
In mostra fino al 3 aprile all’Area 24 Art Gallery di Napoli Liu Ren, classe 1980 e Lu Yuwei, classe 1977. Il primo reinterpreta il segno della crepa, che la cultura occidentale considera principio di decadimento. Per l’artista cinese la crepa è quella nel guscio d’uovo che si rompe e annuncia nuova vita. In questo processo si preserva il passato in sensazione del futuro.
Liu Ren propone l’immagine della crepa all’interno di una schematica serialità, in cui ogni volta scopre l’impossibilità di ridurre l’individuo. Lu Yuwei invece porta le sue figure tranquille e malinconiche, vincolate ai cardini della rappresentazione prospettica dei quadri.
Due artisti sicuramente interessanti, che, pur appartenendo a quella generazione che si è ‘occidentalizzata’, mantengono un’originalità di spirito e la capacità di mescolare e ricombinare elementi simbolici diversi.
Continua a leggere: Liu Ren, Lu Yuwei. La giovane arte cinese a Napoli

In Australia il Lava – Laboratory for Visionary Architecture ha realizzato delle grandi tigri con la tecnica dell’origami. Il progetto è stato commissionato dalla Customs House di Sydney per festeggiare il Capodanno cinese.
Un incontro speciale, tra l’antica tecnica dell’origami e il design d’avanguardia, tra tradizione e innovazione, dove est e ovest si incontrano. Il progetto ha lo scopo di sensibilizzare sul pericolo di estinzione proprio nell’Anno della tigre nel calendario cinese.
Fatti di materiali completamente riciclabili, alluminio e Barrisol, i grandi felini sono illuminati con led a basso consumo.
Apre oggi a Palazzo Reale di Milano un grande evento dedicato alla Cina contemporanea. Cinquanta artisti e più di 180 opere tra dipinti, installazioni, sculture e video, raccontano la grandezza e le contraddizioni degli ultimi quindici anni dell”impero cinese”.
Sette sezioni, per un excursus sulla storia recente a partire dalla grande rottura col passato e la nascita di un linguaggio artistico che guarda con interesse al mondo occidentale, pur mantenendo la propria radicalità.
In mostra c’è Jang Zhi, che mette in luce il nostro rapporto col consumismo, Shi Jinsong, che trasforma semplici oggetti come culle e carrozzine in strumenti da guerra. Poi la video performance di Zhang Huan che si ricopre di miele e le api gli si posano addosso, le fotografie di Wang Quingson e poi tutta l’esperienza della Cina Popolare, Zeng Hao, Zhou Tihehai e Ma Liuming . Poi il racconto degli anni dell’Est Village, il quartiere di Pechino che dette ospitalità ad artisti e critici nei primi anni novanta.

I Diari di Nanchino di Massimo Canevacci, 6° puntata.
Una puntata dedicata a tutti coloro che guardando la loro immagine in passaporti, carte d’identità, patenti senza mai riuscire a riconoscersi.
Ma non vado oltre. La storia di Biofoto merita di essere scoperta da sola, anche perchè sarà Lei in prima persona a raccontarvela…
Per il quarto appuntamento con I Diari di Nanchino di Massimo Canevacci, proponiamo una puntata interamente vistuale.
Per chi ha letto le pagine dedicate a Multi-Mao entrando nel clima di preparazione per la celebrazione del 60mo anniversario della repubblica Popolare Cinese, quelle che vedrete sono foto che ritraggono l’evento dal vivo: un anniversario bagnato di pioggia. Solo immagini prive di commento, ma sarà facile ricostruirne l’ambientazione seguando il filo della precedente narrazione.
Prossimo appuntamento per domenica prossima con Il Pianoforte di Taiwan.

Ormai la tecnologia ci permette di scendere nelle strade delle città del mondo stando remotamente seduti sulla sedia della propria scrivania. È il caso di Google Street View, il tool di geolocalizzazione fotografica di google nato circa un anno fa. Strumento utilisssimo per alcuni, strumento invasivo e pericoloso per altri.
Grazie a Street View possiamo vedere un bel pezzo di Blu a Praga. Si tratta di una struttura cromosomica elicoidale tridimensionale, con carrarmati, congolati e trattori. La discreta qualità degli scatti fotografici permette di avvicinarsi con lo zoom e di spostarsi lateralmente lungo l’edificio che ospita il lavoro.Sempre attraverso Street View sono poi disponibili le foto dell’area scattate dagli utenti, per avere ulteriori prospettive.
Un altro bel lavoro di Blu visibile tramite questa tecnologia è quello realizzato al Cox 18 in via Conchetta, sui Navigli, a Milano, di cui vi avevamo parlato qui. Grazie all’integrazione con Google Maps avrete quindi l’indirizzo esatto per vedere i lavori di persona, qualora andaste a Praga o Milano.

