In questa giornata calda di agosto mi capita di rivedere questa perfermace del 1975.
Una bellissima Marina Abramović - qui trentunenne - in bianco e nero che per 45 minuti, colpendosi i capelli con un pettine dai denti pezzati e una spazzola, ripete ossessivamente una frase semplice ma emblematica: “Art must be beautiful” (L’arte deve essere bellissima).
La abbiamo vista fare cose senz’altro più estreme con e sul suo corpo, ma questo grido “picchiato” quasi di rabbia - terribilmente femminile - ha una potenza che difficilmnte lascia indifferenti. Riportandci dritto al cuore di una questione di estetica contemporanea tutt’altro che risolta e quindi attuale. L’arte contemporanea “deve” essere bella? basta inserire un punto interrogativo per comprendere la portata di questa domanda, nel momento in cui l’opera d’arte si si sposta dal paradigma visuale (la rappresentazione) per migrare verso la performance (l’interazione). Che ne pensate?
ste1
10 ago 2011 - 19:01 - #1io penso che sia proprio quel punto di domanda che hai messo la vera questione. l’arte contemporanea non ha più come principale attributo la bellezza estetica. la bellezza è all’interno dell’opera e delle persone che si avvicinano all’opera. l’arte contemporanea mette in discussione ogni spettatore.
secondo me, la bellezza di un’opera contemporanea, sia performance sia rappresentativa, sta nel continuare a porre interrogativi che entrano nel quotidiano di chi vive l’arte ma anche dello stesso artista che la propone.
certo un’opera d’arte deve avere comunque una sua bellezza estetica ma che può non corrispondere ai canoni classici, ma poi deve creare una bellezza interiore.