Nella notte che ha riportato i Repubblicani alla guida della Camera dei Deputati degli Stati Uniti d’America si sono registrati alcuni importanti record d’asta nella vendita Impressionisti e Arte Moderna da Sotheby’s.
Come preannunciato il grande trascinatore è stato Modigliani. Per impossessarsi de La Belle Romaine si sono dati battaglia cinque compratori. Alla fine l’ha spuntata un collezionista ancora anonimo, che ha sborsato quasi 50 milioni di euro, un record d’asta per il pittore livornese.
Parte del ricavato di altre importanti vendite andrà in favore di YoungArts, Il Programma delle Nazioni Unite per la Promozione delle Arti (NFAA). Le Bassin aux Nymphéas, una tela di Claude Monet ha realizzato 17 milioni di euro, mentre Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne (au chapeau), uno dei primi ritratti della musa che sarebbe divenuta la protagonista dei suoi dipinti negli anni a venire, è stato battuto per 14 milioni di euro.
Forse dunque, a fronte di tanta speculazione economica, una nota positiva c’è. Il programma YoungArts finanzia lo studio e la ricerca di giovanissimi (17-18 anni) artisti in tutto il mondo, fornendo loro borse di studio di sostentamento. E se questa diventasse una pratica usuale in tutte le aste milionarie?

C’è aria di nuovo record mondiale nelle vendite all’asta di opere d’arte. A mandare in fibrillazione i collezionisti milionari di tutto il mondo è un olio su tela di Claude Monet, della serie dei “lilies paintings”, cioé delle ninfee acquatiche. Misura 100.4 × 201 cm ed è stato dipinto nel 1906.
L’appuntamento è per l’asta da Christie’s dì mercoledì 23 giugno a Londra, denominata Impressionist and Modern Art Evening Sale. Le previsioni d’asta parlano di un prezzo che potrebbe oscillare tra i 30 e 50 milioni di euro.
Il quadro, non viene più esposto al pubblico dal 1926, quindi c’è grande curiosità e trepidazione da parte degli addetti ai lavori.

La National Gallery del Canada ha appena acquisito uno dei grandi capolavori di Claude Monet. Si tratta di ‘Rock Needle Seen through the Porte d’Aval, Étretat”, un olio su tela del 1886, arrivato a Ottawa grazie alla generosità del filantropo Marjorie Bronfman.
Si tratta di una veduta sulla costa delle Normandia, dai tratti di luce e colore molto innovativi per il tempo. Prima di Monet grandi artisti come Delacroix, Corot e Courbet, avevano immortalato il paesaggio selvaggio di Étretat.
In questo caso Monet aveva adottato un punto di vista estremamente audace, accessibile solo con la bassa marea. Dopo questa esperienza Monet tornò più volte in Normandia e sperimentò l’uso del colore mescolato con le rocce calcaree ricche di gesso. L’importanza dei paesaggi marini nella sua produzione si nota nella sua auto-identificazione di artista marino.

Dal 30 aprile al 27 settembre a Palazzo Reale una nuova mostra da grandi numeri assicurati, “Monet. Il tempo delle ninfee”. Grazie al più grande prestito mai concesso all’estero dal Museo Marmottan Monet, in mostra venti grandi tele che Monet ha dedicato allo studio del suo giardino di Giverny nell’ultima stagione della sua vita e della sua ricerca artistica.
Venti tele dipinte tra il 1887 e il 1923, dedicate al suo amato giardino, progetto di una vita: nel 1890 Claude Monet acquista la casa e il giardino di Giverny, a nord di Parigi, lungo la Senna. Accanto al giardino francese, con i fiori piantati in un primo tempo, costruirà un giardino acquatico e, in uno stagno, circondato da felci, salici, rododendri e azalee, metterà a dimora le più diverse specie di ninfee: è il suo giardino giapponese, oggi il più visitato al mondo.
Quegli anni, dall’ultimo decennio dell’Ottocento al 1926, saranno per Monet “il tempo delle ninfee”, il momento a cui è interamente dedicata l’esposizione che sarà allestita nelle sale nobili di Palazzo Reale. In mostra, oltre alle opere di Monet, immagini fotografiche coeve del giardino e, a rotazione, stampe di Hokusai e Hiroshige provenienti dal Museo Guimet di Parigi, a testimonianza del forte richiamo all’arte giapponese che ebbe un ruolo determinante nell’ultima stagione della vita del maestro impressionista. Dunque Monet, ma non solo.

