
Che sia un effetto secondario della crisi oppure no, quel che è certo è che i Musei parigini possono proprio rallegrarsi del risultato. E sono proprio quelle statistiche, spesso ostili alla cultura, a registrare l’importante incremento avvenuto nell’anno ha chiuso i battenti da qualche settimana. Le funeste profezie di decadimento sembrano non aver toccato le più celebri istituzioni della capitale francese, che anzi, hanno dovuto fare i conti con file d’attesa ben più lunghe del solito.
Ma chi sono i principali beneficiari di queste affluenze da record? Tanto per cominciare il “Re dei musei parigini”, naturalmente, Il Louvre, che, con i suoi 8,8 milioni di visitatori, ha registrato una crescita del 5% rispetto al 2010. Poi il Centre Pompidou, “la mecca dell’arte contemporanea”, che ha visto gli ingressi alle esposizioni temporanee (con una buona fetta di partecipazione legata alla grande mostra su Munch) aumentare del 29%, superando la soglia dei 2 milioni raggiunta nell’anno precedente. Terzo citato il Quai Brainly (del quale avevamo già parlato in occasione della biennale alternativa Photoquai) le cui collezioni a sfondo etnografico, sono state viste da 1,4 milioni di curiosi, per una crescita totale del 9%.
Immagine da films.louvre.fr

Se dico Centre Pompidou o Beaubourg vi verrà subito da pensare a quella grande cattedrale dell’arte moderna e contemporanea che spicca nel pieno centro di Parigi, a due passi dalla Senna e dal quartiere latino. E fino a qualche tempo fa vi avrei dato immediatamente ragione. Oggi non è più così, perché il rinomatissimo museo della capitale ha un “fratellastro” altrettanto interessante, giusto un po’ più a nord-est verso il Belgio e la Germania, e precisamente a Metz, capoluogo della Lorena.
Si tratta di un grande progetto partorito dai creativi Shigeru Ban e Jean de Gastines, inserito nell’enorme piano di riqualificazione di Nicolas Michelin che intende trasformare la ridente cittadina in una delle mete più importanti del turismo francese. Un’intenzione rafforzata dalla volontà di rendere il luogo attraente anche agli stessi abitanti della regione parigina, che sono invitati a trasferirvisi dai numerosi manifesti della campagna di comunicazione, che tappezza buona parte delle principali stazioni nazionali. E le stesse opere d’arte si prestano al gioco dichiarando provocatoriamente il loro stesso “trasloco”. Quanto basta per farci un salto insomma.
Via | centrepompidou-metz.fr
Munch: artista pienamente moderno, è il tema dell’esposizione ospitata fino al 23 gennaio 2012 presso il Centre Pompidou di Parigi. Un genio e un uomo che si evince attraverso le centoquaranta opere (di cui sessanta quadri, cinquanta fotografie d’epoca, numerosi lavori su carta, pellicole e alcune rare sculture) raccolte e distribuite dai curatori del Museo Nazionale d’Arte Moderna Angela Lampe e Clément Chéroux, in un percorso di scoperta che affronta ben nove punti diversi dell’esperienza del famosissimo simbolista norvegese:
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Camminavo a passo veloce nei pressi del Centre Pompidou ieri sera poco prima delle sette. Sotto una pioggerellina autunnale Parigi dava il meglio dei suoi colori e una specie di bruma rosacea avvolgeva delicatamente le persone. Camminavo a passo leggero e mi sono arrestata di botto: un disegno enorme stava per essere profanato dai miei piedi. Ci ho messo un po’ a distinguere cosa rappresentasse, le dimensioni ampie impedivano una vista completa e soprattutto la folla che si accalcava non lasciava spazio ad uno sguardo d’insieme.
Avrei potuto proseguire, girare le spalle a quello strano tratto sul selciato e ritornare alle mie occupazioni di un sabato sera qualunque. La sola parte che riuscivo a scorgere bene (una specie di insieme di radici) mi inquietava. In fondo, non avevo nessun posto da raggiungere con urgenza, e per di più mi accattivava l’idea di osservare un elemento dalla vita così breve. Ho atteso per lunghi minuti, ma niente arrestava la curiosità dei passanti e l’immagine non solo stentava a completarsi, ma cominciava lentamente a confondersi nella pioggia caduta. Mi sono abbassata e ho scoperto che la polvere scura era caffè macinato, l’immagine lo conferma e le parole scritte in corsivo aprivano molteplici universi di senso:
L’ipocrisia condivisa del mondo!
Poco a poco sono comparsi alcuni dettagli, si delineava una specie di pianeta tondeggiante con degli alberi, degli esseri armati e degli animali minacciati. Una rappresentazione tutt’altro che paradossale di un luogo che conosciamo bene!
Un facoltoso imprenditore milanese, da tempo cercava un quadro di Wassily Kandinsky per la sua collezione. Lo scorso anno era stato contattato da tre mercanti d’arte attivi sulla scena meneghina. Avevano un Kandinsky di 60 x 40 cm, un pezzo chiamato K19, che risaliva ai primi del ‘900 ed erano disposti a venderlo per 3 milioni di euro.
La tela sarebbe stata un ritrovamento recente, catalogato in un’esposizione del 2008 in una galleria di Mosca. Il collezionista però voleva vederci più chiaro, sebbene si trattasse di un’affare, tre milioni sono sempre tre milioni. Si è rivolto così ai Carabinieri preposti alla tutela del patrimonio culturale che, dopo alcune indagini hanno sequestrato il pezzo e l’hanno sottoposto alle analisi del Centre Pompidou di Parigi. Il risultato? Un falso, che accurate ricerche hanno ipotizzato sia stato dipinto in Israele e sia passato, dopo Mosca, ad un collezionista tedesco.
Adesso l’indagine si sposta dunque sulla scena internazionale, con otto persone indagate per truffa.

