Interviewing new media art didactics with Anna de Manincor [Part 7]

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Settimo appuntamento con il nostro ciclo sulla didattica dei nuovi media. Incontriqmo questo lunedì la giovanissima docente Anna De Manincor (classe '72), che decide di rappresentarsi con un'immagine di "Kollaps", performance degli ZimmerFrei realizzata nel 2004 presso il TPO di Bologna (ovvero "nascita e morte del cosmo in 10 minuti per 100 spettatori"). Come sempre una breve biografia del suo percorso artistico e professionale fa da introduzione all'intervista.

Anna De Manincor è artista visiva, regista e performer. Svolge la sua attività artistica, in Italia e all'estero, sia come singola che con il gruppo ZimmerFrei. Dal 1996 si occupa della regia di cortometraggi, videoclip e documentari. Realizza installazioni sonore e video installazioni, nella sua pratica artistica confluisce spesso la sua attività di performer e l'esperienza della danza. Nel 2003 partecipa alla mostra d’Arte Internazionale della Biennale di Venezia, e dal 2004 cura eventi pubblici di arte contemporanea. Dopo ad aver tenuto vari laboratori di realizzazione creativa (regia, video, montaggio, suono, installazioni...) dal 2005 al 2008 ha insegnato “Estetiche delle nuove tecnologie” presso il Cobaslid dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 2006 prosegue la sua attività didattica tenendo il corso di “Tecniche di Regia” alla NABA di Milano.

Buona lettura.

- Da quanti anni insegna nell'ambito delle culture e arti tecnologiche? In questi anni ha visto dei cambiamenti nelle nuove generazioni di studenti?

Da tre anni insegno Estetica delle nuove tecnologie nel corso post-laurea Cobaslid all’Accademia di Belle Arti di Bologna e da due anni Tecniche di regia alla NABA di Milano. In questi tre anni ho incontrato una grande varietà di studenti e non un cambiamento unitario.

- Solo recentemente in Italia si sta assistendo ad un forte interesse verso le tematiche riguardanti le arti tecnologiche. Secondo lei, siamo pronti a competere a livello internazionale da un punto di vista quantitativo e qualitativo dei progetti?

Ne abbiamo le qualità. Non so se ne abbiamo frequenti occasioni.

- Viviamo in un paese ricco di tradizione artistica. Il peso della cultura che ci trasciniamo è un limite per l'innovazione e la ricerca tecnica e artistica, o può essere un punto da sfruttare a favore?

Non è affatto un limite, è una risorsa.

- Le istituzioni deputate all'istruzione e alla ricerca sono all'altezza del proprio ruolo? Sono insufficienti, o addirittura ostacolo per svolgere una buona attività formativa?

L’istruzione media superiore italiana è ancora all’altezza del proprio ruolo, anche se con scarsa omogeneità. La ricerca invece è insufficiente, perché nella grande maggioranza delle istituzioni manca la visione e l’investimento nel futuro. Il morale è bassissimo anche a causa della sfiducia e non-identificazione nelle istituzioni stesse.

- Le istituzioni educative sono spesso accusate di avere problemi di carattere amministrativo e organizzativo (mancanza di fondi, di strutture, eccessi burocratici ecc. ...). Quali sono i problemi che lei riesce a osservare? Secondo lei, il sistema dell'istruzione, è ancora competitivo (e integrato) con le dinamiche culturali e cognitive sempre più veloci e complesse?

Non so rispondere. Non credo che il sistema dell'istruzione debba essere competitivo con le dinamiche culturali. Ne è parte, integrata o meno.

- Quali motivazioni vede nella maggior parte dei suoi alunni? Sono generalmente spinti da intenti di carattere artistico, sociale, espressivo, filosofico, o professionale?

Gli studenti di Naba sono principalmente mossi da un’aspirazione artistica, espressiva o esistenziale. Gli studenti del Cobaslid contano di acquisire più competenza e più possibilità di inserimento professionale (ma molto spesso ne sono delusi).

-In un ambito di insegnamento artistico e/o professionale, è giusto imporre un metodo/visione totalizzante, oppure è preferibile dare una certa libertà intervenendo solo con suggerimenti?

