
Dopo il grande successo della mostra su Chagall, dal 9 ottobre 2010 al 23 gennaio 2011, Palazzo Blu di Pisa si appresta a ospitare Joan Mirò. I miti del Mediterraneo. La mostra, a cura di Claudia Beltramo Ceppi, Teresa Montaner - conservatrice alla Fundació Miró di Barcellona - e Michel Draguet - direttore generale dei Musées Royaux des Beaux Arts, raccoglie 110 opere, tra dipinti, sculture, litografie, disegni e illustrazioni.
Poesia, mito, bellezza dell’indefinibile immaginario estetico dell’artista catalano, intimamente legato alla luce, ai colori e all’identità del suo paesaggio. Un Mirò che, come un poeta, attraversa la realtà e la racconta nei termini del mito. Lumache, serpenti, insetti e uccelli, figure femminili… l’allestimento parte dalla storia di Dafne e Cloe e arriva a quella del Minotauro, per concludersi con il mito di Madre Natura.
Oltre gli esiti prettamente figurativi, lo studio sulla gestualità della pennellata e la vivacità del colore, conducono poi Mirò a imponenti costruzioni simboliche, magari astratte, ma fortemente significative. Emerge l’interiorità dell’artista, anche nel concepire l’esperienza della realtà e trova una sua dinamica compositiva nelle illustrazioni dei libri di poesia, come in Costellations di André Breton.
camunista
15 feb 2011 - 01:53 - #1No, no e no! Mi dispiace presentare un commento negativo, ma se si adottassero, anche per le mostre, i criteri di correttezza ormai legali per qualsiasi forma di promozione pubblicitaria, si eviterebbe al pubblico qualche delusione di troppo. Di Mirò si presentano gli esiti più scontati e tardi; fuori dalle chiacchiere, non c’è traccia (a parte due puntesecche) di quanto Costui ha realmente e seriamente fatto fino agli inoltrati anni ‘50 del novecento. Un marziano riterrebbe che il povero Joan abbia iniziato a dipingere o a pensare, o si sia improvvisamente svegliato intorno ai suoi sessanta anni di vita. Venti anni, non di più, presentati in modo plausibilmente rappresentativo (1960-1980). E Parigi? Ed il Surrealismo? Ed il dadaismo? Una mostra parziale, per nulla supportata filologicamente che, di questo passo, metterà Pisa - appena iniziato ad operare - su una china … peggio che trevigiana. Almeno fosse stata intitolata “Opere della Fundaciò etc…”. Bah. Peggio ancora di Chagall.