Calder e i suoi Mobiles : a metà strada tra materia e vita

calder mobiles

Non conosco arte meno ingannevole della sua. La scultura suggerisce il movimento, la pittura suggerisce profondità o luce. Calder non suggerisce nulla: afferra movimenti veri e viventi e li plasma.


(Sartre, in Pensare l'arte)

Come abbiamo segnalato un mese fa la collezione Guggenheim, contemporaneamente a quella di Roma, è ancora protagonista di una mostra, questa volta al museo Arca di Vercelli, dove fino al 10 Giugno saranno esposte 37 opere di tre artisti che hanno segnato il panorama internazionale e soprattutto europeo del secolo scorso: Mondrian, Mirò e Calder.

Fra i tre, Calder compie un passo in più: rendere assoluta l'arte, evitando l'imitazione. Egli decise di stabilirsi nella Regione nella Valle della Loira nella piccola città di Sachè. Il suo atelier Carrol davanti alla vallata Indre fu il luogo di ricerca ideale per sperimentare il meccanismo naturale del vento con cui azionare i suoi Mobiles. Mobili apparentemente statici che non appena sfiorati dal vento vibravano come corde di un violino. Il vento rendeva le sculture esseri strani tra la materia e la vita.

Non si può non notare il filo che unisce la ricerca formale dei tre artisti, che nel 1926 strinsero amicizia a Parigi dove frequentarono i circoli surrealisti. Mondrian più influenzato dalla corrente neoplastica, Mirò da quella surrealista, si avvicinano anche nel tentativo di catturare nella loro arte le forze insite nella natura, abolendo qualsiasi rapporto con l'apparenza. Posso sintetizzare affermando che Mirò crea l'iconografia, Mondrian la struttura, Calder conferisce un movimento reale alla staticità pittorica dei suoi colleghi.

Foto| Dal sito del Museo Arca di Vercelli.

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