Era il lotto più importante dell’asta Christie’s di ieri sera e ha confermato le aspettative.
Il dipinto “Le bassin aux nymphéas” di Claude Monet è stato venduto a Londra per circa 51 milioni di euro, una cifra record per il pittore impressionista. La tela fa parte di una serie di Ninfee che include quattro opere di grandi dimensioni firmate e datate dall’autore nel 1919. A differenza di altri dipinti di fine carriera di Monet, questi furono completati.
Questo il quadro più importante di un’asta che comprendeva lavori di artisti come Picasso, Signac, Degas, Matisse, Chagall e molti altri venduti per un totale di 182 milioni di euro.

Mercoledì scorso sono stati recuperati dalla polizia francese quattro quadri sottratti dal Musée des Beaux Arts Jules Cheret di Nizza ad agosto.
Come nel più classico dei polizeschi, i quadri, due Bruegel, un Monet e un Sisley, si trovavano in un’auto parcheggiata nel porto di Marsiglia.
La polizia ha seguito per settimane i movimenti della banda e mercoledì ha arrestato dieci persone tra Nizza e Marsiglia, tutte coinvolte nel tentativo di piazzare la refurtiva.
Per fortuna questi quadri si rivelano, anzi si confermano, troppo “ingombranti” da vendere. La tela di Sisley infatti è stata rubata e ritrovata per tre volte, mentre quella di Monet era al secondo furto.
via | theledger

Ieri si è saputo che, durante la notte bianca parigina dello scorso sabato, alcuni personaggi in visita al Musée d’Orsay, probabilmente ubriachi, hanno praticato una lacerazione di dieci centimetri sulla tela di Monet intitolata “Le Pont d’Argenteuil”.
I guardiani del museo, non appena sentito l’allarme, sono accorsi senza tuttavia riuscire ad acciuffare i vandali.
Fortunatamente alcuni responsabili del museo hanno fatto sapere che il quadro potrà essere restaurato senza troppi problemi.
In attesa che vengano individuati gli ignoti iconoclasti, artsblog vi invita a suggerire nei commenti le pene detentive o corporali che ritenete più opportune.
via | ansa

Poco meno di 27 milioni di euro sono una bella sommetta. Li ha sborsati un ignoto collezionista nel corso di un’asta di Christie’s a Londra, per portarsi a casa la tela di Claude Monet che vedete nella foto, venduta al doppio della stima di partenza.
L’olio è del 1904 e rappresenta il ponte londinese di Waterloo avvolto dalla foschia.
All’incanto anche “Les Arceaux de Roses, Giverny”, sempre di Monet, battuto a milioni di euro.

Seguo la natura senza poterla afferrare; questo fiume scende, risale, un giorno verde, poi giallo, oggi pomeriggio asciutto e domani sarà un torrente.
Claude Monet

Uno studio del dottor Michael Marmor, professore di oftalmologia presso la Stanford University, cerca di spiegare l’influenza che ebbero le malattie della vista di Degas e Monet sulle loro ultime opere.
Marmor ha usato dei software di grafica per mostrare quanto i due maestri in vecchiaia vedessero sfocato e con colori alterati. Lo studio è utile per le visualizzazioni, ma in realtà non giunge a nulla di nuovo.
Era già noto che i problemi agli occhi, avessero paradossalmente spinto Degas e Monet ad anticipare alcune sperimentazioni formali proprie delle avanguardie.
Degas, che da tempo utilizzava i pastelli per cogliere con maggiore prontezza i movimenti delle sue ballerine, con la malattia abbandonò progressivamente la sua precisione a favore di un tratto fatto di schegge di colori sempre più vividi. Un tratto che potrebbe essere definito espressionista. Poi rinunciò del tutto al disegno e passò alla scultura. Arte tattile, prima che visiva.
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