Oggi parliamo di un artista, un artista australiano che crea sculture di silicone (a cui unisce capelli umani) incredibilmente iperrealistiche.
Non che questa pratica sia nuova, ma Sam Jinks si spinge con la sua arte verso una sorta di shock dell’osservatore. Non si tratta, infatti, di sculture (tra l’altro, bellissime) come quelle di Duane Hanson, che ritraggono alla perfezione figure umane nella loro normale quotidianità, mentre lavorano, camminano per la strada o viaggiano. Le “persone” dello scultore australiano (che si è formato professionalmente nel mondo del cinema) sono corpi tendenzialmente nudi, spesso “morti”, spaventosamente reali.
La cosa che più colpisce, e che turba, è, però, la loro perfezione. La pelle, in particolare, è semplicemente perfetta. Con le variazioni, sia cromatiche sia di “tessitura”, che la pelle vera presenta sulla sua superficie. Nonostante siano obiettivamente in grado di impressionare, credo che il loro effetto possa essere quello di suscitare una sorta di auto-riflessione, come se l’osservatore si trovasse di fronte ad un’immagine di se stesso.
Sam Jinks afferma di trarre ispirazione per la rappresentazione della figura umana da artisti del Rinascimento e da Hieronymus Bosch in particolare. Qui il suo sito, per vedere tutti i suoi lavori. Una cosa è certa, non molte persone credo sarebbero disposte a tenere in casa una delle sue opere…
Vi consiglio vivamente questa spassosissima mostra, che è stata inaugurata oggi, 16 ottobre, e proseguirà fino al 24 gennaio 2010 a Palazzo Strozzi di Firenze. Si chiama “Inganni ad arte” e comprenderà opere molto diverse, ma accomunate dal tentativo (sempre ben riuscito) di ingannare lo spettatore, che, in fondo, è ciò che fanno tutte le arti.
Mi spiego meglio: le opere raccolte vogliono giocare sull’illusione ottica, ottenuta attraverso materiali e tecniche diverse. Ad esempio, guardate il quadro qui sopra, realizzato da Patrick Huges: grazie all’apparente prospettiva, sembra una fila sterminata di libri estremamente viva. In realtà, questo effetto è stato ottenuto grazie a rilievi tridimensionali.
Ma gli esempi, uno più bello dell’altro, sono moltissimi, e la cosa sorprendente è che attraversano tutte le epoche. Per rimanere nel Novecento, qui sotto vedete un’immagine di una nuotatrice, con il costume rosso e la cuffia bagnata. Sembra una foto, e invece è un busto realizzato in plastilina. E così, tornando indietro nel tempo, la tentazione dell’inganno ha coinvolto anche Tiziano: che dire del sua arcivescovo Archinto Filippo? Le tendine che schermano metà del volto non sembrano dipinte, bensì, appese alla cornice! Proseguite nella gallery e vi divertirete.
Sono riuscita ad avere altri dettagli della scultura su Amy Winehouse “The Only Good Rock Star is a Dead Rock Star“, installazione parte della mostra “Marco Perego. The Truth Is All Of These Things. The Truth Is None Of These Things. The Truth Is Some Of These Things”. Opera provocatoria dove lo stile iperrealista di Duane Hanson incontra lo spirito macabro di Maurizio Cattelan e Damien Hirst. Fanno parte della mostra anche disegni a tema violenza, sesso, innocenza.
A proposito della mostra, del senso del macabro, dello spettacolo nell’arte, ecco cosa ha risposto chi ha curato l’evento Evanly Schindler, fondatore di “tar art“.
Nome: Evanly Schindler.
Professione: direttore creativo, curatore, scrittore.
Città: New York.
Ultimo evento organizzato: ho appena lanciato la prima edizione di “tar mag“, curato nuovi lavori di diversi artisti. E’ quello su cui ho lavorato nell’ultimo anno.
The Only Good Rock Star is a Dead Rock Star - 2008 - Marco Perego
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Americano di Chicago, Tony Matelli appartiene alla scuola di scultura realista.
I suoi lavori traducono le sensazioni che l’artista prova e vede nelle persone intorno a lui, ovvero, il bisogno e la frustrazione di adeguarsi ad un mondo già formato. La sensazione di vita precaria e di stato di sopravvivenza che induce alla lotta. Il risultato sono sculture di persone o animali rappresenate in situazioni solitarie, disperate o violente, che cercano e vogliono sopravvivere. Una sensazioni palpabile osservando le opere realizzate.
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Ad un occhio distratto le sue opere potrebbero sembrare fotografie, e invece l’americano Richard Estes è definito da più parti come uno dei massimi rappresentanti dell’iperrealismo insieme allo scultore Duane Hanson.
Negli anni (è attivo dalla fine dei ‘60) ha costruito una vera e propria storia per immagini degli Stati Uniti e di varie città europee, grazie ad uno stile pittorico cristallino e puro che gli ha permesso, servendosi di fotografie precedentemente e personalmente realizzate, di comporre scene di città e paesaggi urbani assolutamente realistici, sfruttando in particolare l’illusione ottica generata dalla trasparenza delle vetrine dei negozi, che riflettono l’esterno mentre ci lasciano sbirciare all’interno.
I quadri iperrealisti di Richard Estes



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L’iperrealismo di Duane Hanson lo scultore della classe media americana dagli ‘70 agli anni ‘90.
Modelli a sembianza umana colati in bronzo o vetroresina.
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