Parigi dedica una grande mostra a Willy Ronis, proporio come lui avrebbe voluto. Scomparso nel settembre del 2009, il fotografo avrebbe voluto festeggiare i suoi cento anni (era del 1910) con una mostra, e ora Parigi lo omaggia, esponendo alla Monnaie, l’antica zecca della capitale francese, circa 150 scatti.
Uno dei fotografi più importanti del secondo dopoguerra, Ronis è considerato uno dei maggiori interpreti della fotografia umanistica, quella corrente artistica che coniugava il realismo poetico alle esigenza di un setito umanesimo. Fedele al bianco e nero (come del resto Capa o Cartier-Bresson, con i quali condivide una parte della sua arte), fu tra le altre cose fotografo di “Life”.
La sua è una fotografia che oggi sentiamo forse un po’ “passata”, ma che allo stesso tempo, grazie alle composizioni sempre perfette, alle atmosfere evocate, ai soggetti realistici, esercita ancora un grande fascino. Una mostra è il modo migliore per festeggiarlo.
Il 19 maggio a palazzo Colonna, sede romana di Bloomsbury Auctions, si terrà un’asta imperdibile per tutti gli amanti della fotografia, meglio se con qualche soldo in più da spendere. Verrà infatti presentata in un unico catalogo l’intera collezione della Bloomsbury, quella di Roma, di Londra e di New York.
Molti gli scatti interessanti che andranno all’asta: particolarmente preziosa una foto di Mapplethorpe che ritrae una Patty Smith giovanissima (stima: 10-15.000 euro), ma anche una rappresentazione in costume di Julia Margaret Cameron (7-9.000 euro). Tra gli italiani, vanno senz’altro segnalate le opere di Cavalli, Ghirri, Basilico, Jodice.
Ma nella sezione dei maestri non possono mancare Robert Capa e Henri Cartier-Bresson. Ed è già stata preparata, per il 15 giugno, l’asta “Ambiguity” dedicata agli scatti che rappresentano il confine tra maschile e femminile.
Fino all’11 aprile, il museo nazionale Alinari di Firenze ospita la mostra fotografica “Parigi Capitale della Fotografia 1920-1940″, un viaggio nel paese e negli artisti che, nella Francia tra le due guerre, hanno dato vita a un avanguardia fotografica sotto l’insegna del surrealismo e del dada. Parigi, allora, meta di pittori, fotografi, scrittori, ha visto uno dei momenti in cui la fotografia ha raggiunto una delle massime esperienze espressive, tra collage, illusioni ottiche e ritratto dell’inconscio.
Giunge quindi in Italia l’archivio dello storico della fotografia Christian Bouqueret, e in particolare arrivano un centinaio di opere, tutte vintage prints, accompagnate da documenti originali dell’epoca. Tra gli artisti compaiono alcuni di quelli destinati a fare la storia della fotografia, come Henri Cartier-Bresson o Man Ray, ma anche altri, meno noti, ma di grande interesse, come Pierre Boucher, Erwin Blumenfeld, François Kollar e Gisèle Freund.
E Parigi viene quasi perquisita dagli obiettivi dei fotografi: Parigi come icona, come luogo di sperimentazione, di rifugio o libertà: la capitale francese riappare nel suo splendore un po’ decadente ma sempre illuminato dai riflettori. E, quasi a fare da complemento all’indagine sulla città, quella del nudo, in tutti i suoi aspetti: nudo come carne, attrazione; nudo come modello greco, apollineo; nudo come oggetto.
Parigi capitale della fotografia
Continua a leggere: A Firenze, "Parigi capitale della fotografia"