Dal 5 giugno al 26 settembre il Mart di Rovereto apre le porte alla mostra “Arte americana 1850-1960”, attraverso la collaborazione con la Philips Collection di Washington, con la quale si era già allestita la mostra “Da Goya a Manet, da Van Gogh a Picasso. Moltissimi gli artisti che, nell’arte americana di quegli anni, hanno rivestito un ruolo di primaria importanza.
Si va da Edward Hopper ad Arthur Dove, da Adolph Gottlieb a Philip Guston, da Jackson Pollock a Clyfford Still, fino a Mark Rothko. Una panoramica di pittori che, più di tutti, hanno contribuito a creare uno stile espressivo tipicamente americano. La mostra, infatti, può essere letta come un percorso di comparazione con l’arte nostrana.
Sembra tanto lontana dalla nostra tradizione l’action painting, lo stile espressivo di Hopper e l’espressionismo astratto. La mostra può rivestire infatti anche un interesse di tipo storico-sociologico: è l’occasione per effettuare un confronto tra una nazione, gli Stati Uniti d’America, diventata nazione molto prima dell’Italia e un Paese, il nostro, che nel periodo considerato ha lottato per la propria indipendenza e ha subito più direttamente i grandi conflitti del Novecento.

Si fa sempre più forte il legame tra Peggy Guggenheim e Vercelli. Lo spazio espositivo dell’Arca, presso la Chiesa di San Marco, si prepara ad ospitare Peggy e Solomon R.Guggenheim: le avanguardie dell’astrazione.
A partire dal 20 febbraio, a cura di Luca Massimo Barbero, si completa il progetto espositivo iniziato nel 2007 con una mostra che affronta la linea tracciata dall’astrazione, in un dialogo serrato tra due collezionisti, zio e nipote.
Il primo, Solomon R. è l’ideatore nel 1937 a New York del Museum of Non Objective Panting (Museo della pittura non oggettiva), che concepisce l’astrazione come assenza della figura. Peggy si lascia invece affascinare dal Surrealismo, dalle avanguardie astratte e dall’Espressionismo astratto americano.
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