"Le corps découvert" in mostra all'IMA di Parigi

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Le Corps Découvert
Mentre le “donne al naturale” di Degas spopolano al Museo d’Orsay, il tema del corpo scoperto, e quello del nudo che ne deriva, sembra ancora costituire uno dei grandi “interdetti” delle arti visuali arabe. Ma così non è, in fondo, perché i corpi, aperti, vulnerabili e esposti, sono parte integrante anche del panorama dell’arte contemporanea di matrice mediorientale e non. Allo scopo di attraversare questa “profonda linea d’ombra”, l’IMA (Istituto del Mondo Arabo) di Parigi, ha organizzato la mostra “Le Corps Découvert”. Un’esposizione che riunisce su due piani un’ampia selezione di opere e di media che permettono di affrontare la questione in una maniera che sia, allo stesso tempo, sincronica e diacronica, e che permetta di abbracciare un arco di tempo lungo un intero secolo di pratica delle arti plastiche.

A partire dalla fine del XIX° secolo, quando anche gli artisti arabi intraprendevano i loro “Grand Tour” europei e apprendevano di conseguenza la pittura da modello vivente (e svestito), considerata un vero e proprio caposaldo dell’insegnamento accademico, riportandola, solo in alcuni casi, nei paesi d’origine; creatori come i libanesi Khalil Saleeby, Georges Daoud Corm e Moustafa Farroukh o l’egiziano Georges Hanna Sabbagh, hanno fatto della rappresentazione del corpo un motivo ricorrente. Una fonte d’ispirazione da sviscerare per analizzare la questione stessa della pittura, delle sue possibilità e dei suoi limiti. Perché se è vero che non esiste nulla di più difficile che dipingere la carne, questo stesso “ostico soggetto”, con la sua immanente sensualità, resta pur sempre uno dei motori essenziali della figurazione artistica.

Via | imarabe.org

Le Corps Découvert
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