Vi ricordate della BMW che Jeff Koons decorò per il BMW Art Program? Non resterà solo un’opera d’arte, ma si sporcherà e gareggerà alla prossima 24 ore di Le Mans, a giugno.
La BMW M3 GT2 bianca (la diciassettesima del progetto, ad essere decorata da un artista di fama mondiale) si sta scaldando i muscoli in uno showroom di New York, ma ben presto comincerà le prove e, nonostante la necessaria spocchia da vedette di cui farà mostra, siamo sicuri che darà del filo da torcere alle più agguerrite rivali, che non vantano una livrea raffinata come la sua.
Il 1° giugno l’auto sarà presentata al pubblico da Koons, al Centre Pompidou di Parigi. Non è la prima volta che una BMW dell’Art Program corre davvero una gara, ma è probabilmente la volta in cui le caratteristiche tecniche della vettura sono più competitive in assoluto.

Se siete a Parigi, scordatevi di andare a visitare il Centro Pompidou o il Museo d’Orsay: sono giorni di sciopero per le principali istituzioni museali della capitale francese. E per una buona ragione.
Più di metà dei posti di lavoro di dipendenti andati in pensione da musei come i predetti, ma anche il Louvre (che però partecipa solo parzialmente allo sciopero, riducendo da 13.50 a 9 euro il costo del biglietto), non sono stati rinnovati.
Questo, secondo i sindacati, non solo si traduce in un grave disagio sociale, ma anche e soprattutto in un grave danno all’immagine della città e della cultura francese in generale. Lo sciopero è in corso già da due giorni (è cominciato ieri mercoledì 2 dicembre) e già è fruttato un incontro con il ministro della cultura Mitterand. L’augurio è che il il week end tutto possa essere tornato alla normalità, con qualche buona notizia per le famiglie degli operatori del settore museale.
Dal 28 novembre la Fondazione Joan Miró ospiterà per la prima volta a Barcellona un’importante mostra dedicata al grande artista cecoslovacco František Kupka (1871-1957), maestro e pioniere (talvolta non riconosciuto) dell’arte astratta europea.
La mostra vedrà l’esposizione di circa 80 tra dipinti e disegni, tutti provenienti dalla collezione del Centre Pompidou di Parigi. Kupka nella sua lunga carriera ha creato famose vignette satiriche per la stampa (soprattutto anarchica) e ha attraversato momenti fauves, cubisti e divionisti, per poi dedicarsi a soluzioni astratte che, però, rimasero piuttosto sconosciute fino al secondo dopoguerra, forse anche per l’indipendenza del percorso artistico scelto dal pittore.
Le sue opere (di cui potete veere alcuni esempi nella gallery) riflettono le sue teorie personali sull’uso colore (a volte ricorda Delaunay) e sulla relazione tra musica e pittura. Fino al 24 gennaio, nei bellissimi spazi della Fondazione nel Parc de Montjuïc.
Da ieri sulla scena tutte le donne del Centre Pompidou con “Elles”, una mostra dedicata all’arte femminile delle collezioni del museo, dal XX secolo. Sono più di 200, le donne del Centre Pompidou. Artiste, fotografe, architette, le signore accoglieranno i vistatori al quarto e al quinto piano del centro, suddivise in 7 sezioni tematiche dai titoli finemente accattivanti.
Le pionere, innanzitutto, ovvero le donne “moderne”: Sonia Delaunay, Frida Kahlo, Diane Arbus ed Eileen Gray, tra le altre. Poi le contemporanee: in “Fuoco a volontà” troviamo le critiche, le femministe, coinvolte nella storia e nel suo sviluppo politico e sociale, come Niki de Saint Phalle. “Corps slogan” è un capitolo dedicato alle rappresentazioni del corpo e gli stereotipi di genere affrontati e messi in scena ad esempio da Jana Sterbak o Atsuko Tanaka.
“Eccentrica astrazione” testimonia, invece, l’opera di donne come Louise Bourgeois e Vera Molnar, che hanno indagato il rapporto tra l’astrazione e la figurazione con soluzioni originali, tra il concettuale e il sensuale. Ci sono poi “Una stanza tutta per sé” ( le donne e lo spazio privato, con Charlotte Perriand e Dorothe Tanning), “La parola all’opera” (arte narrativa e concettuale) e “Le immateriali”, ovvero la smaterializzazione dell’opera d’arte, testimoniata da Tacita Dean e Matali Crasset tra le altre. Allez les filles!

“Air de Paris” è il titolo di una celebre opera del padre ‘celibe’ del dadaismo, Marcel Duchamp. La prima edizione è del 1919 e, come nella migliore tradizione del maestro, è stata in seguito più volte replicata.
“Airs de Paris“, con una ’s’ in più che solo i più acuti apprezzeranno, è una mostra che inaugura oggi al Centre Pompidou di Parigi, che festeggia i suoi primi trent’anni di attività.
Il richiamo a Duchamp è uno spunto per raccontare la capitale francese di oggi attraverso scultura, pittura, arti plastiche, design e video. La collettiva si può visitare fino al 15 agosto.