Ottime news dal Google Art Project


Crescono le "new entry" nell'ambizioso Google Art Project. L'iniziativa dedicata all'arte messa su dal "gigante di Mountain View", e lanciata poco più di un anno fa, si sviluppa in direzione di quell'apertura internazionale auspicata fin nelle sue origini. Lo sguardo che si voleva ottenere era tutt'altro che "eurocentrico", ecco perché l'inserimento nel progetto di opere come in graffiti di strada brasiliani, le arti decorative islamiche e il Trittico Santiniketan della National Gallery of Modern Art di Nuova Dehli, può esser salutato come una vera e propria evoluzione sulla linea della realizzazione di un portale mondiale delle Arti e della Cultura, che sembrava, fino a poco tempo fa, solo un'utopia per appassionati.

E non solo, anche rinomate istituzioni culturali nostrane, come i Musei Capitolini, si sono unite all'avventura, aggiungendo i loro tesori a questa specie di "grande enciclopedia digitale" del patrimonio artistico universale, contribuendo all'allargamento di un bacino di consultazione arrivato a contenere ben 30.000 opere, che promette di ampliarsi ulteriormente in futuro. In momenti come questi viene in mente il Museo Immaginario di Andrée Malraux, quell'unione di capolavori risultante dal caso, quella costrizione che riposa in una possibilità inevitabilmente mutilata, e limitata, ma anche trionfante, in riflessioni come quella di Roger Caillois:

Ecco l'inventario generale concepito e organizzato nella sua economia essenziale. Tutto il contrario di una storia dell'arte, assomiglia piuttosto ad una specie di quadro dai multipli ingressi, in cui si giocano più intenzioni, ma anche continuità, osmosi, parossismi e impasse, che assicurano l'unità e le biforcazioni. Teatro dell'arricchimento dei rapporti inestricabili delle opere d'arte con il clima, la tecnica, i costumi, il potere, il denaro, la fede.

Via | linkiesta.it

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