valore dell'oggetto, semplicemente perché l'oggetto non c'è più, è un insieme di codici che possono essere trasmessi ovunque tramite la rete; per un'opera ciò comporta l'annullamento del suo valore economico a favore però di quello espressivo, in linea di principio ovviamente. Guadagnare con l'arte sarà molto più difficile e di questo se ne deve prendere atto, ma sarà anche molto più facile convertirla in eventi unici senza l'intermediazione di nessuno. Se ci saranno poche risorse economiche per produrre un film o un album di musica, o qualunque altra opera creativa, si useranno tecnologie accessibili a tutti evitando investiementi stratosferici e si ricorrerà alla collaborazione orizzontale tra diversi artisti, al sostegno comune. Avere meno soldi non significa per forza accettare risultati minori come è vero il contrario.

- Iniziative in programma per il prossimo futuro di Ossigeno

Ci sono già delle "ossigenazioni" in via di definizione che saranno rese note nel tempo attraverso il sito. La prima già in atto si chiama FACE\OFF. Abbiamo preso la fotografia di un volto e gli abbiamo tolto i caratteri somatici invitando chiunque a ricostruirla a modo proprio. Non ci sono limitazioni, i partecipanti possono farle di tutto. Le "metamorfosi", le FACE\OFF che arriveranno, verranno organizzate in un una mostra on line poi stampate ed esposte nella città di Osimo e in quelle che ne faranno richiesta. Ecco un modo economico, pacifico e originale di contrastare tutti quei luoghi comuni che vogliono il viso come elemento unico di affermazione individuale. Pensa un pò se si potesse riservare un trattamento simile ai volti noti della tv ogni volta che devono andare in onda: chi osannerebbe più facce ogni volta diverse?

- Infine una curiosità: la homepage di ossigenazioni ha una foto in bianco e nero molto bella, quasi inquitante: chi è il soggetto e come lo hai scelto. Per un momento ho pensato che fossi tu ma forse mi sbaglio...

Si ti sbagli, è una foto presa da un portale di fotografia (www.sxc.hu) dove utenti da tutto il mondo mettono gratuitamente a disposizione i loro scatti. Oggi è una vastissima banca di immagini alcune delle quali davvero molto belle. Quella a cui ti riferisci mi è piaciuta particolarmente e ho deciso di usarla per la home. Però non so quanto resterà li sotto perché il sito è studiato per cambiare dinamicamente immagine nel tempo.

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