Alessandro Gottardo in arte Shout illustratore per l'America 's Cup di Napoli

Shout

Cosa succederebbe se l'immaginazione fosse l'unico punto di vista con cui vedere la realtà che ci circonda? Un'idea potrebbero darcela le illustrazioni di Alessandro Gottardo in arte Shout, illustratore italiano amatissimo in America che, chiamato dall' Associazione culturale Hde dal 30 Marzo espone al Pan di Napoli le tre illustrazioni realizzate per la tappa napoletana dell'America's Cup, che si sta svolgendo in questi giorni. Potremo ammirare 49 delle sue illustrazioni principali, che rimarranno in mostra fino al 15 Aprile.

Le tre illustrazioni presenti anche in formato serigrafia che rappresentano tre versioni diverse del golfo di Napoli sovrastato dall'imponente Vesuvio, sono caratterizzate da un'atmosfera pacata dai colori freddi tipici del sogno, a cui Shout aggiunge ironia grazie a fantasiosi spostamenti di senso. Gli spazi vuoti che contraddistinguono i suoi disegni caricano di un valore quasi metafisico i personaggi che ritrae, semplici uomini e donne, sovrastati da un cielo troppo immenso o da spazi cosi vuoti nel quale è facile avvertire un umano senso di solitudine. Lo stile sintetico e lontano dalle ricerche spaziali dell'arte occidentale, trasformano il vuoto in un eremo zen dove ritirarsi in cerca di una soluzione lontana dall'esuberanza decorativa e dal superfluo.

Shout, che ha vinto quest'anno due Gold Medals della Society of Illustrators NY, sembra divertirsi a spaesare il pubblico con situazioni tese sul filo della logica a cui associa con facilità situazioni al confine tra realtà e fantasia. Alla notizia di questo nuovo lavoro, non mi sono trattenuta dal fargli delle domande, che riporterò di seguito grazie anche all'entusiasmo dimostrato da Alessandro. Del resto conoscere un artista dalle sue parole è sempre la cosa migliore. Un grande in bocca al lupo per i suoi progetti.


D.: Ciao Alessandro, o meglio Shout, vorresti presentarti ai lettori di Artsblog?

R.: Sono Alessandro Gottardo in arte Shout, 35 anni, illustratore, vivo e lavoro a Milano, non faccio fumetti Disney (quello è un mio bravissimo omonimo di Vicenza).

D.: Come è nata la tua passione per l'illustrazione, parlaci un po' dei tuoi esordi.

R.: Sono illustratore da 12 anni; all'inizio non è stata la passione a guidarmi, ma la necessità. A 23 anni uscivo dallo IED di Milano e semplicemente decisi di puntare tutte le mie fichessulla cosa che sapevo fare meglio: disegnare. Passai l'estate del 2000 a trasferire le mie conoscenze da tecniche tradizionali (oli, acrilici, tempere, acquarelli ecc) al digitale, usando il Corel Painter. E mi accorsi che così riuscivo a realizzare un'opera di miglior qualità e in minor tempo, cosa che con l'olio non potevo fare.

D.: Il primo lavoro che ti ha permesso di capire che questa fosse la tua strada?

R.: Il mio primo lavoro ufficiale, fu una tavola ad olio su tela. Si trattava di un lavoro realizzato per il mio primissimo portfolio che fu usato a proposito per un articolo sul tema della giustizia di un inserto del Sole 24 ore che ho realizzato ispirandomi a una versione del processo di Kafka. La prima vera commissione l'ebbi però da Specchio della Stampa, per un articolo sulle fobie. Realizzai circa 6 tavole (mai più avuta una commissione del genere da un magazine in Italia) in un solo week-end. Fu scioccante, ma l'autostima che segui questa prima commissione mi servì da carburante per i primi anni di carriera.

D.: Ormai si può dire che sei un illustratore affermato, la conferma le Gold Medals conferite dalla Society of Illustrators di NY. Com'è stato scoprire che le tue illustrazioni piacevano non solo in Italia ma anche in America?

