Occupy Museums!

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Sono tempi duri, tempi di rivolte, piazze occupate, cortei, di indignados: da qualche mese il ribollire (totalmente goustificato) del pianeta tende a convergere nel noto movimento “Occupy Wall Street” (OWS). Perchè la gente, simbolicamente ma mettendo in gioco i propri corpi, a New York ha deciso di manifestare il proprio dissenso all’ordine finanziario mondiale stabilendosi nel suo polmone più vitale: Wall Street.

Ma c’è chi ha deciso di ispirarsi a questo movimento globale per applicarlo all’arte. Si tratta dell’iniziativa Occupy Museum!. La tesi è molto semplice e diretta: il sistema dell’arte è controllato da un’èlite ristrettissima di soggetti (circa l’1%) che taglia fuori il 99% degli: una classica piramide basata sull’elevazione di geni individuali sul resto, a tutto favore della perpetuazione delle strutture elutarie e del mercato.

Noah Fischer
, promotore dell’iniziativa, ritiene che sia ora, per la base della piramide, di darsi una mossa e non accettare supinamente lo stato delle cose. Il piano? Occupare le istituzioni museali, proprio come la gente ha deciso di fare con quelle finanziarie. Un primo meeting di “pianificazione” si è svolto il 20 ottobre a Liberty Park (il quartier generale di Occupy Wall Street) con l’obiettivo di individuare i musei da occupare. In alto vedete la t-shirt del movimento, mentre a questo link potete leggere integralmente il manifesto.

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