
Quando il famoso artista cinese Ai Weiwei è stato arrestato, i sostenitori si sono impegnati con appelli online perché fosse rilasciato. Quando poi le autorità lo hanno multato pesantemente per i suoi presunti reati, hanno risposto raccogliendo e inviando il denaro necessario a coprire il pagamento. Ed ora che Weiwei affronta un processo in cui è accusato di diffondere materiale pornografico, i suoi ammiratori si sono spogliati.
Gli utenti di internet hanno iniziato a tweettare le foto in cui si ritraggono nudi dopo che Ai ha annunciato i sospetti di pornografia avanzati dalle autorità nei riguardi delle fotografie che mostravano l’artista con quattro donne nude.
Molti artisti cinesi contemporanei hanno usato immagini in cui si ritraggono senza veli, e le foto di Ai che sono emerse finora non appaiono certo dotate di qualche carica sessuale. Molti sospettano insomma che questo sia solo l’ennesimo tentativo da parte delle autorità di danneggiare l’artista, che quando subì gli 81 giorni di detenzione lo scorso anno generò indignazione sul piano internazionale per la repressione di cui è stato vittima.
I funzionari lo hanno accusato di reati economici, ma i sostenitori affermano che le autorità sono in realtà impegnate in una vendetta nei suoi confronti, per via dell’attivismo sociale e politico di Ai e per le sue critiche al governo. Mentre alcuni utenti di Twitter hanno postato scatti diretti e frontali, altri hanno escogitato più decorose - e geniale - variazioni sul tema. Come quella che vedete qui sopra, in cui nove donne e un uomo si esibiscono con le immagini della testa di Ai a coprire genitali e capezzoli, suggerendo un originale e ironico commento al tema della censura, di cui l’artista è ora vittima.
Via | The Guardian

Un anno fa Ai Weiwei era un celebre artista, il cui Sunflower Seeds apriva la Tate Modern per acclamazione popolare. Oggi è famoso per gli 81 giorni trascorsi in carcere, quanto per il suo lavoro. Nel tentativo di metterlo a tacere, le autorità cinesi sembrano aver amplificato la sua voce.
La sua improvvisa scomparsa, dopo aver attraversato l’aeroporto di Pechino il 3 aprile, ha scioccato anche gli amici, che hanno temuto per lui. Il suo alto profilo d’artista, e il fatto di essere figlio di un celebre vegliardo, il poeta Ai Qing, gli avevano assicurato una certa protezione fino ad allora. Per i gruppi in difesa dei diritti umani la sua detenzione dimostrava che nessuno era immune. L’avvenimento suscitò un moto di indignazione globale di cui egli stesso ha ammesso di esserne stato sorpreso. “Non avrei mai immaginato che potesse accadere. Penso che questo dimostri che stiamo vivendo un’epoca molto diversa, attraverso internet, i media. Avevo comunicato così spesso con il mondo esterno da rendere molto chiaramente quello avevo in mente”.
Anche se dice di aver imparato da questa esperienza, è altrettanto chiaro nel riconoscere quanto lo abbia danneggiato. “Avverti dal primo momento che non loro non hanno alcuna intenzione di agire nel rispetto della legalità … mi sono sentito molto dispiaciuto per la mia famiglia, mio figlio, le persone a me vicine”. Weiwei ha sempre insistito nel considerare la Cina la sua casa, ma nei suoi momenti peggiori ha avuto dei dubbi su questo. “Mi sono chiesto: ‘Sei stato tanti anni negli Stati Uniti e non hai mai preso la cittadinanza, come puoi essere così stupido?’ E’ pericoloso.’ Ma l’artista si ritiene anche fortunato “Sono abbastanza vecchio. Credo che i più giovani possono essere più danneggiati, più provati’”.
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Ai Weiwei - l’artista e dissidente cinese incarcerato nell’aprile scorso - ha pubblicato su NewsWeek un ritratto della Pechino in cui vive e dei luoghi in cui è stato recluso per 81 giorni dal 2 aprile al 22 giugno 2011. Ai Weiwei racconta anche e soprattutto le carceri:
Il mio calvario mi ha fatto capire che ci sono molti buchi neri in questo luogo, dove gettano le persone, togliendo loro l’identità. Senza nomi, solo numeri. (…) ci sono migliaia di posti come questi. Solo la tua famiglia ti piange, e sa che sei sparito. Chiede, ma non riesce a ottenere risposte, nemmeno dai livelli più alti della polizia o del governo. Mia moglie ha chiesto ogni giorno informazioni sul mio conto, chiamando ogni stazione di polizia. Dov’è mio marito? Ditemi solo dov’è mio marito. Niente documenti, niente informazioni.
Qui solo un estratto, leggete su Travelblog la Pechino da incubo di Ai Weiwei.