R.: A dire il vero le mie illustrazioni piacciono quasi esclusivamente fuori dall'Italia. Il 95% del lavoro infatti arriva oltre i confini del nostro paese, Stati Uniti in primis ma anche UK ed Europa in generale, Sud America, Australia, Canada. L'Italia è un fanalino di coda con poche commesse l'anno. Quelli che si propongono n genere sono collaborazioni molto riuscite in quanto il committente rispetta al 100% la mia professionalità, ha competenza e fiducia, ma purtroppo sono casi rari e i budget non sono mai paragonabili con competitor esteri. Per cui diciamo che qui in Italia è un piacere che mi tolgo più che lavori veri e propri. Adoro lavorare con l'estero. Dalla Society of Illustrators NY ho ricevuto 7 riconoscimenti negli ultimi 5 anni, l'Usher Award del 2007 fu il primo, poi sono arrivate 3 Silver Medals e 3 Gold Medals. Con questo voglio dire che non è un premio che fa di te un illustratore affermato ma la capacità di gestire numerose commesse allo stesso tempo mantenendo sempre una qualità alta del progetto finito. E onestamente non saprei dire se ci riesco, ma certo do sempre il 100% su ogni progetto a prescindere dal budget.

D.: Quali sono le tecniche che usi nelle tue illustrazioni?

R.: Schizzi su carta, per cui matita e foglio bianco, poi photoshop e corel painter.

D.: Le tue illustrazioni mi ricordano tanto la sobrietà dell'arte giapponese, dove ci sono pochi elementi a ricordare una verità ben più profonda. A chi ti ispiri nei tuoi lavori e cosa ti ispira?

R.: L'ispirazione mi viene da tutto ed è la parte innata che esercito per l' invenzione delle illustrazioni. Come riferimenti posso citarti coloro che considero miei maestri da sempre, si comincia con Brad Holland, la sua composizione, le prospettive con figure piccole immerse nel vuoto, le prospettive e le ombre di Mattotti, la metafisica di Guido Scarbottolo, la tecnica mista di Beppe Giacobbe, l'ironia cinica di Franco Matticchio, la poesia di Gaianluigi Toccafondo. E poi adoro il Giappone e la sua cultura, dove di recente ho fatto un viaggio, amo anche il Design scandinavo, soprattutto quello danese degli anni 40, 50, e 60. Questi due paesi, più di quelli passati stanno influenzando maggiormente i miei progetti futuri.

D.: Tu attualmente lavori a Milano, come è stata l'esperienza di presentare nella città di Napoli e essere presente alla mostra presso il PAN?

R.: L'HDE di Napoli è stata la prima galleria italiana, specializzata in illustrazione, a interessarsi al mio lavoro. Poi è stata la volta di Antonio Colombo, galleria interessata soprattutto al movimento Lowbrow e Pop surrealista, per poi ritornare a Napoli, questa volta al PAN dove in occasione della Coppa America di vela ho realizzato 3 nuovi lavori dedicati alla città e la vela, esposti assieme ai 49 soggetti. L'esperienza è stata fantastica, molta partecipazione, gente entusiasta e moltissimi giovani interessati a questo mestiere.

D.: Potresti darci qualche anticipazione sui tuoi prossimi lavori o mostre? Saremmo interessati a seguirti.

R.:La prossima mostra sarà da Alessandro De March, il 10 Maggio, un luogo insolito rispetto a quelli dove ho esposto e con spazi piccoli ma sufficienti per le illustrazioni che realizzerò: in questo caso con una tecnica totalmente sperimentale per me: disegni a penna bic. Mentre la settimana prossima durante il Salone del Mobile a Milano verrà presentata la collezione di Wallpaper che ho disegnato per Wall&Deco.

Shout Shout Shout Shout Shout

Foto| Ultime due immagini: da foto personali di Shout dei giorni di allestimento.

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