
Aris, street artist toscano che lavora tra l’Italia e la Germania, presenta Altair: Immagini dal pianeta proibito, una personale presso lo Spazio Avia Pervia di Modena. La mostra, il cui nome trae ispirazione dal cult-movie fantascientico Il Pianeta proibito del 1956, inaugura domani sabato 20 marzo alle 19:00. Altair (α Aquilae) è una stella nana di magnitudine 0,77 che si trova ad una distanza di 17 anni luce. Altair IV è anche il nome completo del Pianeta proibito, che rappresenta lo scenario immaginifico che Aris mette in piedi. Un universo personale, popolato di esseri lievi ed evanescenti, grumi di senso e di vita, da cui spuntano creature fantastiche e stati d’animo che si schiudono.
Un mondo oscuro, silenzioso, evanescente dove non si riconosce perfettamente il confine delle forme. Esseri che nascono da altri esseri, ibridi e mutanti, misteriosi ma al contempo affascinanti. A un certo punto la tranquillità, la consapevolezza dell’imperturbabilità delle sorti dell’universo, hanno la meglio sulla paura. Ogni nuova mostra di Aris è una sorpresa, così come i suoi pezzi che si vedono a giro per le strade di Berlino. Da lontano sembrano macchie di colore, dove spesso è il bianco a fare da padrone. Da vicino emergono dettagli, punti di fuga, diversi livelli di senso.
La sua è una pittura non invasiva, con il pennello fa un uso magistrale del pieno e del vuoto, serve a spargere un velo di magia sopra i suoi personaggi, eterei, sfuggenti e mai presenti. Sono però le stesse figure capaci di dirci qualcosa sui loro sogni, sulle musiche che passano per la loro testa, sui luoghi che hanno visto e le forme di vita che hanno incontrato, rappresentate nella presenza/assenza dei loro occhi. Tutto rimanda a un tempo separato, alla potenza dello spirito vitale primigenio, a ciò che è stato e sarà sempre invisibile e per questo merita la nostra attenzione.
Del resto, come diceva l’antropologo James G. Frazer nel 1890: “…quale sarà il colore della trama di cui i fati stanno ora intrecciandi i fili sul telaio del tempo? Bianca o rossa? Noi l’ignoriamo. Una pallida e vacillante luce illumina le parti già ordite, il resto si nasconde nella nebbia, nell’ombra, nel buio”.
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