
Ceci n’est pas une pipe. Dal capitolo VI “Il sordo lavoro delle parole” (pag. 51-52)
“Magritte dà un nome ai suoi quadri (un po’ come la mano anonima che ha disegnato la pipa con l’enunciato “questo non è una pipa”) per tenere a bada la denominazione. E tuttavia, in questo spazio rotto si verificano intrusioni, brusce invasioni distruttive, cadute di immagini tra parole, lampi verbali che solcano i disegni e li mandano in pezzi. Klee costruisce pazientemente uno spazio senza nome nè geometria intrecciando la catena dei segni e la trama delle figure. Magritte, da parte sua, mina segretamente uno spazio che sembra conservare nella disposizione tradizionale, ma che scava con le parole: e la vecchia piramide della prospettiva non è più che un formicaio sul punto di crollare.“.
Ceci n’est pas une pipe. Dal capitolo V “I sette sigilli dell’affermazione” (pag. 63)
“Kandinskij ha dunque congeddato con un gesto sovrano la vecchia equivalenza tra somiglianza e affermazione; ha affrancato la pittura dall’una all’altra. Magritte, da parte sua, procede per dissociazione: rompere i legami tra di esse, stabilire la loro ineguaglianza, fare agire l’una senza l’altra, fare agire l’una senza l’altra, conservare quella che deriva dalla pittura ed escludere quella che è la più vicina al discorso: proseguire il più a lungo possibile la continuazione indefinita del simile, ma alleggerirla di ogni affermazione che tentasse di dire a che cosa somiglia. Pittura del “Medesimo” liberata dal “come se”".
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