Di David Choe e del suo legame con Mark Zuckerberg avevamo già parlato: il fondatore di Facebook, amante della street art, commissionò proprio all’artista statunitense di origini coreane i murales della prima sede del social network, quella di Palo Alto (California). Erano i tempi in cui il presidente di Facebook era Sean Parker, il geniale fondatore di Napster, che a fronte del lavoro di Choe, impose allo street artist la scelta tra due possibilità: o qualche migliaio di dollari o un certo numero di azioni del social network. Non si sa esattamente in che percentuale, pare tra lo 0,1 % e lo 0,25 % del totale delle quote.
Nonostante a Choe l’idea di Facebook all’epoca sembrasse “ridicola e senza scopo”, optò per la seconda opzione. La scelta si è rivelata così milionaria: il recente ingresso del social network in borsa è valutato intorno ai 100 miliardi di dollari, il che significa un guadagno per l’artista di circa 200 milioni. Che sul suo blog commenta così la vicenda:
“Non vi è mai capitato di fare un sogno in cui siete coinvolti in un incidente e di capire che non esistono incidenti, che non ci sono incontri casuali, e che tutto ha uno scopo?”
David Choe diventa in questo modo l’artista più pagato di sempre, davanti anche a Damien Hirst.
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Damien Hirst è forse al momento l’autore d’arte contemporanea più conosciuto del mondo. Di sicuro però è il più controverso. I suoi interventi continuano ad alimentare discussioni e polemiche sull’effettivo valore artistico della sua opera, ed è nutrito il gruppo di critici di rango che lo considerano poco più che un impostore. Ciononostante Hirst non solo è sempre sulla cresta dell’onda, ma resta tra tutti protagonisti della scena attuale quello che più ha stretto un patto diabolico tra arte e mercato, al punto tale da rendere perfino sfumati i contorni di questi due ambiti. Si pensi all’ormai celebre For the Love of God, teschio tempestato di 8.601 diamanti al massimo grado di purezza, per un totale di 1.106,18 carati, l’opera d’arte più costosa di sempre.
A confermare i sospetti di quanti ritengono il suo lavoro molto più una forma di esibizionismo e di show-buisness che non una forma d’arte vera propria, arriva ora l’ultimo record segnato da Hirst, quello espositivo. Dal 12 gennaio al 18 febbraio, l’artista sarà in mostra contemporaneamente nelle sedi di Gagosian di New York, Londra, Parigi, Los Angeles, Roma, Atene, Ginevra e Hong Kong, con oltre 300 esemplari della sua serie di spot paintings, dipinti a pois colorati. Pare che l’operazione rientri in una strategia che punta a proteggere il valore dell’opera di Hirst dopo il calo registrato in seguito all’asta Beautiful Inside My Head Forever tenutasi da Sotheby’s nel 2008.
Ancora una volta, quindi, un connubio tra arte e mercato talmente stretto da lasciare perplessi. Non solo. L’ansia da prestazione di Hisrt, la sua ossessione di superare i limiti, battere i record, lo ha portato a dipingere in totale 1.400 opere di questa sola serie, i cui dipinti sono talmente simili tra loro da apparire intercambiabili e oggettivamente superflui (noi preferiamo infatti la parodia che ne ha fatto Banksy). La ragione di questo exploit produttivo la spiega lui stesso al Times in questi termini: “Ho contato quante opere ho creato nella mia vita: circa 4.800, senza includere le stampe. So che Warhol ne ha fatte 10mila senza includere le stampe, e Picasso 40mila. Quindi mi resta una lunga strada da fare”. Ma da questa impresa, viene da chiedersi, l’arte ci guadagnerebbe davvero? Forse l’arte no, ma il signor Hirst certamente sì.

