Governo Renzi: Dario Franceschini Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

L'ex ministro dei rapporti con il Parlamento del governo Letta è il nuovo Ministro per i Beni Culturali e del Turismo.

Dario Franceschini, ex ministro per i rapporti con il Parlamento del governo Letta, è il nuovo inquilino del Ministero per i Beni Culturali e del Turismo del nuovo Governo Renzi.

Nato a Ferrara nel 1958, Dario Franceschini è un democristiano di vecchio corso: ha infatti militato per la Democrazia Cristiana alcuni anni, prima dello scioglimento dello Scudo Crociato.

In politica attiva dal 1974, nel 1996 entra con il Ppi nell'Ulivo di Romano Prodi; raggiunge Roma nel 1999 quando prima Massimo D’Alema, e poi Giuliano Amato, lo vogliono a Palazzo Chigi come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Solo nel 2001 entra in Parlamento, contribuendo a fondare la Margherita.

Vicesegretario di Veltroni nel PD della prima ora, nel 2009 (ancora sbarbato) ne prende le redini per guidare il nuovo partito attraverso la prima prova delle elezioni europee. Impronta il partito su un approccio fortemente antiberlusconiano e, paradossalmente, molto media-addicted, "scopre" Debora Serracchiani e sfida Bersani (perdendo) alla segreteria (ma divenendo capogruppo alla Camera).

Nel frattempo Dario Franceschini coltiva anche discrete doti di scrittura, pubblicando piccole opere dal tono leggero e fantasioso.

Il 28 aprile del 2013 diventa il Ministro per i Rapporti con il Parlamento nel governo retto da Enrico Letta: si distingue come vero e proprio "uomo tuttofare", anello di congiunzione, assieme a Graziano Delrio, tra esecutivo e legislativo, una vera e propria "cerniera" tra poteri dello Stato in costante conflitto tra loro.

Franceschini è stato, nell'ultimo anno di governo, il vero sarto delle larghe intese, l'uomo che tutti ascoltano e che (quasi) tutti stimano: darsi un'infarinata sul suo programma al Ministero della Giustizia è possibile raccogliendo un po' le varie dichiarazioni, in aula e a mezzo stampa, su tematiche di giustizia.

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Epico, ad esempio, il suo pronunciamento contro il processo breve, nel 2011 in Aula alla Camera: all'epoca c'era il governo Berlusconi. Certo è che accorciare la durata dei processi sarà una bella gatta da pelare per il nuovo ministro, così come la questione sovraffollamento.

Per certi versi, Franceschini non eredita una macchina virtuosa, anzi: sarà arduo compito, come lo è stato per la predecessore Cancellieri, mettere mano a questi temi.


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