"Da scugnizzi a marinaretti"

Da scugnizzi a marinaretti

Gli scugnizzi sono quei ragazzetti scalzi che attraversavano tutte le città del mondo, quelli che a Napoli in particolare, finivano spesso al carcere minorile di Nisida, descritti nell'omonimo film di Nanni Loy con un giovanissimo Leo Gullotta. Gli stessi che in Spagna si chiamavano picari e ispiravano tutto un filone di letteratura a loro dedicato, ma anche quelli che vivevano di espedienti vari (non sempre onesti) nelle strade di una città di milionaria memoria. Le loro condizioni di analfabetismo, microdelinquenza e abbandono ai limiti della sopravvivenza portarono ad uno degli esperimenti pedagogici più originali della prima parte del XX secolo. Tre gli attori principali dell'avventura che stiamo per narrarvi: l'educatrice Giulia Civita Franceschi, la Nave-Asilo Caracciolo e 750 ragazzini napoletani disagiati.

Il loro riscatto passava proprio dal mare che bagna Napoli, e da quella nave in particolare che li accoglieva, promettendo loro un futuro ben più dignitoso di quello che gli prospettava la permanenza nei "vicarielli insalubri" nei quali erano cresciuti. Sport, cultura, istruzione e assistenza sanitaria, più quindici anni di attività pedagogiche ( tra il 1913 e il 1928 ) sotto la direzione della Signora Franceschi, fecero dei bambini saliti a bordo pirocorvetta donata dal Ministero della Marina alla città, dei marinai provetti e portarono l'esperimento all'onore delle cronache. L'ampia documentazione fotografica raccolta all'epoca è stata riunita nella mostra a cura di Antonio Musari e Maria Antonietta Selvaggio dall'evocativo titolo "Da scugnizzi a Marinaretti", al Museo Archeologico dei Campi Flegrei (ospitato nell'antica cornice del Castello aragonese di Baia), autori di un testo che offre un'impagabile punto di luce sull'applicazione dei metodi di istruzione giovanili di inizio '900, che erano stati apprezzati dalla stessa Maria Montessori.

Via | beniculturali.it

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