Da Virtual Entity a FlavourCollider, intervista a Eleonora Oreggia (aka xname)


Iniziamo la settimana con una densa intervista a Eleonora Oreggia, aka xname.

Forse qualcuno di voi si ricorda di lei e del lavoro che abbiamo conosciuto circa un anno fa, Virtual Entity. Lo spunto iniziale dell'intervista nasce ancora da lì: a marzo, nel corso della mostra "Remix the World! Reinvent Reality" ospitata dalla Furtherfield Gallery (Londra), Virtual Entity è stata presentata per la prima volta sotto forma di un'installazione, ma sono tante le novità strutturali aportate al progetto, da una web app fino all'ifovisualizzazione delle diverse sostanze che compongono la Ve. Per questo ho chiesto a Eleonora raccontarcele.

Il nostro dialogo online è proseguito toccando due nuovi progetti appena conclusi: "Noise_Objects", frutto di una residenza artistica presso Acess Space (Sheffield) e "FlavourCollider", realizzato in collaborazione con l'artista ed ipnotista ispano-britannico Marcos Lutyens e presentato per la prima volta al Festival Future Everything (Manchester).

Come avete notato, tanta Inghilterra. Eleonora si è infatti trasferita a Londra dove attualmene vive e lavora. L'ultima domanda, quasi inevitabile, riguarda la questa "migrazione" e la possibilità concreta di portare avanti i suoi progetti qui in Italia. La cosidetta "fuga di cervelli" è fenomeno cronico e saldamente radicato in tutto il paese, lo sappiamo: ringrazio Eleonora per avermi risposto preferendo a facili retoriche il racconto della sua esperienza diretta.

Buona lettura.

[Servizio fotografico by Valentina Schivardi]
Eleonora Oreggia: Virtual Entity & Noise_Objects




- Ho pubblicato una tua intervista il 15 febbraio 2010. A distanza di poco piu' di un anno eccoci di nuovo a parlare della tua Ve (Virtual Entity). Il progetto continua e se non sbaglio è la prima volta che lo presenti sotto forma di installazione. Prima di tutto: ci racconti l'installazione?

L'installazione è organizzata in forma di trittico: al centro, proiettata sul pavimento, SOUL, l'applicazione a linea di comando che permette di creare anime di files in rete o in locale. A destra la visualizzazione del database di anime in tempo reale realizzata in Fluxus (live coding software) da Gabor Papp, programmatore e artista Ungherese. A sinistra la prima versione di SOULS, la web application utilizzabile direttamente dal browser, scritta da Antonios Galanopoulos.

Tre immagini accompagnano il lavoro: il poster centrale, di maggiore dimensione rispetto agli altri, rappresenta un testo costruito combinando caratteri presi da una rivista inglese degli anni '50 (objet trouvé) che, ricordando una lettera minatoria in stile Sex Pistols, invita il visitatore a creare l'anima di un file.

A destra la Cosmogonia raffigura una similitudine tra la fisica Aristotelica, che descrive il mondo sublunare come costituito da cerchi concentrici con al centro l'elemento più pesante ed alla periferia quello più leggero, e il mondo digitale, cosicché le sostanze della rete (testo, suono, immagine, video) sono poste in relazione di similitudine e specularità con i quattro elementi fuoco, aria, acqua, terra. Il software e' invece paragonato all'Etere, il quinto elemento, quello leggero, divino ed immutabile, capace di creare, distruggere e ricombinare tutte le altre sostanze.

A sinistra le relazioni tra anima, aura, metadata ed entità sono simboleggiate tramite la rielaborazione di un'immagine che rappresenta i legami chimici di una molecola.
http://virtualentity.org

- Web app e infovisualizzazione: sono altre due novità che hai sperimentato nella mostra. Ce le descrivi?

La Web App utilizza Django, un framework in Python per lo sviluppo di applicazioni web, ed e' la versione 'user-friendly' dell'applicazione a linea di comando.

La visualizzazione raffigura invece un universo parallelo a tre dimensioni in cui sfere di colore e dimensioni diverse rappresentano le anime delle varie sostanze: le sfere bianche sono anime di testo, quelle rosse rappresentano il video, le blu il suono, e quelle lilla le immagini. Le sfere più luminose sono quelle che hanno molti alias, ovvero quelle il cui file esiste in diversi formati (es, .mov, .ogg e .mp4 per il video).

La dimensione delle sfere indica il numero di relazioni genetiche: un'enorme sfera è un po' come un vecchio e grasso nonno dalla progenie numerosa.

Lo spazio trasparente attorno all'anima rappresenta invece l'aura che può anch'essa crescere smisuratamente a seconda di quante annotazioni vi vengono scritte. Infine le relazioni sono rappresentate da linee che congiungono queste sfere: la linea continua e' una relazione semantica, mentre la linea spezzata (o filamentosa) è una relazione genetica, dove dall'ancestor (antenato) il vettore punta verso il discendente.

- Come pensi si svilupperanno nel futuro? Altre novità in cantiere?

L'universo di anime ha la possibilità di crescere ed espandersi proprio come il nostro universo, e vi sono stelle e pianeti e galassie, o, in termini meno poetici, grafi. In questo modo il viaggio nella rete può tornare ad essere una specie di naufragio, e quali saranno allora i 'messaggi nella bottiglia' che vi si potranno leggere e scrivere? Navigando verso un'anima, ed entrando nella sua 'atmosfera', il testo contenuto nell'aura prima, quello nell'anima poi, si dispiegheranno nel cielo.

