
Tempo fa un amico mi raccontava di aver trovato in soffitta una foto di una vecchia parente sul letto di morte, uno scatto post-mortem incorniciato come un quadro. Che oggetto bizzarro, pensai.
Ebbene, girovagando in rete scopro Thanatos.net (letteralmente da brivido), una raccolta di “memento mori” uguali uguali a quello che il mio amico aveva raccolto tra scatoloni e vecchi oggetti. Evidentemente deve essere stata un’usanza diffusa e alquanto discutibile, almeno per noi che non siamo più abituati a vederne. Oltre alla galleria di foto di defunti, ce ne sono altre due: la prima raccoglie immagini di maschere funebri, la seconda foto di classe di compiaciuti studenti di anatomia al lavoro.
Per osservare le immagini in full size basta registrarsi, esiste una community, un folto merchandising di foto d’epoca, modellini di auto mortuarie e vecchi volumi di medicina e chirurgia, oltre a piccoli animali sotto formalina.
C’è da chiedersi se oltre al valore storico una raccolta simile ne abbia anche uno artistico…
odraode
18 ott 2007 - 09:43 - #1Un tema interessante. Mi vengono in mente due pittori che, per curiosità morbosa o per esorcismo, hanno ritratto gente sul letto di morte:
http://www.artquotes.net/masters/picasso/picasso_casagemas1901.jpg
http://scuolaromana.it/opere/ope073.htm
EmmE
18 ott 2007 - 10:48 - #2Per quanto ne so la fotografia mortuaria ha avuto una certa fortuna nei primi anni della fotografia. Credo che l’idea venisse proprio dalle maschere funebri.
Guardando su testi di storia della fotografia si trovano molti esempi.
Un altro riferimento interessante, per chi ha queste curiosità, lo si può trovare nel film “The Others”
betta
18 ott 2007 - 11:46 - #3s’ha da dire che il tema del ritratto mortuario è molto interessante oltresì perchè il volto del defunto cambia radicalmente da ante-mortem a post-mortem, soprattutto quando si tratta di persone anziane. il volto si distende, i muscoli si rilassano, la pella è liscia, priva di rughe, priva di sofferenze. è un vero passaggio, che si traduce in visibile. una scoperta della perdita del corpo nella segnante quotidianità. la morte.
vhemt
18 ott 2007 - 12:54 - #4Credo che l’immagine sia frutto del legame con la spiritualità, visto per molte religioni la morte rappresenta il momento della scissione anima-corpo.
Quindi lo scatto assume un significato molto particolare, quello d’immortalare il passaggio.
Ma mi chiedo come e quando tale pratica sia stata abbandonata.
Alessandro Furco
30 ott 2007 - 19:44 - #5Io so che in America questa pratica è ancora usata, quando dei parenti americani mandano “santino” del parente morto che qui in Sicilia si usa ancora, ma da noi la foto del defunto è una da vivo bella e sorridente se possibile, con queste foto “santini” vengono fatti degli altarini domestici con le candele sempre accese. Dall’America quando mandano qui i “santini” per i cari defunti la foto è invece fatta da morto che loro li li truccano pure i defunti per il ricevimento funebre, cercando di renderli coloriti che sembra dormano.
mini_mida
16 feb 2010 - 17:11 - #6è finalmente uscito in italia un libro che affronti l’argomento, si chiama “Ripartire dagli addii: uno studio sulla fotografia post mortem”, se andate su wikipedia lo trovate in bibliografia