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La vergine delle rocce e degli infrarossi

Pubblicato: 18 set 2007 da Giovanni De Stefano

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Sul sito della National Gallery di Londra, una storia da non perdere per tutti i lettori di artsblog che sanno l’inglese, o guardare benissimo le figure.

La riflessografia a infrarossi (risorsa a riguardo) è riuscita dove la semplice storia dell’arte, ahimé, fallirà sempre, pur supportata dalla più fervida fantasia, dalla più rigorosa documentazione. A tornare indietro nel tempo, e rivelare, della vita di un dipinto che tutti conosciamo, quello che non possiamo vedere più.

I curatori della National, attraverso un procedimento che rivela, con precisione più accurata di molti altri, gli strati di colore che giacciono sotto la stesura definitiva di un’opera, ha scoperto che non di sole correzioni o piccoli pentimenti si trattava, nel caso di questo Leonardo da Vinci.

Ma di una sorta di brutta copia, poi abbandonata; molto più di un semplice “pentimento”, e poco meno di un altro capolavoro, mancato.

Leggete tutti i dettagli sulle precedenti posture, capelli, significati di Maria, qui. Un ingrandimento molto interessante dei risultati della ricerca, qui.

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  • Ernesto Solari

    22 gen 2008 - 15:46 - #1
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    LA VERGINE DELLE ROCCE TERZA VERSIONE (CHERAMY) E LA MADONNA LITTA NON SONO DI LEONARDO

    Nella conferenza del 18 gennaio a Como il Prof. Ernesto Solari, studioso di Leonardo, ha rivelato i risultati di un suo recente studio sul dipinto della Madonna Litta e sulla terza versione della Vergine delle rocce.
    Secondo tali risultati Solari afferma che la Madonna Litta non può essere di Leonardo, (come d’altra parte afferma già Pietro Cesare Marani a causa della “fattura, dello stile impacciato, delle tecniche” di stesura del colore) ma di un allievo; sono emersi inizialmente due nomi in particolare: Ambrogio De Predis, autore col fratello della seconda versione della Vergine delle Rocce, e Bernardino Luini. Esclude l’ipotesi secondo cui possa trattarsi di Marco d’Oggiono che non aveva certamente la possibilità di ottenere un risultato di grazia al livello della Litta, il De Predis (Adolfo Venturi) e il Luini in alcune loro opere raggiungono vertici importanti.
    Lontani dallo stile della Litta, secondo Solari, sono anche gli altri allievi ipotizzati: Zenale (per Crowe e Cavalcaselle), Bernardino de Conti (per Morelli), Boltraffio (per Brandi).
    Ambrogio de Predis ha mostrato grande abilità nella esecuzione della Vergine delle rocce e in alcuni ritratti eseguiti con grazia e raffinatezza tecnica, alla corte sforzesca, come la Dama con la collana di perle.
    E’ invece più legata ad indizi iconografici, fisionomici e anatomici l’ipotesi Luini: nella Litta i particolari nei quali il livello estetico cade sono quelli delle mani e dei piedini del bambino. Come è noto Luini ha mostrato spesso di trovare una certa difficoltà nella esecuzione di tali particolari, tanto è vero che si è più volte ritenuto di leggere proprio una sorta di firma nel pollice “luinesco” che caratterizza tutti i suoi dipinti. Spesso ritroviamo il pollice più grosso e distaccato rispetto al palmo della mano e con una certa curvatura dello stesso. Una soluzione simile alla mano della Litta la ritroviamo nel dipinto, purtroppo distrutto durante la guerra ma del quale abbiamo un’immagine alquanto eloquente, della Madonna col bambino e suor Alessandra Bentivoglio. Se poi osserviamo il bambino della Sacra famiglia dell’Ambrosiana notiamo anche la grande abilità e la grazia che il Luini sa dare al gesto, al volto, ai capelli ed ai particolari dei piedini, gli stessi che ritroviamo nella Litta.

    Solari poi ha fatto una dichiarazione veramente sorprendente:
    ……se non fossimo convinti pienamente dell’attribuzione ad uno di questi due allievi, l’unica alternativa possibile, sarebbe un artista che non è mai stato considerato da alcuno della cerchia degli allievi o dei leonardeschi…..
    Si tratterebbe di Antonio Allegri detto il Correggio. (1489-1534)
    Tale convinzione deriva dallo scritto “Memorie Istoriche di Antonio Allegri detto il Correggio” pubblicato nel 1817 da Luigi Pungileoni e dedicato a sua altezza reale Francesco IV D’Este, principe reale d’Ungheria e di Boemia, Arciduca d’Austria, Duca di Modena, Reggio, Mirandola, stampato a Parma il 13 maggio 1817, nel quale scrive:

    Secondo il parere di alcuni studiosi, pur non essendo considerato da nessuno un allievo di Leonardo, Antonio Allegri detto il Correggio venne educato nella scuola del Vinci….e la convinzione si lega alla bellezza di una mezza figura della Vergine esistente nel palazzo Melzi di Vaprio che era di uno stile gigantesco e morbido insieme.
    Lascio agl’intendenti l’impegno di giudicare se questo autore, piena forse avendo la mente delle cose operate da Lionardo, esageri o no, dicendo che se il Mengs (*) lo avesse conosciuto abbastanza, non lo avrebbe descritto ad alcuno secondo nel suo notissimo triumvirato.
    Per queste motivazioni e considerando le grandi abilità dell’Allegri si ritiene possa aver attinto direttamente alla grande pittura di Leonardo e a volte imitato ed interpretato..