Reduce dal successo della personale estiva a Barcellona e presente alla V Edizione del Festival Internazionale di Pechino (in corso fino al 13 ottobre 2009), l’artista leccese Fulvio Tornese, architetto di formazione, presenta dal 2 ottobre nello spazio della Galleria It’s My* di Milano I Giganti.
Un lavoro pieno di fascino il suo, che ricorda il fumetto d’autore e l’illustrazione per la leggerezza delle sue tinte e la fantasia dei soggetti. Figure gigantesche che condividono una quotidianità surreale, sempre intenti o in procinto di muoversi. Partire chissà dove, forse fuggire da se stessi, dalla loro profonda umanità. Un’anima la loro resa disumana dalla soltanto apparente inconsistenza dei paesaggi, spazi irreali che hanno molto a che vedere con il nostro mondo.
Non è un caso forse se per la scelta delle sue opere per il festival di Pechino è arrivato fino a Lecce direttamente il presidente Hu Jintao, anch’esso architetto.
Continua a leggere: Fulvio Tornese, l'artista che piace tanto a Hu Jintao
L’ultimo aggiornamento risale a febbraio 2008, ma il tema Cina trovo sia adatto in questo periodo.
Progettato nel 2003 durante un viaggio in treno, come riflessione sulla globalizzazione e sull’omologazione, “Urban Fiction” e’ un progetto in divenire di Xing Danwen, che ha preso forma nel 2004. Consiste in fotografie che riproducono i modellini di edifici utilizzati dalle agenzie immobiliari in Cina per la vendita di appartamenti. Ogni tanto l’autrice aggiunge un immagine con dettaglio, a testimonianza del processo di trasformazione urbana in Cina come altrove.
Secondo il pensiero dell’artista, viviamo in un mondo sempre piu’ piccolo, in centri urbani sempre piu’ fitti eppure siamo sempre piu’ soli e isolati. Questa solitudine si riflette anche nell’estetica asettica delle abitazioni che sono prive di vita umana. La riflessione in se’ non e’ originale, ma l’artista aggiunge qualcosa di curioso nei suoi scatti che attira lo sguardo in chi osserva. Inserisce delle persone nelle immagini, che sono pero’ poco visibili nell’insieme. Quelle che si vedono in piccolo non sono delle miniature, ma fotografie della stessa autrice che si propone in ruoli diversi (evidenziate in macro separate).
Aggiunge quel tocco umano che fa la differenza nella foto e cambia l’effetto dell’immagine. Inoltre si crea un paradosso dove lei reale, gioca ad interpretare personaggi non-reali, dall’assassina alla ragazza viziata alla sportiva ecc.
Forse verranno aggiunti pochi altri pezzi, ma visto la dinamica, potrebbe continuare all’infinito come testimonianza dei cambiamenti dei paesaggi urbani.
Urban Fiction - 2004/2008 - Xing Danwen



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La prima azione futurista è stata sorprendente e originale. La seconda azione sponsorizzata e già vista. La terza politica e retorica.
Graziano Cecchini è tornato a Roma con una nuova azione di arte pubblica. Ieri mattina davanti a Castel Sant’Angelo ha liberato in cielo “l’Obelisco del Sangue e della Libertà“, un’opera di protesta contro la censura della stampa in Cina, la chiusura del Laogai e a favore dei diritti del popolo Karen, composta da 4 striscioni con le scritte Free Tibet, Free Karen e Stop Laogai. L’opera è stata alzata in cielo da tre palloni colorati, uno rosso, uno giallo e uno azzurro.
Vogliamo far prendere coscienza delle migliaia di condanne a morte che ogni anno avvengono in Cina. Voi volete una nuova Auschwitz? Noi no. Queste le parole di Cecchini, autoproclamatosi rivelatore di novità sconosciute al mondo! Ma non contento dell’arma letale della retorica, in questo video dice anche che farà un reportage.
Azione futurista di Graziano Cecchini: l’Obelisco del sangue e della libertà



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I guerrieri dell’Esercito di Terracotta di Qin Shi Huang sono arrivati a Torino e vi rimarranno fino al 16 novembre. “Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla via della seta“, in mostra al Museo di Antichità di Torino, si presenta come una grande occasione per scoprire più di mille anni di arte e storia cinese. I guerrieri sono solo 6, ma esposte ci sono quasi 200 opere provenienti dai principali musei cinesi.
Scoperto casualmente nel 1974, l’Esercito in mostra a Torino si compone di un ufficiale con armatura, due soldati semplici, un auriga, un balestriere inginocchiato e un ginnasta, scelti per dare idea della varietà degli elementi che lo compongono.
Tra le opere raccolte c’è il Buddha Maitreya di oltre due metri, rinvenuto nelle grotte di Longmen, che appartiene al periodo della dinastia Tang. Ci sono sette tra i più importanti reperti di legno laccato, parte del corredo funebre della Marchesa di Dai, il cui corpo è stato trovato intatto. Le lacche variopinte erano considerate nell’epoca Han ancora più preziose del bronzo e rappresentative dell’elite. E poi, tra i tanti lavori, sono visibili in anteprima alcune significative opere che fanno parte delle raccolte del Museo d’Arte Orientale di Torino, che aprirà il 5 dicembre.
La mostra è curata da Sabrina Rastelli e Maurizio Scarpari; l’ambientazione è di Andrea Bruno. Per approfondimenti, informazioni e visione di altre immagini vi rimando al sito Fondazione per l’Arte, organizzatrice dell’evento.