Art mast be beautiful

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In questa giornata calda di agosto mi capita di rivedere questa perfermace del 1975.

Una bellissima Marina Abramović - qui trentunenne - in bianco e nero che per 45 minuti, colpendosi i capelli con un pettine dai denti pezzati e una spazzola, ripete ossessivamente una frase semplice ma emblematica: “Art must be beautiful” (L’arte deve essere bellissima).

La abbiamo vista fare cose senz’altro più estreme con e sul suo corpo, ma questo grido “picchiato” quasi di rabbia - terribilmente femminile - ha una potenza che difficilmnte lascia indifferenti. Riportandci dritto al cuore di una questione di estetica contemporanea tutt’altro che risolta e quindi attuale. L’arte contemporanea “deve” essere bella? basta inserire un punto interrogativo per comprendere la portata di questa domanda, nel momento in cui l’opera d’arte si si sposta dal paradigma visuale (la rappresentazione) per migrare verso la performance (l’interazione). Che ne pensate?

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