
Banksy, Blu, Ericailcane e Sam3, sono molti gli street artist che negli ultimi anni si sono recati nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania per contribuire, con i loro pezzi, a infondere coraggio nella popolazione palestinese, segregata all’interno di recinti murari, senza accesso alle risorse primarie. L’artista di Bristol addirittura ha dichiarato che la West Bank è una “vacanza” imprescindibile per ogni graffitaro.
Ma sono molti anche i ragazzi palestinesi che, stufi di guardare all’orizzonte e di vedere il grigio del cemento, hanno cominciato a realizzare murales. All’inizio l’intento era esclusivamente politico, la rivendicazione della mancanza di diritti e di libertà. Negli ultimi anni, grazie anche all’apparizione di pezzi di street artist forestieri, si è fatto strada un approccio più artistico.
Certo le famose brecce, gli squarci di Banksy hanno in qualche modo fatto scuola. Perché privare persone nate libere del loro orizzonte è un fatto aberrante. Allora la fantasia, l’immaginazione entrano in gioco.
Street art e Graffiti in Palestina




Walter Fano
07 set 2010 - 09:14 - #1Adoro i graffiti, perché sono davvero “arte per tutti”