Siete dei giovani artisti e vi piacerebbe fare l’assistente di Damien Hirst? Beh, da fine gennaio l’artista inglese sta cercando un apprendista che lo aiuti a creare le sue opere milionarie. Per l’assistente ci sono 20.000 sterline l’anno, niente male… circa 2.000 euro al mese, ma poca cosa in confronto alle cifre che gravitano intorno all’artista.
Hirst ha delineato un profilo per la ricerca del suo assistente: un candidato che abbia le competenze e l’estro per disegnare, conosca la teoria dei colori e sia abile a dipingere di pittura. Seguono altri requisiti più specifici contenuti in un documento dettagliato di due pagine.
Già da tempo molti hanno denunciato la dipendenza di Hirst, 45enne, da un piccolo esercito di lavoratori sparsi per le botteghe di mezzo mondo. Alcuni progetti hanno coinvolto decine, finanche centinaia di lavoratori. Chi lavora con lui è tenuto a firmare un contratto di riservatezza… ma i più critici tornano a dire…che razza di artista è questo, che con le proprie mani sa fare poco o niente?
Una cosa è certa, al di là che lo possiate apprezzare o meno, va detto che Hirst è abbastanza tirchio, la sua fortuna personale è stata stimata in 215 milioni di sterline nel 2005 e paga i suoi preziosi collaboratori come dei semplici impiegati…

Ancora Damien Hirst.
L’artista macchina da soldi, ha collaborato con RED per la realizzazione di un paio di scarpe da ginnastica Converse (modello Chuck Taylor All Star) che riproducono il collage All You Need is Love.
Sulla tela rossa svolazzano farfalle blu per la cifra di circa 100 dollari a paio.
La notizia era uscita a settembre, ma dal mese di novembre le scarpe sono state messe in vendita in alcuni selezionati negozi inglesi e online. Da dicembre negli Stati Uniti.
Non le trovo brutte, non le trovo belle. Le trovo un po’ banali. La causa però è buona, il ricavato andrà in beneficenza.

In tanti l’anno passato avevano scambiato i vari kit d’arte D.I.Y. proposti da iartistlondon.com, come oggetti di design veri. Non solo i media, che soprattutto nella forma dei blog, avevano fatto rimbalzare la notizia online, ma anche grandi magazzini come i londinesi Selfridges e Harvey Nichols, che volevano ordinare i prodotti.
I vari kit, non erano in realtà che parte di un progetto diventato opera concettuale, studiato dalla giovane spagnola Naroa Lizar Redrado come lavoro finale del suo corso di studi universitari.
Avendo ricevuto un’attenzione e una curiosità inaspettata, la Redrado stava pensando di avviare veramente un business con produzione in Cina. Ma quella macchina da soldi priva di umorismo di nome Damien Hirst, nella veste dei suoi avvocati, ne ha impedito il procedere.
Quello che ci si può augurare è che l’artista riesca a diventare così famosa, da sovrastare colui che si ispira molto agli altri ma o fa finta di niente e non lo riconosce, o lo sa e per questo previene chiunque di farlo. Parlo ovviamente di Hirst.
Incredibile vedere comunque, come la notizia si sia diffusa e come il successo di alcuni prodotti sia generato, più che dal marketing, dal caso.
Via | W

Damien Hirst è stato battuto dalla Serpentine Gallery. La sua offerta per occupare l’edificio The Magazine, nei giardini di Kensington non è stata accettata. I proprietari gli hanno preferito quella avanzata dalla Serpentine Gallery (nella persona del suo direttore Julia Peyton-Jones), che avrà quindi a disposizione un nuovo edificio a pochi passi dal museo. E sa già cosa verrà esposto.
La nuova galleria, che aprirà nel 2012 in coincidenza con le Olimpiadi, sarà ad entrata libera e offrirà spazio ad artisti e architetti meno conosciuti. Ogni anno verrà commissionata un’installazione di luce (visto che l’area del parco, è una delle meno inquinate di Londra, dal punto di vista luminoso) da inserire in un nuovo padiglione, la cui costruzione è stata affidata a Zaha Hadid (che si occuperà anche di ristrutturare la nuova galleria, rinominata Sackler Gallery, dai donatori che hanno permesso l’operazione). Lo spazio esterno verrà occupato da un’opera d’arte di tipo ricreativo.
Damien Hirst sarà rimasto deluso. Voleva infatti utilizzare la galleria come spazio dove mostrare opere della sua collezione privata, che include lavori di Jeff Koons, Francis Bacon, Andy Warhol.
Dal 25 settembre al 9 gennaio, la Galleria nazionale dell’Umbria di Perugia mette in scena un importante tributo all’arte e a uno dei suoi motivi ispiratori più classici: il sogno, il mondo onirico, proponendo un quanto mai pertinente connubio tra arte e cinema.
La mostra “Teatro del sogno: da Chagall a Fellini” renderà omaggio a quanti hanno fatto dell’inconscio un motivo ispiratore. Immancabili, dunque, i surrealisti, e quanti nel Novecento hanno indagato il mondo onirico: l’immancabile Chagall e l’altrettanto immancabile Dalì, ma anche Giorgio de Chirico, Max Ernst, Magritte, Mirò, Man Ray, Alberto Savinio.
Ma la mostra vuole davvero essere antologica: si attraversa la Transavanguardia (Sandro Chia, Mimmo Paladino) per approdare alle installazioni di e ai video di Jan Fabre e Damien Hirst. Infine, la poesia del cinema: Luis Buňuel, “Sleep “di Andy Warhol e un tributo a Federico Fellini.

