Chi non lo ha amato questo singolare prodotto del côté più visionario dell’arte surrealista? Davvero pochi possono affermare di non aver visto, nemmeno una volta, l’occhio spalancato dalle dita della protagonista femminile o la mano piena di formiche. Perché “Un Chien Andalou” è un vero e proprio minicapolavoro che siede a buon diritto “nell’Olimpo dei cortometraggi muti”. Sedici minuti di surrealismo puro, in una pellicola realizzata nel 1928 con la regia di Salvador Dalí (le cui opere sono attualmente in mostra a Roma) e prodotta in Francia da Luis Buñuel , nel pieno del suo periodo antiborghese e anticlericale.
Fu lo stesso Buñuel, ad aggiungervi la colonna sonora, correva l’anno 1960 e si trattava della stessa “musica” diffusa durante la prima proiezione in sala del 1929 (usando registrazioni fonografiche) il Liebestod dal Tristano e Isotta di Richard Wagner e due tango argentini. La versione che vi presentiamo oggi, è accompagnata da un diverso arrangiamento, rivisto dall’artista brasiliano Cristiano Melli nell’aprile del 2009.
Video da Didgebaba

Sono stati, sono considerati ancora oggi, e lo saranno ancora per tantissimi anni, tra i più importanti artisti di sempre. Eppure ebbero vite difficili, a volte segnate dal successo, altre funestate dalla sciagura dell’incomprensione. Si confrontarono costantemente con le critiche dell’ambiente che li circondava, e che, in certi casi, si divertivano a shoccare, ma, in maniera ancora più devastante, furono spesso vittime della loro stessa mancanza di autostima. Modesti congeniti, megalomani malcelati, a volte entrambe le cose allo stesso tempo, in una specie di “originalissima schizofrenia” che tanto ha saputo creare in termini di capolavori. Eccone qualche esempio:
Vincent Van Gogh
Pablo Picasso
Continua a leggere: Gli strani rapporti con l'autostima dei geni dell'arte

I favolosi anni ‘20. Chi, almeno una volta, non ha sognato di trovarsi a Parigi? Artisti da tutta Europa, dal Giappone, dall’America convergevano verso la ribollente capitale francese, attratti dalla sua cosmopolita, liberale, creativa, bohémienne atmosfera che al tempo non aveva pari…
Ed è proprio quel clima ad aver prodotto la cosidetta “Ècole de Paris“, nella quale confluivano personalità del calibro di Foujita, Soutine, Modigliani, Chagall, solo per ricordarne alcuni. L’arte visuale incontrava la musica e la danza, mentre le convenzioni borghesi erano messe in discussione dal Surrealismo, e la corrente cubista avrebbe dato fama imperitura a Picasso, Braque, Légere, Gris. Di tutto questo rimane traccia nelle sculture, nei costumi teatrali, nelle fotografie di un epoca vibrante e di un Europa che , superata la Grande Crisi del ‘29, avrebbe visto l’ascesa del Nazismo.
A Palazzo dei Diamanti (Ferrara) “Gli Anni Folli” rivivono in una mostra che sceglie la Parigi fra il 1918 e il 1933 come simbolo di una città diventata laboratorio internazionale di creatività e cultura. I grandi maestri della modernità, come Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Modigliani, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí, ne sono i protagonisti attraverso una selezione di opere provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.
La mostra sarà aperta fino al 19 gennaio 2012.
[Foto in alto: Cafè du Dome, Parigi, 1925]
Non vi aspettate di trovare i lavori più famosi di tre dei più grandi protagonisti del novecento, alla mostra Picasso, Miró, Dalí. Giovani e arrabbiati: la nascita della modernità. Al contrario, potrete scoprire aspetti poco noti e marginali della loro produzione, l’eclettismo ed il coraggio dei ragazzi, la tenacia con cui hanno saputo costruire il loro linguaggio pittorico.
La mostra, una delle più interessanti della primavera italiana 2011, aprirà i battenti il 12 marzo a Palazzo Strozzi di Firenze. Un allestimento originale ed innovativo, nato dalla mente di Christoph Vitali, con la collaborazione alla curatela di Eugenio Carmona. Ci saranno quadri del periodo precubista di Picasso (1900-1905) ed un centinaio di suoi schizzi giovanili. L’approdo a Parigi ad inizio secolo, la nascita della rivista Arte Joven a Madrid, un periodo ricco di suggestioni rivoluzionarie e battaglie politiche, ben documentato anche nella sua produzione artistica.
Le opere di Joan Miró in mostra appartengono invece al periodo 1915-20. Il giovane catalano intraprende il suo viaggio nel mondo dell’arte a partire da un radicale rifiuto per la pittura figurativa e il suo rapporto con le classi dominati. Il pennello di Mirò si scaglia anche contro il cubismo, che in quegli anni è diventato quasi pittura “di maniera”.
Per Salvador Dalí la giovinezza coincide invece col quinquennio 1920-25, che precede l’espulsione dall’Accademia del 1926. Poco prima di laurearsi, Dalì si scaglia contro i professori dichiarando che “nessuno nella facoltà era sufficientemente competente per esaminarlo”. Fra gli altri suoi lavori in mostra a Firenze fino al 17 luglio, Muchacha en la ventana (Ragazza alla finestra, nella foto).
Eravamo abituati a sentire notizie di questo tipo provenienti dal Giappone o da Dubai. Oggi invece sono i cinesi ad uscire con un’idea alquanto stravagante. Il nuovo progetto di sviluppo della Baia di Xiamen, prevede che il territorio, le colline circostanti, assumano l’aspetto dei paesaggi in cui era immerso Salvador Dalì a Cadaqués, in Costa Brava, in Catalogna. Un ambiente mediterraneo dai colori accesi e brillanti, ma allo stesso tempo profondi e cinerei.
In questa prima fase dei lavori, gli esperti cinesi stanno effettuando delle ricognizioni in Spagna, per ricreare a circa 6.500 chilometri di distanza un villaggio turistico in stile mediterraneo-surrealista che dovrebbe ospitare circa 15.000 visitatori. Non si tratterà però esattamente di una copia esatta, ma sarà aggiunta un’isola artificiale.

