Damien Hirst alla Tate Gallery

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Damien Hirst esposto alla Tate Gallery di Londra con la sua più imponente retrospettiva, chi l’avrebbe mai detto? Dopo la sua dichiarazione del 1996, in un’intervista fatta dall’amico David Bowie (“Una mostra alla Tate? Mai, i musei sono per artisti morti”) e a fronte delle numerose polemiche che da sempre si accompagnano ai suoi lavori, è davvero un evento sorprendente. L’ultimo attacco è di Julian Spalding, ex direttore di musei, che contro l’arte concettuale di Hirst ha anche scritto un libro - ConArt-Why you ought to sel lyour Damien Hirst while you can - e che si è espresso così in merito alla monografica: “Non dovrebbe stare alla Tate. Non è un artista. Ciò che separa Michelangelo da Hirst è che Michelangelo era un artista e Hirst no”.

Sono in molti a credere che la sua non sia arte, nonostante sia l’artista contemporaneo più pagato e conosciuto al mondo. Hirst giustifica il suo cambio di rotta sostenendo che “Ne sono cambiate di cose” e di questo non ne dubitiamo: l’ex enfant terrible pare abbia messo la testa a posto per amore della famiglia e, dopo un passato fatto di alcol, droga e siparietti pubblici imbarazzanti, è pronto e deciso a battere il record di Andy Wharol e Picasso per il numero di opere prodotte. E la Tate è indubbiamente una vetrina d’eccezione. La mostra, che è aperta fino al 9 settembre, include i suoi lavori più famosi, come The Physical impossibility of Death in the Mind of Someone Living, lo squalo tigre in formalina divenuto icona della brit art degli anni ’90 e la testa di mucca dilaniata da migliaia di mosche appena generate da larve, A Thousand Years.

Damien Hirts alla Tate Gallery
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Foto | TMNews

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