Node Fest 2010, intervistando Trauma Studio

node fest

Vi presento oggi l'intervista che ho realizzato insieme a Trauma Studio, il collettivo artistico promotore del Node Fest: vi ricordate il festival di arti digitali intinerante che ques'anno fa tappa a Parigi, Istambul e Roma?

Eccolo qua, che ci racconta come questa esperienza, completamente autoprodotta, pensa e si muove: un resoconto vivace, un arte che sceglie di confrontarsi con la realtà e il territorio. Che vive e si produce attraverso network di persone (riflettendo sulla necessità di superare la dimensione di cooperazione virtuale) che promuove collaborazioni per creare spazi e opportunità. Un arte fatta da giovani che ci raccontano di conflitti vissuti sulla propria pelle, cercando autonomia e indipendenza di azione ed espressione (artistica, culturale, politica). E sono molto felice di pubblicare questa intervista, ringaziando Trauma Studio per gli spunti che mi hanno offerto.

La prima tappa parigina del festival si è conclusa, ospitata da "La Petite Rockette": le foto che vedete nella gallery sono una piccola anteprima del materiale che immagino fra poco sarà tutto online. Intanto ne approfitto per ricordarvi le date: 2 e 3 aprile a Istambul; 16 e 17 aprile a Roma. A roma, sicuramente li andrò a trovare: aspettatevi un reportage.

Node Fest 2010, Parigi




- Node Fest e Trauma studio: brevi presentazioni con i lettori di ArtsBlog

Il TRAUMA STUDIO è un progetto collettivo che opera nel campo delle arti elettroniche e digitali, spaziando dalla produzione/distribuzione di audiovisivi alle più recenti espressioni delle arti visive, dalle evoluzioni delle arti performative fino alla produzione musicale di studio. E' uno spazio-laboratorio dedicato ad artisti, tecnici e curiosi, dove incontrarsi, condividere saperi, sviluppare progetti e trovare/inventare gli strumenti necessari per realizzarli. Il NODE FEST è il principale prodotto/esperimento del Trauma Studio: esposizioni e proiezioni, dj-sets e live-sets, performances e installazioni multimediali, in una grande vetrina collettiva dedicata all'avanguardia elettronica, alle produzioni digitali "dal basso" e alle più contaminate e trasversali forme di espressione artistica.


- Parigi, Istambul, Roma: dopo due edizioni italiane, tre capitali e vi spingete addirittura fuori dall'Europa. Cosa vi ha spinto a fare questa scelta?

L'esigenza di metterci in discussione, di non "accomodarci" e di guardare sempre "oltre la siepe" ci hanno fatto scegliere di non ripetere le esperienze - peraltro stupende - già avute con le due edizioni italiane. Dopo due anni in giro per l'Italia ci sentivamo pronti per portare all'estero gli artisti italiani da noi intercettati, per creare confronto e scambio con i loro colleghi stranieri. Il fatto che ciò si stia concretizzando e che dall'estero ci siano arrivate tante adesioni ci conferma di essere sulla strada giusta! E' incredibile quante persone e quanti artisti ancora mai incontrati "di persona" si siano lasciati coinvolgere e si siano da subito inseriti come parte del gruppo che organizza il festival, nonostante le distanze. C'è chi ci propone opere/progetti, chi fa i sopralluoghi, chi mette in gioco le proprie capacità o attrezzature, chi ci aiuta con la logistica... poi una volta a Parigi e ad Istanbul li incontreremo di persona e diremo "Ah... sei tu quello lì?" e dopo essere stati collaboratori al buio per mesi saremo da subito soci/amici. E' entusiasmante... e funziona!


- In quali location si svolgerà il festival e cosa vi aspettate da queste città? Trovo la scelta di Istambul particolarmente affascinante: come ci siete arrivati?