Gli olandesi se le inventano un po’ tutte per attirare visitatori nei musei e, come al solito, c’è da imparare. Qualche tempo fa vi avevamo parlato della Stanza ad Arles di Van Gogh, per seguire i lavori di restauro era stato costruito un blog apposito.
Oggi invece parliamo di Dalì. Il suo trittico Paesaggio con ragazza e corda per saltare, custodito nel Museo Boijmans van Beuningen di Rotterdam, è in corso di restauro ed i lavori possono essere seguiti dal vivo dal pubblico fino a metà agosto 2010.
Se vi recate in Olanda siete dunque avvisati. Perdipiù il Boijmans Van Beuningen ha una collezione unica di dipinti di artisti surrealisti, nomi quali René Magritte, Max Ernst e Salvador Dalí appunto. Il cui dipinto in corso di restauro, realizzato nel 1936, venne danneggiato durante un raid aereo nella Seconda Guerra Mondiale.
Dopo il salto su ‘Continua’, trovate un interessante video dal titolo ‘Dalì in Rotterdam‘, realizzato per Arttube, il canale video del Museo di Rotterdam, buona visione!
Continua a leggere: Al museo di Rotterdam si segue dal vivo il restauro di Dalì
Dopo un periodo di incertezza e di buio, il mercato dell’arte sembra essere vicino ad una ripresa. Lo dicono le case d’asta ed i collezionisti, che dopo lunghi mesi di stand by, tornano a registrare cifre di vendita da capogiro.
Volete qualche prova? Basta vedere a quanto è stato venduto un quadro di Salvador Dalì, Donna invisibile che dorme, cavallo, leone. Un olio su tela del 1930, venduto per 9,5 milioni dollari lo scorso mese.
Cosa dire poi dell’ Uomo che cammina, io, di Alberto Giacometti che nel febbraio di quest’anno ha raggiunto i 104,3 milioni dollari, il record per una vendita all’asta? Per adesso la ripresa coinvolge soltanto i grandi maestri, i cui solidi risultati rafforzano la fiducia degli investitori e incoraggiano i proprietari di capolavori a rientrare sul mercato. Che dire…sebbene l’arte sia un sentimento nobile e profondo, il suo mercato risponde sempre alle tristi dinamiche della speculazione finanziaria.

