Alla Tate Modern sono arrivati i 100 milioni di semi di girasole di Ai Weiwei

Sunflower Seeds - Ai Weiwei - Tate Modern (Unilever Series)

E' un mare di semi profondo, quello che Ai Weiwei ha installato alla Tate Modern (Unilever Series 10). Profondo e complesso.

Osservando Sunflower Seeds dal primo piano del museo, si fa fatica a distinguere la pavimentazione dall'opera stessa. Perché la Turbine Hall è tutto un grigio cenere. Scendendo si capisce perché le persone sono chinate o sedute (anche sotterrate, qualcuno ci ha provato) su questa massa grigia. A terra, sono stati distesi 100 milioni di semi di girasole. O meglio. Milioni di manufatti di porcellana realizzati a mano, che riproducono semi di girasole (e anche qui, qualcuno ha testato il prodotto, per verificarne l'origine. Non solo bambini piccoli, ma anche giovani adulti).

A parte la nota di divertimento che coinvolge tutti, come se si fosse in spiaggia, quella che può sembrare un'opera semplice, nasconde molti significati non apparenti.

Innanzitutto il recupero di una città in bancarotta, come quella di Jingdezhen, un tempo nota per la produzione di porcellana destinata alla corte imperiale. L'artista ha commissionato il lavoro a manodopera locale, retribuendola in modo adeguato e impiegandola per due anni. All'inizio molti non riuscivano a capire la ragione di un lavoro che non avesse scopi puramente commerciali. L'artista ha riportato vita, e ora loro sperano in un nuovo progetto.

Sunflower Seeds - Ai Weiwei - Tate Modern (Unilever Series)
Sunflower Seeds - Ai Weiwei - Tate Modern (Unilever Series)
Sunflower Seeds - Ai Weiwei - Tate Modern (Unilever Series)
Sunflower Seeds - Ai Weiwei - Tate Modern (Unilever Series)
Sunflower Seeds - Ai Weiwei - Tate Modern (Unilever Series)

Sunflower Seeds - Ai Weiwei - Tate Modern (Unilever Series)
Sunflower Seeds - Ai Weiwei - Tate Modern (Unilever Series)
Sunflower Seeds - Ai Weiwei - Tate Modern (Unilever Series)
Sunflower Seeds - Ai Weiwei - Tate Modern (Unilever Series)
Sunflower Seeds - Ai Weiwei - Tate Modern (Unilever Series)
Sunflower Seeds - Ai Weiwei - Tate Modern (Unilever Series)

Ai Weiwei invita a riflettere anche sul concetto di Made in China e gioca con il significato di produzione artigianale e globalizzazione. Ogni seme è unico ma livellato da assomigliare alla massa.

Poi il significato ambivalente dell'oggetto in sé, il seme di girasole. Ai tempi della Rivoluzione Culturale, Mao veniva rappresentato in pittura come il sole e quelli che gli ruotavano intorno (i fedeli ma anche la gente comune fedele al partito), come i girasoli. Quelli che non gli ruotavano intorno non erano i girasoli, ma erano costretti a nutrirsi esclusivamente di semi di girasole. Una tortura tanto cattiva, quanto sottilmente raffinata.

Weiwei ama la tradizione e forse ancora di più la cultura digitale, che permette di accerchiare le censure. Crede molto nel valore del blogging e di Twitter. Comunica attraverso la rete e il video, e invita gli spettatori (alla fine della visita alla Tate Modern), a lasciare un proprio video di commento (io non l'ho fatto, ma sarei curiosa di sapere cosa ha detto il ragazzo cinese che stava registrando le sue impressioni).

L'installazione ha aperto al pubblico ieri, ma avevo già letto il giorno prima, le varie critiche (positive) della stampa ufficiale. Quindi vedere i semi, non è stata una sorpresa. Ciò non ha tolto niente all'esperienza sensoriale, perché la ritengo non l'opera più riuscita della Unilever Series (sono tutte belle), ma la più significativa. L'arte deve portare a pensare. E questo lavoro lo fa. Ho letto poi vari commenti "dal basso" che non sono stati invece così positivi. E non capisco come molte persone non riescano a vedere i vari messaggi che l'artista ha voluto lanciare. Ma il fatto stesso che la gente ne discuta, non fa che avvalorare la tesi, che l'arte può cambiare le prospettive. Anche il fatto di "perdere" del tempo nel criticare, porta comunque ad un ragionamento. E quindi l'autore è riuscito nell'impresa. Per me Ai Weiwei è un artista straordinario, in un momento particolarmente fortunato per la cultura cinese. Non può che essere una coincidenza, ma che incredibile coincidenza, la presenza dell'artista qui e il premio nobel per la pace a Liu Xiaobo.

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