Il silenzio non si addice ad Ai Weiwei. Uscito di prigione, l’artista più famoso della Cina è tornato ad oltrepassare i limiti. Quando fu rilasciato nel mese di giugno, dopo due mesi e mezzo in isolamento, le autorità dichiararono di averlo liberato perché malato e per aver confessato il reato di evasione fiscale (in realtà era accusato anche di pornografia e bigamia). Allo stesso tempo gli fu intimato di smettere di rilasciare interviste provocatorie e di non utilizzare Twitter come mezzo di informazione politico. Così Weiwei ha tenuto un profilo basso per un po’ di tempo. Poi ha ricominciato a dare segni di irrequietezza. Quando ha aperto un account nel mese di luglio sul nuovo social network, Google +, si è presentato nel suo profilo come “un sospetto appassionato di pornografia ed evasore fiscale”.
All’inizio era tornato su Twitter, dove ha quasi centomila seguaci, in punta di piedi, prima con messaggi sul cibo, il suo peso e, all’occasione, qualche foto bizzarra. Poi ha cominciato a rispolverare alcuni dei suoi temi più familiari: “Se non parli in nome di Wang Lihong e Ran Yunfei (entrambi attivisti e blogger cinesi anti regime) non solo sei una persona che non si distingue per senso di equità e giustizia, ma sei anche uno che non ha rispetto di se stesso”.
“Al momento non è conveniente accettare interviste”, ha detto sua moglie alla Associated Press, usando un’espressione tipicamente cinese, dove ‘convenienza’ si usa indistintamente per declinare un invito a cena o per evitare un grosso rischio. Su Twitter, Weiwei ha inoltre lamentato il trattamento subito dalla polizia da quattro suoi amici che erano stati arrestati per mesi insieme a lui. Ha descritto così l’incontro con il suo amico Liu Zhenggang: “Ha parlato del periodo della sua detenzione per la prima volta: ebbene quest’uomo dalla volontà d’acciaio aveva le lacrime che gli solcavano il viso… Ha avuto un improvviso attacco cardiaco durante il suo periodo di detenzione ed era quasi in fin di vita”.
Secondo lo speaker di Al Jazeera che presenta il video nel servizio qui sopra, le figure dello Zodiaco cinese realizzate da Ai Weiwei a Londra alla Somerset House, rappresentano la pazienza e il sacrificio.
Katie Hill, esperta d’arte contemporanea cinese, sostiene che dietro l’operazione ci sia una critica nei confronti del comportamento dell’Occidente verso la Cina, quasi a sottolineare tutta la violenza utilizzata negli ultimi secoli.
Nel video si fa riferimento anche all’installazione dedicata a Weiwei da Anish Kapoor al Grand Palais di Parigi, di cui vi parleremo presto.
Si apre oggi alla Somerset House di Londra Ai Weiwei - Circle of Animals / Zodiac’s Head, esposizione outdoor delle sculture dell’artista cinese che rimane incarcerato. Fino al 26 giugno 2011 sarà possibile vedere le dodici teste di animali in bronzo, che rivisitano l’iconografia tradizionale dello zodiaco cinese.
A fianco della mostra saranno organizzati nelle prossime settimane una serie di talks in cui ci si confronterà sulle pratiche dell’artista, sull’uso dei social media e sul suo attivismo politico. Nel frattempo, scarseggiano le notizie sulle condizioni di salute dell’artista, che comunque ha firmato il progetto per l’installazione del cerchio degli animali a Somerset House, accompagnandolo con le seguenti parole.
“Sono affascinato dall’idea di fare arte pubblica. ’Pubblico’ non si riferisce solo al pubblico del museo: si tratta anche solo di chi passa e utilizza gli spazi comuni. Credo che il pubblico merita il meglio. In passato, solo il Papa o l’imperatore hanno avuto accesso alle opere d’arte che hanno commissionato. Voglio che il mio lavoropossa essere accessibile a tutti. Come Yuanming Yuan (un cortile imperiale in Cina nd.) era in costruzione, Somerset House è stato in fase di costruzione e per me questo significa che il cortile è il luogo ideale per il cerchio degli animali.”
Ai Weiwei ‘Circle of Animals / Zodiac’s Head’ alla Somerset House di Londra




Arriva dalla media company di Hong Kong RTHK la notizia che l’artista cinese Ai Weiwei ha confessato sotto tortura di aver evaso le tasse. Un articolo del quindicinale Human Rights in China riporta che “Ai con riluttanza ha ammesso il crimine dopo essere stato torturato dalla polizia. Portato via dalla polizia all’aeroporto di Pechino, da più di due settimane non si avevano notizie su di lui”.
La notizia non è ancora pienamente confermata, ma la tortura è un metodo largamente utilizzato contro i milioni di dissidenti cinesi. Governi di tutto il mondo, non ultimo quello tedesco, hanno ri chiesto formalmente la scarcerazione dell’artista al presidente Hu Jintao.
Oltre che per reati fiscali, Weiwei è accusato anche di bigamia e diffusione della pornografia sul web. Vedremo se riusciranno a farlo confessare anche per questi crimini.

