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Ceci un'est pas une pipe. Leggere Foucault per capire Magritte

Pubblicato: 13 ago 2010 da penelope.di.pixel

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Molti di voi lo conosceranno e probabilmente lo avranno già letto. Io lo conoscevo ma non l’avevo ancora letto, ma il saggio di Michel Foucault, “Ceci n’est pas une pipe” (Questo non è una pipa), che ho letto in un’edizione SE stappato per la prima volta in edizione italiana nel 1973 e successivamente nel 1988, è illuminante. Inutile dire che ve ne consiglio la lettura, in qualunque luogo-tempo vi troviate, non importa se sotto l’ombrellone o con gli sci ai piedi: io l’ho appena finito.

Ma andiamo a capire lo straordinario di questo saggio. Fino a quando non arriva Foucault, l’opera di René Magritte è stata valutata tutto sommato in modo superficiale: suggestiva, bizzarra, accademica, addiritura semplice. Foucault buca la superficie di quelle immagini, mostrando le implicazioni filosofiche di una delle ricerche artistiche di maggiore rottura del ‘900. Il primo passo è mostrare le analogie con l’opera di Klee e Kandinskij, percepite al tempo come più radicali e innovative. Per arrivare al cuore del problema, laddove il pittore belga arriva a superare il principio cardine della pittura classica: il legame fra verosimiglianza e rappresentazione per cui “dipingere è affermare”. Come “Questo non è una pipa” il segno non è mai la cosa. E l’opera di Magritte è una continua persistente dissoluzione, destrutturazione di questo dogma. Un ribaltamento che per la pittura è una sorta di liberazione dak verosimile e dell’esistenza di una realtà oggettiva che l’arte aspira ad imitare.

Dopo aver letto questo sottile volume ho iniziato a guardare queste opere vedendole come dei veri è propri testi: saggi di filosofia del linguaggio verso i quali l’ate contemporanea (e non solo) ha un debito gigantesco. Il libro contiene inoltre due lettere di Magritte a Foucault scritte fra maggio e giugno 1966, una testimonianza che mi ha riportato il senso -anche umano - dell’incontro di due grandi personalità del secolo scorso. Magritte stava leggendo al tempo l’opera “Le parole e le cose”, restituendo al filosofo il suo punto di vista.

Straordinario e meraviglioso. Completerò infatti questo articolo con due brevi stralci del saggio in cui Foucault compara Klee e Kandinskij al maestro del surrealismo.

[Nella galleria, alcuni dei quadri analizzati nel saggio]

Magritte

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