Come festival, in Italia siamo sempre stati ospitati in occupazioni e centri sociali. E, come individui, quello è il nostro habitat e il nostro background. Sono spazi stimolanti dove si incontrano artisti e nascono sodalizi e progetti come il nostro. Sono le fucine dove prende forma l'avanguardia artistica e i luoghi dove parole come "autoproduzione" acquistano davvero un senso. Certo, all'estero non troveremo sempre spazi occupati, squats dove essere ospitati e dove incontrare in un "porto franco" altri artisti, esploratori, pirati e sognatori. Ad Istanbul, per esempio, saremo ospitati nel club più caldo, underground e chiacchierato della città, ma - nonostante ciò - collaboreremo con alcuni VJs che organizzano in Turchia un festival annuale di video-performing e con i musicisti di un'etichetta indipendente che esce in digitale e sta spopolando in Europa. E quest'anno Istanbul è anche Capitale della Cultura e, nei giorni in cui il Node Fest sarà attivo, ci saranno anche altri importanti festival di cinema, musica, ecc. Insomma è una città dove c'è molto fermento! A Parigi, invece, saremo in un centralissimo squat, già noto ai parigini per la ricchissima proposta culturale: ricordiamo a tutti che in Francia governo e municipi sostengono gli squats che dimostrano di avere rilevanza per il territorio o una valida proposta culturale e stimolanti progetti artistici. Se non sono le istituzioni a farsi "mecenati" degli artisti promettenti e squattrinati (almeno fornendogli spazi di espressione, laboratori, palchi, sale prove, camere oscure, ecc), da dove ci aspettiamo che escano gli artisti affermati di domani?! Da noiose scuole di cinema, grafica e musica che accettano 10 o 20 allievi e hanno rette destinate solo ai rampolli delle famiglie benestanti? Beh, in Francia il metodo e l'approccio che hanno funziona: noi saremo ospitati da uno spazio sociale che appartiene alla rete "Intersquat" che organizza a Parigi una volta all'anno 10 giorni di festival dislocato tra oltre 20 occupazioni/ateliers che aprono i battenti al pubblico per mostre, spettacoli teatrali, concerti, readings, performances e molto altro.

Comunque abbiamo capito che eravamo sulla strada giusta quando abbiamo realizzato - di punto in bianco - che avevamo in cartellone la "Ville Lumiére", la "Porta d'Oriente" e la "Città Eterna"... manco a farlo apposta!


- Tre capitali fra il 20 e il 17 aprile, una logistica complessa: vi sentite pronti? Come vi muoverete? C'è un nucleo operativo fisso, ma immagino che parte del lavoro sia svolto grazie al coinvolgimento delle realtà locali ospitanti: mi sembra che nel Node Fest un aspetto centrale sia proprio la capacità di sviluppare un network, o sbaglio?

Nell'era dei social network "virtuali", noi cerchiamo di creare connessioni reali tra le persone e gli artisti. Troppo facile avere liste di 50 amici solo per aver cliccato su un link. Noi costruiamo cose, eventi e progetti. Il virtuale è un ottimo strumento di lavoro che permette di ampliare la rete possibile e di gestire il festival a livello logistico tra tutti i collaboratori differentemente dislocati, quindi sì... siamo un network e di sicuro la rete ci aiuta a sentire che tutto questo può succedere, però non perdiamo tempo e occasioni nel restare "virtuali". Siamo veri e solidi! Per riuscire a realizzare un evento come questo ci si confronta, ci si sporca le mani, si deve litigare, fare tardi la sera, condividere il bello e il brutto, emozionarsi insieme, imparare a sbagliare e ad assumersi delle responsabilità. Poi certo, non abbiamo né il libro delle istruzioni né qualcuno che l'ha fatto prima di noi a mostrarci la strada... ma è questo il bello ed è questo che rende tutto una bellissima avventura. Faticosa, ma appagante.

Poco tempo fa il nostro tipografo ci diceva "Quest'anno all'estero, anziché in Italia? Ma come fate?" e noi gli abbiamo potuto solo rispondere “Con tanta fatica e tanto coraggio!". Ha capito e ci ha sorriso.

- Le parole chiave di Trauma Studio sono p2p, open source, copy-left: vi posizionate esplicitamente in contrapposizione al diritto d'autore come produttori di arte e cultura collaborativa dal basso. Lo stesso Node Fest è interamente autoprodotto: ritenete che questi modelli siano sostenibili?

