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La rovina dell'arte secondo Karl Popper

Pubblicato: 02 ott 2011 da penelope.di.pixel

Commenti dei lettori

karl popper by francesco masci

L’arte è l’espressione della personalità: io, l’artista, io sono importante nell’arte: io mi devo esprimere, eventualmente, io devo comunicare. Questo è tutto quello che è importante nell’arte. Ciò ha rovinato l’arte.

Karl Raimund Popper

[Foto in alto: Twitter Issues, Francesco Masci, Olio su tela, 2009]

Rubrica | Cos’è l’arte

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3 commenti

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  • Saverio Simi de Burgis

    02 ott 2011 - 14:48 - #1
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    il problema dell’ego che non si evidenzia soltanto nell’arte che è sempre apparentemente rilevante ma alla fine marginale rispetto soprattutto a ciò che si definisce il sapere scientifico. Anzi proprio nell’arte ci sono stati dei periodi straordinari, vedi l’arte egizia, l’arte romana, gran parte dell’arte medievale, ma ci sono ancora altri luoghi e altre culture profondissime, in Asia ma anche in Africa e qui e lì in altre aree geografiche, dove l’anonimato non è stato, e tuttora non è considerato a scapito della realizzazione di opere d’arte straordinarie. Rimane, come in altri settori, una questione di convenzioni, consiglio in proposito la lettura di un testo datato ma ancora straordinario e attuale dello storico dell’arte britannico-indiano Ananda Kentish Coomaraswamy, Come interpretare un’opera d’arte, tradotto in italiano da Rusconi.

  • Profilo di penelopedipixel

    penelopedipixel

    03 ott 2011 - 15:46 - #2
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    caro Saverio,

    grazie per la tua profonda riflessione e per gli spunti: questi appuntamenti domenicali con citazioni e brani di libri iniziati intorno ad agosto, nascono proprio con l’iea di confrontaci sul senso dell’arte, da punti di vista molteplici. Senza nessun intento “enciclopedico” o di “posizionamento”, l’aspirazione è quella suscitare dialoghi e nuove riflessioni su un tema che interessa credo praticamente tutti quelli che frequentano il blog: andrò a cercare il testo che citi e che non conosco ancora :)

    Tornando a quanto scrivi, quello che mi colpisce della citazione di Popper è il suo legame con le pratiche dell’arte contemporanea, dove la nozione di “autore” - che si tratti di una performance, delle istruzioni di LeWitt o di un’opera di software art - trova una nuova declinazione. L’artista sembra sempre più configurarsi come motore/abilitatore di un processo e l’opera come piattaforma. Le tecnologie che abbiamo a disposizione ci consentono di raccontare il mondo come molteplicità, di costruire su questo estetiche e narrative: è una tendenza “non egotica” del contemporaneo che osservo con incredibile interesse

    a presto!

  • Saverio Simi de Burgis

    06 ott 2011 - 21:57 - #3
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    Cara Penelope, mi sembra, comunque, che Popper non abbia una considerazione “alta” di ciò che noi abbiamo definito come “contemporaneo” e che caratterizza in termini sempre più autoreferenziali il fenomeno dell’arte, successivamente (dalla metà del XVIII secolo) anche dell’estetica, dal Trecento ai giorni nostri, - vedi l’io, io, io, io … (Questo è tutto quello che è importante nell’arte. Ciò ha rovinato l’arte).
    Per rimanere nell’ambito dell’arte occidentale ed entrare nel merito della concezione dell’arte medievale, un po’ trascurata nelle nostre scuole ma così straordinariamente importante anche nella “contemporaneità”, vedi, ad esempio, quanto ne hanno attinto diversi autori nei vari romanzi che fanno cassetta, nella realizzazione dell’opera di allora non esisteva tanto una referenzialità all’ ”autore”, ma all’ ”artefice” anonimo, così come sottolinea un altro estetologo quale è stato Rosario Assunto, - vedi La critica d’arte nel pensiero medievale, 1961, - dove l’autore sottolinea quanto, comunque, l’artefice dovesse adeguarsi, traducendole manualmente, alle teorie concettuali del committente, teologiche sì, ma alla fine filosofiche (da Sant’Agostino a San Tommaso, tanto per generalizzare scolasticamente). E in tal senso anche l’artefice al quale era richiesto un talento pur sempre tecnico-artigianale, diventava egli stesso concettualmente poetico e ciò è riscontrabile nell’alta qualità dell’opera da loro realizzata. Oggi si potrebbero fare moltissimi nomi di autori oltre quelli da te citati e ciò non solo nel settore artistico, ma proprio per questa eccessiva presenza “nominale” si perde sempre più il senso e il valore dell’arte e di conseguenza anche dei loro molteplici autori (Popper), ottenendo paradossalmente una sorta di anonimato di ritorno … Un altro aspetto da prendere in considerazione dovrebbe essere ciò che riguarda le categorie convenzionali dello spazio e soprattutto del tempo, per ogni artista fondamentali nell’elaborazione delle loro opere, in un percorso di ricerca consapevole e intuitivo allo stesso tempo.