“Packaging’s Life” from Silvio Giordano on Vimeo.
Silvio Giordano è l’autore del video del post, Packaging’s Life. Ieri mi ha mandato il link e mi ha chiesto un giudizio, un’opinione a riguardo. Come risposta pubblico il post, perché mi è piaciuto. Per due ragioni. Sul piano immediato, mi ha colpito il ritmo, il movimento e anche il rumore di sottofondo della plastica accartocciata. Una volta passato l’effetto sensoriale, ho pensato che viviamo proprio in un mondo di contenitori, alcuni dei quali belli, alcuni dei quali utili, ma nella maggior parte dei casi pesanti da smaltire. Per quanto uno cerchi di sbarazzarsene, pensando che accartocciandoli se ne vadano, questi ritornano, riprendendo il loro stato naturale. E quando nel video, come in una sequenza di fuochi d’artificio, si rigonfiano, mi sono venuti in mente tutti quegli animali marini che fatalmente ingeriscono sacchetti di plastica.
A parte il fatto che il video ha vinto il premio Celeste 2009 non so altro, e non ho voluto sapere di più dall’autore volutamente. Ho voluto provare, per una volta, a non cercare maggiori dettagli ed affidarmi invece alle sensazioni. Anche per vedere se l’effetto che uno percepisce, che il pubblico in generale percepisce, è quello pensato, sperato dall’artista, o se invece non è assolutamente così.
Giordano mi saprà dire.
silviogiordano
12 mag 2010 - 12:32 - #1Il Giordano ringrazia ed è ben lieto di partecipare a questo trasparente e costruttivo rapporto arte/critica in un blog pubblico. Direi che l’opera non appartiene più a me, ma a chi sente di aggiungerci un proprio concetto. Margherita, sono d’accordo con parole come “contenitori.. pesanti da smaltire. Per quanto uno cerchi di sbarazzarsene, pensando che accartocciandoli se ne vadano, questi ritornano, riprendendo il loro stato naturale”.
Anche quando parli di animali marini penso a tutte quelle tartarughe che confondono le meduse (il loro cibo) per buste di plastica e che muoiono per il blocco dell’apparato digerente.
Condivido pienamente la tua lettura ed il tuo messaggio di riconversione ecologica, …da parte mia vorrei ulteriormente amplificare il nostro dialogo aggiungendo un altro concetto sulla plastica come simbolo della morte e dell’immortalità umana.
L’essere umano contemporaneo, come nelle buste di plastica del video, non accetta l’idea di Morte, fa di tutto per vincerla e di conseguenza vincere il suo simile. L’uomo ritocca le rughe del volto non per insicurezza estetica ma per rigettare l’idea di vecchiaia che è un Memento mori. Per rallentare il processo di naturale decadimento, impiega la plastica per imbottire labbra e seno, altri pagano migliaia di euro per andare in crio-genesi per tendere all’immortalità. Si vuol smogliare a DIO. Questo è riscontrabile non solo nelle trasformazioni corporee ma anche nell’impiego di armi. Ad esempio, Il paese che non ha ancora un’arma nucleare è socialmente e fisicamente inferiore a chi la ha . Le armi di Distruzione di massa rendono un paese onnipotente e immortale perché può decidere della vita degli altri. Questo pensiero lo trovo noioso ed egocentrico. Se non morissimo non ci sarebbe spazio per altra vita, se le teorie degli anziani non morissero con essa, non ci sarebbe spazio per i giovani e i nuovi pensieri. Il sole che ci tiene in vita la terra è nato 5 miliardi anni e si prevede che tra 5 miliardi anni morirà. Credo che dovremmo accettarci come esseri fisicamente limitati nel tempo, forse qualcosa cambierebbe.
A presto su Arts Blog.
Silvio Giordano
margherita
12 mag 2010 - 19:29 - #2La seconda lettura mi era sfuggita, che dimostra come, dopo una percezione personale sia necessario leggere le motivazioni dell’artista, per vedere le ulteriori sfumature (che se anche così non si vedono, vuol dire che c’è qualcosa che non va in chi guarda o in chi crea….!).
Come la plastica, le rughe tornano, interessante, e per quanto botulino ci si metta dentro il tempo non si ferma. E siamo arrivati a delle conseguenze pesanti, che credo cambieranno il senso estetico (ma spero di sbagliarmi). Ma come nota finale, aggiungo anche che, per quanto l’essere umano abbia perso l’istinto di accettare il naturale decadimento delle cose, è anche difficile e triste mettersi da parte. Credo che l’uomo non abbia mai accettato la sua mortalità, se no non si spiegherebbero le religioni e le promesse di una vita eterna dopo la morte.
silviogiordano
12 mag 2010 - 20:56 - #3L’esperimento è riuscito. La tua prima lettura è la mia. Tutto ciò che riguarda la seconda parte, quella dell’immortalità è un di più, è una riflessione che non troverai come note del video. Ho colto l’opportunità di far scaturire, così come è avvenuto, nuovi riflessioni e nuovi scambi di idee in uno spazio libero e intelligente come questo.
Grazie Margherita.
Con Stima.
Silvio Giordano.