Una donna spagnola di 52 anni, di nome Pilar A., otto mesi fa ha compiuto un test sul proprio Dna, con la speranza di dimostrare di essere la figlia del famoso pittore spagnolo Salvador Dalì. Ad avvallare l’ipotesi la testimonianza di Robert Descharnes, figlio di un amico e biografo di Salvador Dali.
La madre della donna aveva lavorato come cameriera nella casa di una famiglia di Barcellona che soggiornava in vacanza a Cadaques, una coincidenza non da poco, aggiunta alla notevole somiglianza tra Pilar A. e Dalì.

Scopriamo oggi meglio chi è El Gato Chimney, artista delle cui mostre vi abbiamo parlato spesso. Marco Campori, aka El Gato Chimney, nasce nel 1981 a Milano, dove ancora oggi vive e lavora. Si avvicina all’arte da autodidatta e vive in pieno la ‘Belle époque’ del writing e dei graffiti nella città di Manzoni. Un momento, quello della seconda metà degli anni novanta, legato ad un grande entusiasmo per la diffusione del segno in strada. Un’iconografia, quella della street culture italiana degli anni ‘90, che si evolve e si trasforma raggiungendo ottimi livelli, pur rimanendo a volte ancorata alla rielaborazione di materiale visivo che proviene dall’altra parte dell’oceano.
El Gato Chimney (ODK – Krudality), per strada ha creato poster, sticker e graffiti, divertenti e colorati. Il suo linguaggio si è evoluto poi sulle tele, dove ha lasciato emergere grandi paesaggi dell’anima popolati da creature articolate e sorprendenti. Il suo stile si richiama alla cultura letteraria dello steampunk. Tecnologia obsoleta ma affascinate, nel caso de El Gato posta all’interno di ambientazioni naturali inconsuete. Un mondo che a tratti diventa il prolungamento di un paesaggio di Dalì, un sogno in cui l’artista milanese posiziona simboli e grimaldelli, reso vivido dalla potenza visiva dei colori.
Il colore, se guardiamo anche la produzione dei suoi toys, è una delle cifre espressive de El Gato Chimney, utilizzato sempre in maniera audace, coraggiosa. Quadri che sono dei rebus, figure da decifrare, scritte, esseri che non si addormentano nelle stanze del senso consueto. Rimane quindi sempre uno sforzo che lo spettatore deve compiere, di andare al di là del semplice sguardo e cominciare a sognare rielaborando frammenti di memoria condivisa. Lo stile dell’ultima produzione de El Gato non è certo diretto, non si lascia penetrare al primo sguardo. Se ci mettiamo anche la sua passione per alcune icone del classic tattoo, capiamo meglio un lavoro da mirare e rimirare, decifrare. Il tempo per farlo ci sarà all’ UPXS! - Urbanpainting Christmas Show di dicembre a Milano, dove sarà presente un suo lavoro di grandi dimensioni.

Tutti i dipinti e tutte le opere grafiche scelti per la mostra di Parigi “Un’immagine ne nasconde un’altra” (Grand Palais, bel sito, gran bel tour interattivo) hanno in comune una cosa, anzi due: le due facce di ogni realtà.
Una che rappresenta quello che è, e una che non nasconde quello che potrebbe essere. Un bel dilemma, però, quando entrambe sono prepotentemente realistiche, e tutte e due somigliano tanto a una realtà che, almeno qualche volta, ci pare di aver toccato.
Chi non sa rinunciare a tutte e due le componenti di ciascuna visione, sono certi artisti, che presentano un alto coefficiente di surrealismo, che sia ante litteram o che sia manifesto. Arcimboldo, Dalì, Escher, Raetz e tanti altri sono esposti in 250 opere e almeno 500 significati, in questa mostra di enigmi visivi che hanno sempre la stessa risposta multipla.