Che siano sostenibili, assolutamente sì. Il diritto d'autore poi è una presa in giro, un controsenso, una buffonata che ruba energie agli artisti senza neanche tutelarli davvero. Ma è una vergogna ancora peggiore che in Italia un festival spontaneo e apprezzato debba faticare a restare in piedi, anche perché lo Stato taglia i fondi destinati ad arte e cultura, come racconta il documentario "Fascist Baby" che presenteremo quest'anno in prima mondiale a Parigi, oppure mette in discussione l'istruzione e l'università, come raccontavano nel Node Fest 2009 il libro e la performance presentati sull'Onda Anomala. Un artista che invece ospitiamo quest'anno ci rende partecipi in prima mondiale di un documentario che racconta le elezioni del 2009 in Iran. Un lavoro complesso e ambizioso non solo per le difficoltà affrontate nel realizzare le riprese, ma anche per quelle incontrate nel portarle fino in Italia. Noi facciamo del nostro meglio, ma il sistema in cui viviamo vuole creare soltanto un popolo di consumatori lobotomizzati e il primo passo è renderci tutti ignoranti e teledipendenti. Non scordiamoci che sotto ogni regime tra i primi ad essere messi a tacere ci sono gli artisti perché fanno riflettere la gente sul mondo che li circonda. I nostri Consolati all'estero spesso evitano di concedere il visto di ingresso ad artisti che potrebbero essere "scomodi". Artisti invitati a da promoters e festivals italiani! Mi viene l'esempio di una band russa che avrebbe portato in Italia materiali video e mostre sul dilagante fenomeno dei movimenti neo-nazisti in Russia. Il consolato italiano gli ha negato il visto di ingresso per venire un weekend nel nostro paese per un concerto. Oppure il caso di un artista turco che doveva venire solo per 2 giorni per realizzare una perfomance: il Consolato italiano gli ha negato il visto dopo settimane di attesa, all'ultimo minuto, col biglietto aereo già acquistato e il suo nome in cartellone. E' ironico che il giorno dopo lo stesso Consolato abbia concesso il visto ad un conoscente dell'artista che veniva in Italia per 10 giorni di vacanza. Apriamo gli occhi! Di solito insieme agli artisti vengono messi a tacere anche i giornalisti. Ma noi in Italia sappiamo già come stiamo messi col giornalismo e il diritto di cronaca, quindi il regime che subiamo è già a metà dell'opera.


- Francamente ho spesso la sensazione che eventi come il vostro svolgano una funzione essenzialmente "pubblica" (di accesso e di produzione culturale) pur senza beneficiare di finanziamenti nè pubblici nè privati: quali sono i vantaggi e gli svantaggi di una scelta radicale come la vostra
?

E' una scelta quando c'è una vera alternativa. Noi ci autoproduciamo e ci autofinanziamo per restare indipendenti, senza padroni e senza compromessi. Il rischio, altrimenti, è di diventare il Sanremo della cultura elettronica o uno di quegli eventi cittadini patrocinati, essendo costretti a logiche clientelari: hai presente quando ad un certo punto l'assessore di turno ti chiede di esporre i lavoro della nipote? Cose del genre che purtroppo esistono e con cui tristemente si fanno i conti. E' l'Italia che vorrebbero tramandarci (forse già dai tempi della caduta dell'Impero Romano) introflessa, decadente e viziosa! Ma noi abbiamo in mente un mondo diverso e anche grazie al Node Fest cerchiamo di mostrare un'alternativa più bella, più libera, più viva.

- Qual'è la chiave del successo del nodefest? Valutazioni dopo 3 anni di attività.

Questo dovreste chiederlo al pubblico. Noi abbiamo cominciato a fare la "nostra cosa", con un occhio a ciò di cui sentivamo la mancanza in primis noi e tenendo come principi e valori quelli che sentivamo comuni. Se riceviamo consensi e adesioni, vorrà dire che abbiamo intrapreso la direzione giusta. Ma nessuno parte per un'avventura già con la consapevolezza del risultato. Forse sarebbe più interessante chiedere a chi ci segue e ci apprezza cosa trova di buono in ciò che facciamo... e gli potremmo chiedergli pure se vogliono darci una mano!


- Infine gli artisti e la proposta culturale: Node fest è un festival dedicato alle arti elettroniche e digitali. Cosa proporrete ques'anno al vostro pubblico?

Come ogni anno il focus è sulle arti elettroniche e digitali. Invitiamo il pubblico italiano a non perdersi la tappa romana del festival (quest'anno unica tappa italiana...) dove potranno apprezzare artisti italiani, francesi, turchi, spagnoli, sloveni, inglesi, thailandesi e tedeschi. Il primo giorno, venerdì 16 Aprile, abbiamo scelto di lasciare l'ingresso libero per permettere a chiunque di venire a visitarsi le mostre, ad interagire con le installazioni e ad assistere agli spettacoli e alle proiezioni, mentre sabato 17 Aprile concluderemo la kermesse del festival con due main-stage e con alcuni tra i migliori producers e DJs europei con una rosa di live-sets musicali da non perdersi. Ed entrambi i giorni avremo diverse prime di documentari, spettacoli di ogni genere, opere multimediali, tavole rotonde e workshops, video-performances e VJsets, oltre a molte sorprese e allestimenti.

Insomma vi aspettiamo per intrattenervi e per avere l'occasione di conoscerci nel corso di questa edizione e magari costruire insieme la prossima!

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