Dal suo arresto si susseguono ogni giorno le iniziative di protesta e sensibilizazione, on- e offline. Per molti versi la Cina non ha tratto molti benefici dall’arresto (17 giorni fa) dell’artista-attivista: ne ha sì impedito la mobilità, ma è tornata sotto il fuoco incrociato dei media e dell’opinione pubblica internazionale. Ai Weiwei non è uno qualunque e la comunità internazionale sa bene che il suo è un arresto squisitamente politico, anche se il governo di Pechino continua a sostenere di averlo punito per crimini economici.
Ma d’altronde c’è sempre stata molta censura nella Repubblica Popolare Cinese: basti pensare ad Ai Qing, il padre di Ai Weiwei, poeta di matrice patriottica e nazionalista apprezzato negli anni ‘30 e ‘40 del secolo scorso, ma perseguitato come attivista di destra negli anni ‘50 e costretto ai lavori forzati in una fattoria per vent’anni. Oggi per molti versi gli artisti hanno molta più libertà creativa di allora, purché non sfiorino minimamente questioni legate alla politica. Esclusa la sfera politica (e quindi anche una bella fetta di quella ’sociale’), viene da pensare quale raggio d’azione rimanga all’arte contemporanea in Cina, se non quello di “appartarsi” nei territori della contemplazione, in un atteggiamento “sornione”. Ecco perché l’arte contemporanea cinese va forte sul mercato, perché gli artisti sono dei manager, non certo degli attivisti.
Il caso di Ai Weiwei è però quello di una scheggia impazzita: lui fa muovere centinaia di collezionisti dalla Cina a Londra che pagano milioni di euro alle aste di Sotheby’s e al contempo critica apertamente alcune scelte politiche del governo cinese (locale o nazionale che sia). Non stiamo parlando di ideologia, ma di vere e proprie denunce: come l’appoggio di Weiwei ad un’inchiesta sulla mala-edilizia, per la morte di cinquemila bambini a scuola per il terremoto del 2008 in Sichuan.
Continua a leggere: Dopo l'arresto di Ai Weiwei, quale ruolo per l'arte contemporanea in Cina?
Ai Weiwei è l’ultima vittima di un’ondata di repressione che si sta abbattendo su chiunque in Cina non sia completamente allineato al regime. Come ricorda La Stampa
La vicenda si inserisce in quella che alcuni gruppi umanitari internazionali hanno definito la più severa ondata di repressione del dissenso a verificarsi in Cina dal 1989, in seguito al massacro di studenti su piazza Tiananmen. A partire da febbraio - qui la mappa dei dissidenti scomparsi su Shangaiist, segnalata da Simone Pieranni su Wired ndr - tra le cento e le duecento persone sono state sottoposte a provvedimenti repressivi - arresti, arresti domiciliari o altre restrizioni della libertà personale, spesso extragiudiziali - e più di venti persone, tra cui alcuni degli avvocati più in vista impegnati sul terreno dei diritti umani, sono scomparse e si teme siano detenute segretamente e a rischio di essere sottoposte a tortura
Ma chi è Ai Weiwei e perché fa così paura al governo di Pechino?
Continua a leggere: Ai Weiwei incarcerato: chi è l'artista che fa paura alla Cina

Quanche tempo fa abbiamo trattato sul blog l’ultimo lavoro di Ai Weiwei esposto alla Tete Modern di Londra, consistete nella riproduzione di 100 milioni di semi di girasole in porcellana.
Ebbene, qualcosa è successo “sopra” questa opera. Il 29 gennaio scorso il collettivo IOCOSE ha fatto una passeggiata nel distretto di Bankside a Londra, acquistando in un negozio un’innocua bustina di semi di girasole del valore di 1 poud. Con la suddetta bustina in mano, gli artisti si sono diretti alla Tate Modern e, confondendosi in mezzo ad un gruppo di turisti, hanno depositato i loro semi sull’opera di Ai Weiwei. Con almeno tre risultati: che i semi (quelli veri e quelli di porcellana) sono indistinguibili all’occhio gli uni dagli altri, che l’opera originale risulta apparentemente invariata, che un’altra nuova opera è di fatto ora esposta nella famosa galleria.
Gli artisti, che non passavano certo di là per caso, dopo il “lancio” dei semi hanno infatti ribattezzato l’opera “Sunflower Seeds on Sunflowers Seeds” davanti alla security alquanto confusa e al gruppo di visitatori, che hanno reagito in modo eterogeneo: dal divertimento, all’apperzzamente al rimprovero di un “gentleman”, come leggiamo nel comunicato comunicato ufficiale.
A questo link trovate maggiori informazioni e una bellissima photogallery sulla perfromance.