    Il Correggio è certamente un artista di grande abilità, come riferisce in un suo libro anche il Pittore Mengs:
    Il Mengs cita in più occasioni il legame fra la pittura di Leonardo e quella del Correggio: parla di un dipinto di Leonardo che definisce del suo miglior stile, che rappresenta due putti scherzanti con un agnello, non molto ben eseguito; e un altro, che porta una sola testa di san Giovanni giovinetto. In queste pitture si vede il gran studio, che fece l’Autore sopra la luce, e le ombre, cioè sopra quella degradazione, che è dalla maggior luce alla maggior oscurità, osservando anche certa grazia, e gesti ridenti, che sembrano aver aperta la strada a Correggio per giungere poi a quella grazia, che si vede nelle sue Opere (e aggiunge in nota: tra i Quadri che da Modena passarono alla Galleria di Dresda, ve n’è uno del Correggio, che rappresenta la Madonna, la di cui testa è molto consimile allo stile di Leonardo).
    Il Mengs era convinto che il Vasari avesse usato nei confronti del Correggio un metro di giudizio sbagliato e dettato da una certa invidia, demolendo le sue abilità soprattutto grafiche, ma non volle entrare in polemica e pensò di limitarsi a scrivere:
    …per Correggio la delicatezza è la degradazione del chiaroscuro, il dipingere amoroso, e la squisitezza di grazia e di gusto.
    Il Mengs dice che di Correggio si hanno poche notizie: si sa che era molto colto ed erudito, studiò Filosofia, Matematica, pittura, architettura, scultura…
    Sono molto rare le opere nelle quali Correggio pose il suo nome e la data in cui le fece, onde è molto difficile fissar l’epoca in cui principiò a dare opere al pubblico, né lo stile delle sue prime fatiche. Era un artista che fin da’ suoi principi era già superiore a’ suoi maestri…e vi fu una mutazione rapida dal suo primo al suo secondo stile.
    Alla pittura, dopo Michelangelo, Raffaello e Tiziano mancava qualche cosa, cioè un complesso di diverse eccellenze che è l’estremo dell’umana perfezione. Questo complesso è in Correggio, il quale al grandioso e al vero unì una certa eleganza, che oggi porta il nome di Gusto.
    Correggio fu il primo che dipinse col fine di dilettar la vista e l’animo degli spettatori, e diresse tutte le parti della pittura a questo fine…..se gli altri aveano dipinto per soddisfare il loro intendimento, ei lavorava per soddisfazione del suo cuore, e secondo le proprie sensazioni, onde riuscì in tutto il Pittor delle Grazie.
    Niuno né prima, né dopo è giunto a maneggiar meglio di lui i pennelli; ma soprattutto è riuscito insuperabile nella intelligenza del chiaroscuro, e in dar rilievo alle cose,…Niuno finalmente seppe al pari di lui unir le ombre e i lumi, ne intese la degradazione di questi, e i loro riflessi nelle ombre senza affettazione, poiché le impiegava come se i corpi fossero specchi… (come Leonardo?..)
    Raffaello e Correggio sono i due pittori più grandi
    Correggio possedè unitamente quelle varie parti della Pittura che ciascuno ha fatto illustre un Pittore: verità e grazia per Raffaello, il ridente di Leonardo, l’impasto di Giorgione e il colorito di Tiziano.
    Antonio Raffaello Mengs
    Pubblicate da D.Giuseppe Nicola D’Azara-Parma Dalla Stamperia Reale

    Queste testimonianze e la indubbia abilità del Correggio, uno dei pochi a sapere imitare con grazia l’opera di Leonardo, secondo Solari potrebbe aprire nuove possibilità di attribuzione per alcune opere dichiaratamente leonardesche che però non hanno ancora trovato una dimostrazione di paternità da parte di alcun allievo della cerchia più stretta.
    E Solari propone come esempi da studiare, la terza versione della Vergine delle Rocce e una delle due copie della Madonna dei Fusi.
    A conferma di una possibile attribuzione al Correggio sia della Madonna Litta che della Vergine delle rocce, terza versione (Cheramy), Solari ha indicato numerose affinità stilistiche, cromatiche, fisionomiche e anatomiche.
    Si è aperta una nuova strada?

    Como, 19.01.2008 Prof.Ernesto Solari