Credo sia importante proporre una visione a cui si aderisce, dichiarandola apertamente e riconoscendola come parziale, in modo da renderla disponibile come strumento di lavoro ma anche rendendo possibile l’emergere di punti di vista differenti ed eventuali contraddizioni.

- Su cosa si basano in particolar modo le sue valutazioni didattiche (esami, prove, ecc. ...)? Nelle conoscenze acquisite, nella capacità di ragionamento, nell'esposizione formale delle competenze, nella sensibilità artistica, o cos'altro?

Lucidità e passione, entusiasmo e organizzazione.

- Quali consigli darebbe a chi vuole iniziare a studiare in ambito artistico/culturale i new media e le nuove tecnologie?

In questa come in tutte le altre discipline: fare almeno un’esperienza di studio o auto-formazione all’estero e non dedicarsi a una cosa sola. Lavorare in gruppo, cercare e creare occasioni di formazione ed espressione anche fuori dalle istituzioni formative.

Scegliere i propri maestri e non diventarne i discepoli.

- Quanto è importante insegnare agli studenti il metodo? Per metodo intendo progettuale, e cognitivo nell'approccio alla teoria. Quale metodologia e/o deontologia professa?

Non ne professo una, ne pratico alcune. Estetica fenomenologica, cultural studies, salti repentini tra sincronicità, diacronicità e ucronia.

Ex-ducere: tirar fuori. Non si tratta di trasmettere il sapere ma di creare le condizioni per fare alcune esperienze insieme e appassionarsi a diventare maestri di se stessi.

- Come struttura generalmente il suo programma didattico? Quali metodi didattici utilizza per le sue lezioni?

Visione e ascolto, analisi, discussione, proposta da parte degli studenti di altri testi/opere/oggetti/esempi. Indagare e inventare strategie comunicative. Allenamento a formulare domande.

Alcune domande classiche della “media education”: What if? What else?

Esercitazioni tecniche (riprese video, set fotografici, registrazioni sonore, scrittura per immagini e altro). Esperienze collettive (scrivere un progetto, pianificare e girare un video, fare un’intervista, inventare un finale o un incipit di un film esistente, scambiare i ruoli, inventare un dispositivo di fruizione). Un progetto individuale di carattere sperimentale e che sia compatibile con i tempi per realizzarlo.

Agli studenti svogliati o apatici propongo un contratto di sfruttamento inverso: non sono io a volere qualcosa da loro ma loro a dover pretendere qualcosa da me. Il nostro tempo (mio e loro) è la cosa più preziosa che abbiamo e che possiamo scambiare. Se si annoiano si devono arrabbiare, se si arrabbiano devono trovare delle domande, se quello che propongo non li interessa devono trovare e portare una contro-proposta (se non adesso almeno domani).

Tutte queste esperienze fanno parte della mia auto-formazione come docente.

- Nel mondo della rete, ma non solo, si sta assistendo alla consacrazione del prosumatore (produttore/consumatore di contenuti). Tutti siamo artisti, tutti partecipiamo all'attività produttiva. Da un punto di vista professionale e/o artistico come si dovrebbe rapportare a ciò uno studente? Quali strumenti gli vengono offerti per distinguersi nel proprio lavoro?

E’ la proposta di cultural e visual studies di stampo anglosassone. Al centro non c’è l’artista o l’autore ma la comunità che si nutre della cultura e nutre la cultura.

Credo che uno studente (e chiunque) non debba pensare a distinguersi dagli altri ma a nutrirsi il più possibile per diventare sempre più consapevole e padrone dei propri strumenti, in modo da acquistare sempre più libertà di azione e duttilità al cambiamento e alla sorpresa di se stessi, nel frattempo coltivando delle zone di silenzio in cui condurre la propria vita di animale singolare e irripetibile.

Ovviamente, all’aumentare della consapevolezza aumentano anche le domande e le complessità, ma le domande che rimangono irrisolte a volte sono proprio le più preziose e produttive (a patto che si facciano sonni profondi e sogni d’oro).

- Le generazioni che sono nate in una cultura fortemente “televisiva” soffrono generalmente di una incapacità critica nei confronti dei contenuti e delle forme che gli vengono proposte. Ha notato anche Lei questo, nei suoi studenti? Il metodo educativo dovrebbe contrastare o adattarsi a questa situazione?

