Mettendo fra parentesi il gradimento personale (di chi scrive e di chi legge) sul personaggio, il giudizio a caldo sul Padiglione Italia dato da Roberto D’Agostino, ormai noto al secolo come come Dagospia, ci sorprende.
Non tanto per i contenuti espressi, quanto per chi lo ha pronunciato: le recenti rappresaglie televisive fra i due (con tanto di bichiere d’acqua lanciato in diretta), non hanno impedito a D’Agostino di esprimere un giudizio positivo sul chicchierato Padiglione di Sgarbi. Sue testuali parole: “Una genialata, non una maialata”.
L’affermazione apparentemente così generosa è però da inquadrare in modo corretto. Per Dagospia, Sgarbi avrebbe infatti incarnato alla perfezione (e involontariamente) l’italico costume del “io raccomando te, tu raccomandi me, noi raccomandiamo tutti“… Un network capillare e complicato, un vero ecosistema di raccomandazioni, del “mi manda tizio” che rispecchierebbe in pieno il costume nazionale, piuttosto che andare contro la critica e il sistema dell’arte. Un giudizio diverso dalla stroncatura netta di Acille Bonito Oliva che ha parlato di “Padiglione di Arcore“, di “tentativo di inflazionare l’arte contemporanea” da parte di chi “non ha amore verso l’arte contemporanea, non rappresenta una figura curatoriale, non ha esperienzà né conoscenza specifica dell’arte di oggi…”, chiudendo con battuta al vitriolo: “un’operazione necrofila, quantitativa e dispersiva di risorse pubbliche”,
Voi che ne pensate?
Via | Artribune
Andrea Cirino
03 giu 2011 - 23:38 - #1Salve a tutti,
io cosa penso… Non ho visto la mostra dal vivo quindi baso il mio pensiero su altre risorse. Dico che i fatti sono quelli che sono e non possiamo farci niente. Possiamo però tentare di fare qualcosa per i fatti che saranno.
Per me Sgarbi non ha nessuna credibilità, trovo evidente che in qualsiasi, qualsiasi, circostanza egli tenti di creare caos per fare parlare di se, piuttosto che dell’argomento in questione. Per esempio in questo caso si parla di lui e non di Arte. Per fare caos lui cerca sempre di uscire dagli schemi cercando di provocare e scandalizzare. E’ dagli anni cinquanta che l’arte si riduce sempre più solo al ruolo di “provocatrice” e sinceramente non c’è più nulla che mi stupisca o scandalizzi… Non mi stupisce, ma mi rattrista, il fatto che non ci sia nessuno, che sia un filosofo, un’artista o un intellettuale di non so quale disciplina, che comunichi un pensiero complesso, una filosofia, qualcosa di propositivo e non di critico e provocatorio… Me ne frego che Roberto d’Agostino si compiaccia perché che venga messo in luce il concetto dell’ “l’italico costume del “io raccomando te, tu raccomandi me, noi raccomandiamo tutti“…” come se fosse una notizia o uno scandalo. Il marcio presente in tutte le società è evidente e sempre più scontato e non serve a nulla denunciarlo senza proporre una soluzione al problema. La denuncia fine a se stessa, o finalizzata al commercio, serve solo a rendere sempre più ovvio e scontato il marcio finendo per considerarlo inevitabile. Così lo si prende per quello che è e magari se possibile se ne approfitta anche noi…
Conclude dicendo che quanto detto è un piccolo tentativo di smascherare il vuoto e l’inutilità di questo genere di arte… Io ci metterò tutta la vita, o magari non basterà neanche quella, per proporre un altro tipo di Arte e per far riprendere all’arte il cammino interrotto qualche decennio fa.
Andrea Cirino
Klimt
04 giu 2011 - 15:06 - #2Non voglio fare qualunquismo, ma proprio il mondo dell’arte è qualcosa di assolutamente irrecuperabile!!! Le raccomandazioni ci sono al livello statale, ed in teoria essendo una struttura ben definita dovrebbe essere più semplice smascherare eventuali irregolarità. Purtroppo ciò non avviene. Figuriamoci nel mondo dell’arte, dove non ci sono regole. Il circuito dell’arte è una sorta di biscia impossibile da afferrare; non la puoi governare, non puoi cambiarla, è come voler scolpire l’acqua. Prima dovresti congelarla, ma il circuito malato dell’arte non si fa congelare. Non c’è merito, ne vera bellezza, o meglio, c’è ma è il frutto del caso, quando RACCOMANDAZIONE e BRAVURA si ritrovano; purtroppo non accade spesso. Quando andai in alcune gallerie di Milano, la risposta fu: se vuole può lasciare il suo book, ma le dico subito che noi lavoriamo con artisti SEGNALATI dai nostri collaboratori. SEGNALATI, è un nuovo termine! Il mondo dell’arte è marcio sino al midollo, e non è risanabile.
greederr
05 giu 2011 - 10:52 - #3Invece di pontificare andate a venezia come ho fatto io! Il pad Italia di Sgarbi è il più bello e vitale di tutta la biennale. Qui non si tratta di raccomandazioni , ma di offrire ai più importanti intellettuali italiani la possibilità di esprimere il loro giudizio. E il risultato di vede, centinaia di artisti straordinari e dimenticati , perché non raccomandati , hanno avuto il loro riconoscimento internazionale. Al pad di Sgarbi c’era solo arte di qualità , cosa che non si può dire del resto della biennale. Come italiani dovremmo essere orgogliosi del lavoro di Sgardi e invece critichiamo.
penelopedipixel
05 giu 2011 - 18:51 - #4ciao tutt@
mi trovo anche io nella condizione di Andrea: non ho potuto partecipare alla Biennale così l’unico modo che ho per parlarne è “usare” gli occhi egli altri. come ho anticipato, nei prossimi giorni vedremo insieme un po’ di rassegna stampa internazionale: vi posso anticipare che il nostro Padiglione non ne esce benissimo
I vostri commenti danno lo spazio per aprire una discussione enorme. Io per adesso vi lascio con una riflessione generale sulla Biannale come format culturale e di evento. La Biennale è un’eredità diretta del modello “Esposizione Universale”: se non sbaglio il sindaco di Venezia decise di istituirla a suo tempo proprio di ritorno da Parigi. Questa idea dei padiglioni nazionali che espongono il meglio del proprio paese è un modello che necessita di una prfonda revisione, perchè non corrisponde più nemmeno pallidamente alla società post-nazionale in cui viviamo da tempo. Questa è, come si suol dire, solo la punta dell’icesberg per arrivare a interrogarsi seriamente sul ruolo dell’arte contemporanea, ma io partirei proprio da lì
a presto!
greederr
05 giu 2011 - 20:58 - #5Il padiglione di Sgarbi viene criticato perché mette in dubbio che in Italia esista solo l’arte povera… L’arte povera è sostenuta dalla mafia che ha ucciso l’arte italiana. Basta con questi così detti mostri sacri… Ho visto la ignobile mostra di Calzolari a ca’pesaro, come si fà a presentare certa robaccia e a spacciarla per arte?