
Per l’autunno la GAMeC, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, prepara la mostra “Il Futuro del Futurismo”, 200 opere e 120 artisti ad illustrare come il Futurismo abbia influenzato tanto l’arte moderna quanto quella attuale.
Un percorso tematico curato da Giacinto Di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini Galati diviso in 9 sezioni. Si parte dalle opere degli esponenti storici, Balla, Boccioni, Carrà per arrivare all’astrattismo, al costruttivismo e al contemporaneo, con Hirst e Cattelan. Gli autori sono davvero tanti, accostati per analogie e differenze.
Il Futuro del Futurismo. Dalla “rivoluzione italiana” all’arte contemporanea. Da Boccioni a Fontana a Damien Hirst, GAMeC, Bergamo, dal 21 settembre al 24 febbraio 2008.
Daniele Scarpa
06 ago 2009 - 18:42 - #1Scandalo alla GAMeC di Bergamo
Tempo fa ho inviato al Giornale di Bergamo una lettera che poneva alcuni interrogativi sulla metodologia adottata dalla GAMeC, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, nella scelta degli artisti esposti. I giornalisti del quotidiano hanno deciso di dare spazio al mio scritto, formulando una scaletta di domande da sottoporre alla direzione della galleria bergamasca. Incredibilmente, adducendo scuse del tutto risibili, la GAMeC si è rifiutata di rispondere.
Di fatto solo nel mondo dell’arte contemporanea, al contrario di ciò che accade in tutti i settori della cultura, vediamo istituzioni pubbliche - non stiamo parlando di fondazioni private - guidate da intellettuali che si sottraggono al confronto con l’opinione pubblica, al dibattito.
http://www.ilnuovogiornaledibergamo.it/giornalenew/view.asp?id=3703
“La lettera che vi invio nasce dall’esigenza di segnalare al vostro giornale come nel settore dell’arte contemporanea oggi stanno avvenendo dei fatti che mettono in grave difficoltà le culture locali: un vero accentramento di poteri volto a concentrare in pochissime mani il controllo degli spazi istituzionali d’arte contemporanea. Visitando il sito-database milanese di “Italian Area” si trova, sotto l’indicazione “museo senza centro”, una sorta di scacchiera composta di loghi e fotografie di importanti centri culturali italiani tra cui la GAMeC di Bergamo. “Gli artisti di Italian Area sono promossi da alcune prestigiose istituzioni italiane” è la dicitura che accompagna l’immagine. (http : / / www.italiana-rea.it/index_files/italianar ea_data/museo.html). Nella pagina d’apertura, invece ,troviamo la seguente frase: “Gli artisti sono selezionati tra quelli promossi dalle più importanti istituzioni italiane e internazionali, nonché tra coloro che hanno contribuito a determinare l’attuale scena artistica”.
Non è necessario essere uno specialista d’arte contemporanea per capire che tra i due “promuovere” c’è un un passaggio che non appare: il comitato milanese di quattro critici (Bertola, Ferronato, Vettese e Scardi) che decide chi rilanciare in tutto il circuito. Perché la GAMeC promuove gli artisti di quell’archivio milanese? Che spazio riserva la GAMeC agli artisti presenti nel territorio dove opera e ai creativi indipendenti? Io sono un’artista che, proprio a Venezia, ha avviato una polemica che ha portato alla riapertura degli spazi istituzionali ai creativi attivi nel territorio in un’istituzione come la Bevilacqua la Masa, che era ormai uno spazio per valorizzare quasi esclusivamente famosi nomi internazionali ed artisti italiani già noti. Ora si è passati ad una gestione più equilibrata che sposa, insieme all’apertura internazionale (che pure oggi è necessaria per non rinchiudersi in sterili provincialismi), anche un’attenzione per ciò che di valido e propositivo i creativi presenti nel territorio vanno elaborando. La questione “Italian Area”, quindi, è da inserire in un’ottica più vasta di chi vuole attuare una sottrazione di autonomia alle realtà locali per renderle succubi di pochi.
La problematica, lo comprendo, è delicata, d’altra parte è giusto che l’opinione pubblica sia informata che non sempre ciò che vede esposto in blasonati musei d’arte contemporanea è selezionato in base solamente a parametri di qualità e di merito”.