… si autoselezionano. Non praticano una critica di tipo storicista o ideologica, ma adottano altre pratiche, ad esempio la “riscrittura”, “fan fiction”, si appropriano con facilità dei materiali, prima che delle teorie, si interessano agli oggetti di cui possono “farsene qualcosa”, si procurano enormi archivi audio-visivi da cui attingere al momento opportuno, non fanno distinzione (tra popolare exxxx, ispirante, forte, utile, fico…)

- Nei corsi che riguardano le arti tecnologiche approdano studenti che provengono dai percorsi di formazione più disparati. Come si riescono a gestire queste eterogeneità? Quali meccanismi vengono predisposti per fare fronte a lacune tecniche o teoriche?

Non tutte le disparità devono essere uniformate, soprattutto quelle di provenienza da ambiti diversi (tra gli studenti del Cobaslid ci sono architetti e maestri elementari, scultori e decoratori, fotografi e restauratori, artisti e media-attivisti…). A NABA ci sono italiani e stranieri, figli di super-benestanti e borsisti, ragazzi con rigidi obiettivi e altri morbidamente ancora senza… Le frizioni tra tali percorsi sono spesso molto utili.

Se vengono identificate gravi lacune (ad esempio nella proprietà del linguaggio o nella cultura di base -storia, scienze, filosofia...), le stesse lacune vengono riproposte come zone da interrogare, ambiti in cui trovare potenzialità inespresse e sfide reciproche.

Molto spesso sono più utili i compagni che i docenti, e una pratica rivelatasi molto produttiva è quella di instaurare l’abitudine di dichiarare le proprie fonti: “ho letto sulla tale rivista”, “ho scaricato dalla rete”, “su youtube c’è un tutorial che fa fare passo passo tutte le prove di compressione del formato”, “ad Amsterdam ho notato”, “parlando con il tale mi è venuto in mente”, “mi ha detto mio nonno falegname”, “l’altra sera mi è successo”…

- Recentemente la forma di workshop viene molto utilizzata sia in accademie e istituzioni sia in altri contesti, ma non è ancora molto chiaro il vero ruolo e funzionamento. Cosa è e cosa dovrebbe essere secondo lei un workshop? Quali aspetti positivi e quali aspetti negativi offre?

Intendo workshop come bottega di lavoro: si viene leggeri, ci si sporca le mani con la materia e il tempo e si produce un risultato tangibile pensando al “fuori”, alla strada su cui la bottega si affaccia, alle persone che vorremmo entrassero.

Il problema è che il fare ha bisogno di molto più tempo e continuità del “parlare del fare”.

- Quale dovrebbe essere, secondo lei, la funzione artistica nel panorama contemporaneo?

Accipicchia! Provo: assorbire, interpretare e trasfigurare il presente (contenente anche il passato), aspirando alla visione e trasformazione del futuro.

In riferimento all’arte audiovisiva e performativa: proporre esperienze di conoscenza, empatia, contemplazione e sintesi che siano altro dalla parola e la scrittura. Condensati di vita e immaginazione in forma fruibile da terzi.

- La sua esperienza artistica passa trasversalmente in varie forme: danza, regia, e installazioni. Quale atteggiamento insegna hai suoi studenti, nell'approcciarsi a differenti mezzi e a differenti percezioni artistiche?

Spesso le intuizioni vengono nel considerare un ambito dal punto di vista di un altro; le innovazioni sono spesso frutto di trasfusioni, le ispirazioni sorgono dalle differenze, le idee dagli scarti e per scarto.

Ad esempio si può fare la regia di uno spazio percorribile, comporre una coreografia come se fosse un’architettura, montare un video coreografandone il movimento interno, comporre i suoni per evocare immagini, chiudere gli occhi per vedere.

- Nel suo lavoro artistico, lei è passata dal video alla video installazione. Quale è l'importanza del supporto e dell'ambiente che accoglie l'opera nei suoi lavori?

Ogni opera è un dispositivo che crea le sue regole e propone le sue chiavi di accesso. Credo che ogni opera dovrebbe considerarsi un’installazione, di più, l’opera DEVE considerare il supporto, l’ambiente, il contesto, il tempo, i fruitori.

Art is time-based.

* Interviewing new media art didactics è un ciclo a cura di Alessio Chierico.

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