Inoltre il sistema non e' statico: entità che hanno relazioni tra loro tendono a muoversi una verso l'altra, e ci suono due tipi di movimento che influenzano questo universo, il movimento genetico e quello semantico. Dunque i grafi tendono a raggrupparsi, e la loro disposizione nello spazio potrà forse un giorno, come l'immagine di un rebus composta da puntini, raccontarci una storia che, sebbene di fronte ai nostri occhi, non avevamo ancora visto.

- Subito dopo la mostra hai iniziato una nuova residenza: ce ne parli? Di che si tratta?

A Sheffield, capitale dell'acciaio e della musica elettronica, ho trascorso una residenza di tre settimane ad 'Access Space', un progetto comunitario commistione tra galleria d'arte, hacklab e centro di integrazione sociale.
Il progetto, che connette hacking e street art, noise music ed arte povera, è chiamato "Noise_Objects", e consiste in una serie di sculture fatte di materiale di riciclo e micro componenti elettroniche che gli permettono, quando attivati da pannelli solari, di compiere azioni dalla valenza più semantica che tecnologica, ovviamente a seconda delle condizioni metereologiche. Il progetto elabora il concetto di scarto nella società industriale, teorizzando una presa di coscienza dei rifiuti stessi verso un processo che stimoli l'immaginazione: creando macchine 'inutili' fatte di spazzatura, e dandogli potere enunciativo, ovvero: permettendogli di parlare, gli si da la possibilità di aprire un dialogo con noi umani affinché ci inducano a riflettere sul nostro operato, svelando alcuni dei meccanismi nascosti in questa società.

Le sculture sono complete quando vengono inserite nello spazio pubblico urbano ed iniziano un loro processo di adattamento, un'esistenza per sé o in relazione a piccioni, gatti randagi e passanti distratti.

La maggior parte delle sculture sono scomparse dopo pochi giorni, dunque restano il gusto innocente dell'effimero, la documentazione ed un velo di mistero: che fine hanno fatto i Noise_Objects in public space?

http://noise.hotglue.me

- E adesso?

Al momento sto lavorando a "FlavourCollider", una collaborazione con Marcos Lutyens, artista ed ipnotista ispano-britannico.
Indossando cuffie che detettano gli stati del cervello (i mindwave sets realizzati da Neurowsky), i visitatori dell'Absolute Vodka bar potranno influenzare un'immagine in movimento proiettata su quattro schermi adiacenti. Il software che genera questa animazione video in tempo reale esplora in un iperspazio autonomo determinati modelli matematici alla ricerca di comportamenti emergenti che si possano definire interessanti (life-alike, alife). Questa e' un'elaborazione del modello 'cellular automata' creata da Claude Heiland-Allen, autore appunto di RDEX (reaction-diffusion explorer). Le variazioni dei livelli di attenzione (ovvero di elettricita') nel cervello durante il processo di degustazione delle bevande influenzeranno l'evoluzione di questo mondo parallelo.
Questo progetto è stato esposto per la prima volta a Manchester al Future Everything festival dall'11 al 14 Maggio.

http://futureeverything.org/art/marcos-luytens-absolut-flavourcollider/
http://rdex.goto10.org/

- Ti sei trasferita recentemente a Londra: potresti svolgere il tuo lavoro in Italia? Ce ne sono le condizioni?

In verità non saprei, prima di vivere a Londra ho abitato in Olanda per sette anni e per un breve periodo in Belgio, dunque la mia figura professionale, come artista e ricercatrice, si è formata direttamente al di là delle Alpi. Ho trascorso qualche mese nella mia città d'origine, Milano, nel periodo di transizione tra Olanda ed Inghilterra tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010. Devo ammettere che è stato tanto difficile quanto interessante. Inizialmente non potevo fare a meno di notare mille piccoli dettagli che mi facevano sembrare il paese in piena rovina, dai corpi femminili e vuoti, con sorrisi robotici e denti bianchissimi, spalmati su enormi cartelloni nelle strade, fino a ironiche e quasi iconiche immagini di un verde inesistente alla periferia Nord Ovest della città, dove, ad esempio, un metro quadrato di rifiuti urbani lo scorso anno sfoggiava un cartello pubblicitario che reclamava: "Questo verde e' curato da Bayer e dal Comune di Milano". Certo, dopo anni in un posto come Amsterdam in cui è normale che il cittadino si prenda cura del verde pubblico piantando fiori e piante nelle aiuole della città, una scritta così, accanto ad una pianta morta ed un cumulo di spazzatura, non può che far pensare.
Dal punto di vista del lavoro quei mesi sono stati scoraggianti: ho avuto l'impressione ci fosse più competizione che collaborazione, e poi difficoltà a trovare ingaggi, tempi lunghissimi per farsi pagare, un mondo lavorativo dominato da una mentalità maschile e da tutta una serie di stereotipi che non lasciano molto spazio alla libertà di espressione. In pratica la mia impressione è stata che in Italia un giovane, al giorno d'oggi, se non ha alle spalle una famiglia che gli permette di avere una casa di proprietà e possibilmente una rendita che gli permette di vivere e lavorare pressoché gratuitamente, ha veramente poche possibilità di poter sviluppare in maniera libera la propria professione, specialmente se questa implica una occupazione artistica, creativa o intellettuale.
Non ci vedo molta democrazia in questo, in uno stato in cui la possibilita' di successo ti viene data piu' dal bagaglio - e dall'abbienza - familiare, che non dalla tenacia e dal talento, ed in cui lo stato non ti offre alcuna sicurezza sociale.

Per quanto straniera e "migrante", una volta stabilitami a Londra, che pure è gravemente colpita dalla recessione, le cose mi sono sembrate più semplici e naturali, e mi sono trovata davanti a possibilità che altrimenti non avrei avuto, anche se devo ammettere che, come tutti ben sappiamo "sa di sale lo pane altrui".

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