Mappe analogiche e digitali alla Festa dell'Architettura. Le istallazioni Geografie ExtraVaganti e Atlante di Roma

Il mio resoconto sulla Festa dell'Architettura si conclude con un focus su due installazioni che hanno animato lo spazio della Pelanda: Geografie ExtraVaganti e Atlante di Roma. Di questi due progetti, apparentemente così diversi nella forma, sorprendono le analogie. Provo a raccontarveli in breve.

"Geografie ExtraVaganti. Luoghi e percorsi della migrazione" è una mostra-progetto che nasce dalla collaborazione fra la scuola di italiano Asinita Onlus e lo studio Albori. I proptagonisti reali sono però i circa 70 studenti della scuola, con le loro storie di migrazione e immigrazione, i percorsi, i luoghi e le storie che compongono i loro viaggi. Un percorso laboratoriale, iniziato a febbraio scorso presso, ha portato il gruppo a realizzare una serie di modelli plastici, realizzati con materiali di riciclo (plastica, cartone, tappi di bottiglie, pietre, sassi), a rappresentare i luoghi di partenza e di arrivo, accompagnati da micro-narrazioni delicate e toccanti. Il risultato è una geografia intima, frutto del vissuto personale di queste persone, dove scopriamo campi da calcio, questure, prigioni, ma anche bar, scuole, la fonte di un fiume, una capanna di fieno e argilla. I lavori (francamente bellissimi nella loro semplicità: mi ci sono persa dentro piacevolmente per molto tempo) sono stati posizionati su cassette di legno a mo' di piedistallo: dei fili colorati univano l'origine della storia, il punto di partenza e il punto d'arrivo di ogni migrante, dando vita ad un ipertesto analogico: seguendo il filo intrecciato agli altri si scopriva il percorso, ricompomendo uno stralcio di storia.

Tale struttura è il legame principale con l'istallazione interattiva "Atlante di Roma", così difforme nell'estetica e nel medium utilizzato: eppure i fue lavori sono perfettamente sovrapponibili.

Geografie ExtraVaganti






Progettato e realizzato da FakePress e Art is Open Source a cura dell'arch. Paolo Valente, l'"Atlante di Roma" concretizzava nello spazio della pelanda una nuova geografia fatta di relazioni e punti di vista, a sostituire l'idea cartesiana di mappa ancorata al territorio con il più contemporaneo concetto di "scape": un teritorio emergente, distribuito, continuamente ridefinito dai soggetti che lo popolano. L'installazione consisteva in una proiezione interattiva di circa 35mt x 3,5 in cui quattro infovisualizzazioni generative permettevano particolari rappresentazioni dei dati. Il tema di ispirazione è stato "l'immaginazione degli architetti e la città reale" raccogliendo progetti, luoghi, musei, istituti di cultura, eventi, editoria specializzata, atenei, portali di informazione e blogger afferenti al territorio romano e all'architettura, raccolti e visualizzabili a loro volta su una piattaforma web. Quattro schermi multi-touch consentivano al pubblico di navigare la grande proiezione sul muro, diventando i terminali (mause + tastiera). 8 i server connessi in real time che, grazie ad un software appositamente sviluppato per l'installazione, interagivano fra loro diventando un immenso schermo proiettato e utilizzabile per segmenti dal pubblico attraverso le postazioni touch.

Atlante di Roma - Pelanda





Descrivo infine sotto, traendo diretamente dal testo, le quattro affascinanti infovisualizzazioni (Linearity, NeoMap, Bridges, TimeScape), al contempo organiche e astratte, decisamente suggestive nel loro scorrere interrotto da un breve flash visivo e musicale di noise e accompagnato da sottofondi sonori (anch'essi generativi):

"In Linearity le visioni prendono le sembianze di meccanismi che traggono il proprio principio di vita dall’interazione tra soggetto e tematiche. Le sfere rappresentano le visioni e, procedendo, sono costantemente alimentate dai temi cui sono collegate. Neo Map esplora il territorio non attraverso le sue caratteristiche geofisiche o toponomastiche, ma descrivendolo attraverso le progettualità, le azioni, la vita che vi esistono. Nella visualizzazione i cerchi rappresentano le visioni, dislocate secondo le reciproche posizioni geografiche e connesse per tematiche, descrivendo così un nuovo sguardo sul territorio. Bridges saggia il dominio delle interconnessioni. Le visioni orbitano attorno alle tematiche di riferimento, in una processione ciclica. Dinamicamente, visioni e tematiche mostrano ponti e collegamenti, a seconda dei temi e delle interazioni che le accomunano. TimeScape trasforma lo scorrere del tempo in un paesaggio. Le visioni sono rappresentate secondo la loro dimensione temporale, occupando uno spazio proporzionale alla loro durata e successione. Viene mostrata e resa interagibile la geografia definita posizionando visioni e tematiche lungo gli assi del tempo e della correlazione."

Infovisualizzazioni generative Atlante di Roma



Se riflettete solo un secondo, vi renderete conto che Geografie ExtraVaganti è quasi una versione analogica del complesso sistema digitale sviluppato nell'Atlante (e viceversa): la stessa idea dei colori associati ai percorsi (i fili) la si ritrova nelle tag e nelle categorie (associate infatti a colori) che diventano guide tematiche al territorio.

Due installazioni diverse e meravigliosamente comunicanti che hanno senz'altro a contribuito ad alimentare in modo vivo e attraverso l'esperienza diretta questa Festa dell'Architettura.

NB. Si ringrazia lo staff di Index Urbis per le foto Atlante di Roma

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