Una goccia, nel mare di debiti che la Lehman Brothers ha verso i suoi creditori, ma comunque rilevante per chi ama l’arte. Il 25 settembre, una grossa fetta delle opere d’arte della banca d’investimento (circa 450), verranno messe all’asta da Sotheby’s New York.
La collezione comprende lavori di Félix González-Torres, Gerhard Richter, John Currin, Richard Prince, Liu Ye, Andy Warhol, Cindy Sherman, Cy Twombly. Un dipinto del 2001, Untitled 1, di Julie Mehretu, potrebbe raggiungere la cifra di 800 mila dollari, molto se si considera che è stato comprato per poco più di 21 mila dollari nel 2001. Nel frattempo l’artista ha esposto al Guggenheim Museum di New York. Shakespeare Actress, di John Currin è stimato invece 500/700 mila dollari. Ma l’opera più attesa è quella di Damien Hirst, We’ve Got Style (The Vessel Collection-Blue), lavoro giovanile del 1993, comprato l’anno successivo, quando l’artista non aveva ancora raggiunto la fama. Stima di vendita tra gli 800 mila e il milioni di dollari.
Si prevede un ricavo totale di 10 milioni di dollari.
Dal 1 maggio al 14 agosto la galleria Haunch of Venison di Berlino ospiterà una mostra molto speciale, frutto della collaborazione di due tra gli artisti più quotati del momento, Damien Hirst e Michael Joo. “Have You Ever Really Looked at the Sun?”, questo il titolo della mostra, pone dunque a confronto due artisti amici nella vita, sin da quando si sono conosciuti nel lontano 1991.
E’ interessante notare la mescolanza di linguaggi dei due: le più celebri opere di Damien Hirst e quelle più minimal di Joo, artista americano di origine coreana (classe 1966) che come Hirst lavora spesso traendo ispirazione dalla natura e dagli animali per svolgere una riflessione sul corpo e sull’identità.
Continua a leggere: Damien Hirst e Michael Joo insieme per una mostra

L’evento organizzato da Christie’s New York per raccogliere fondi in occasione dell’Earth Day è stato un grande successo. Ambientalisti facoltosi, celebrità col pollice verde e collezionisti tout court sono convenuti in massa per rendere omaggio al nostro pianeta, e alle arti che vi si producono.
I tre pezzi forti dell’asta sono stati un dipinto di Damien Hirst, un bellissimo cronometro da polso Girard-Perregaux e una partita di golf con l’ex Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton (battuta per 80.000 dollari). Il totale ricavato dalla giornata è stato di quasi 2 milioni di dollari, che saranno devoluti ad associazioni no-profit di ambientalisti: il Natural Resources Defense Council, il Central Park Conservancy, e l’Oceana and Conservation International.
Fra gli altri lotti notevoli all’asta non si possono non ricordare delle lezioni di tennis con John McEnroe, un pranzo con Sigourney Weaver e un giro sul prossimo set di Hugh Jackman. Fra i fortunati aggiudicatari dei lotti ci sono stati anche Salma Hayek e Chevy Chase (che ha fatto anche da dj durante il party successivo).