
Un altro Hopper si fa strada nel mondo dell’arte, come se non fosse già famoso abbastanza per i suoi storici meriti recitativi: si tratta non di Edward, ma di Dennis Hopper.
Il quale sta per essere esposto in una grande retrospettiva della sua pittura, al Los Angeles Museum of Contemporary Art. La mostra è curata da Julian Schnabel, amico e collega dell’attore.
“Art is life” aprirà l’11 luglio e spazierà fra i tanti stili che hanno attraversato il gusto di Hopper: dall’espressionismo astratto, al collage pop art, passando per gli olii ispirati ai graffiti e, soprattutto, i tanti indimenticabili ritratti fotografici di star e artisti che Hopper ha eseguito nel corso della sua lunga attività.
Le condizioni di salute di Hopper, com’è noto, sono molto gravi. Ma la speranza dei curatori di vederlo partecipare di persona al vernissage della mostra è ancora - tutto sommato - molto alta. Speriamo per il meglio.
Dal 5 giugno al 26 settembre il Mart di Rovereto apre le porte alla mostra “Arte americana 1850-1960”, attraverso la collaborazione con la Philips Collection di Washington, con la quale si era già allestita la mostra “Da Goya a Manet, da Van Gogh a Picasso. Moltissimi gli artisti che, nell’arte americana di quegli anni, hanno rivestito un ruolo di primaria importanza.
Si va da Edward Hopper ad Arthur Dove, da Adolph Gottlieb a Philip Guston, da Jackson Pollock a Clyfford Still, fino a Mark Rothko. Una panoramica di pittori che, più di tutti, hanno contribuito a creare uno stile espressivo tipicamente americano. La mostra, infatti, può essere letta come un percorso di comparazione con l’arte nostrana.
Sembra tanto lontana dalla nostra tradizione l’action painting, lo stile espressivo di Hopper e l’espressionismo astratto. La mostra può rivestire infatti anche un interesse di tipo storico-sociologico: è l’occasione per effettuare un confronto tra una nazione, gli Stati Uniti d’America, diventata nazione molto prima dell’Italia e un Paese, il nostro, che nel periodo considerato ha lottato per la propria indipendenza e ha subito più direttamente i grandi conflitti del Novecento.

Arriva oggi martedì 16 febbraio a Roma la grande antologica che celebra Edward Hopper. Partito da Milano nel 2009, l’allestimento si arrichisce di numerose opere. La tappa romana, che può contare sulle 160 opere esposte a Milano, viene resa imperdibile dalla presenza di alcuni autentici masterpieces del maestro americano. Self-Portrait, The Sheridan Theatre, New York Interior, Seven A. M., South Carolina Morning saranno in mostra fino al 16 giugno alla Fondazione Museo di Roma (Museo del Corso), accanto ai rispettivi disegni preparatori.
La mostra, curata da Carter Foster, traccia un percorso completo nella produzione di Hopper, il pittore della quotidianeità della borghesia, della classe media americana ed occidentale, colta negli aspetti minuscoli, più intimi e forse proprio per questo carichi di significato.
A Roma fa la sua comparsa anche un allestimento completamente inedito, progettato dal team Master IDEA - Associazione Italiana Exhibition Designers. Grazie al lavoro di questo gruppo presieduto dall’architetto Luca Cendali, i quadri di Hopper vivranno all’interno di riicostruzioni architettoniche di spazi fisici. Non mancheranno quindi le emozioni, a comincare dall’ingresso, in cui vi aspetta il transito all’interno di un’ambientazione notturna ispirata al bar di Nighthawks (1942).

Tre libri d’arte per Natale, per ogni tasca e per (quasi) tutti gli interessi: il primo libro che vi sottoponiamo è il catalogo della mostra di Edward Hopper (Skira, 240 pagg.; 47,20 euro), tuttora in corso a Milano. Un libro molto bello, sia perché presenta 190 opere, tra oli, acquerelli e disegni, sia perché è arricchito di un ottimo apparato. Spesso, infatti, alle opere finite viene accostato il bozzetto preparatorio, permettendoci di entrare nella fucina dell’artista. E scopriamo che, quelli che appaiono ritratti immediati di vita quotidiana, sono invece frutto di approfonditi studi e di accostamenti di progetti differenti.
Il secondo libro, Diego e Frida (Saggiatore, 187 pagine; 9 euro), è un saggio che si legge con la passione di un romanzo, scritto da Le Clézio, premio nobel della letteratura nel 2008. E’ la ricostruzione del matrimonio tra la geniale artista Frida Kahlo, giovane ragazza dalla salute precaria, e Diego Rivera, maestro dei muralisti messicani molto più vecchio di lei. Una ricostruzione della loro vita entusiasmante, che ripercorre la loro esistenza, la passione rivoluzionaria, i viaggi, quella loro storia d’amore che li ha portati a diventare delle icone.
E infine, anticipando il cinquecentenario della morte del grande artista, vi proponiamo un libro su Botticelli, a cura di Cristina Acidini Luchinato, sovrintendente dei musei di Firenze e, pertanto, una dellle personalità senz’altro più preparate a celebrare il grande maestro. Vengono raccolte 75 opere, con una fondamentale introduzione che ci ricorda il contesto culturale nel quale visse Botticelli (Electa, 280 pagg; 65 euro). Molto belli i dettagli delle opere, che ci mostrano al pieno la bravura di questo grande artista. Aspettando le celebrazioni del 2010.
Aprirà a Milano il 15 ottobre l’antologica di Edward Hopper. Finalmente. In moltissimi, me compresa, da tanto tempo aspettavano in Italia una mostra dedicata alla carriera del (il più?) grande artista statunitense del XX secolo (1882-1967).
160 opere, per una grande mostra “classica”, suddivisa in sette sezioni tematiche e cronologiche: “Autoritratti”, “Formazione e prime opere”, “Hopper a Parigi”, “La definizione dell’immagine: Hopper incisore”, “L’elaborazione di Hopper: dal disegno alla tela”, “L’erotismo di Hopper”, “I concetti essenziali: il tempo, lo spazio, la memoria”. Di tutta la produzione dell’artista, quello che lo ha reso famoso e speciale è la sua capacità unica nella resa della solitudine umana nella vita americana, e dell’uomo contemporaneo in generale.
Realista perfetto, celebre soprattutto per le sue opere degli anni ‘30, ‘40 e ‘50, Edward Hopper difficilmente ritrae più di un soggetto nelle sue tele. E quando le persone sono più di una (come nel famoso “Nighthawks”), distanza e incomunicabilità le caratterizzano. Fotografie della scena americana, i quadri mostrano spazi urbani, interni ed esterni, o rurali che appaiono comunque metafisici, silenti, dove l’uomo occupa lo spazio con la sua solitudine. Tempi sospesi, luci eterne, Hopper ipnotizza. Non è solo un realista, ma un poeta.
Dopo Palazzo Reale, la mostra farà tappa a Roma (16 febbraio - 13 giugno 2010) e poi a Losanna.

L’Andipa Gallery di Chelsea, Londra, di Acoris Andipa, punta grosso su un’opera di Banksy in suo possesso, da cui vuole ricavare non meno di un milione di sterline (più di un 1,120,000 di euro).
Si tratta di una tela (rarità per Banksy) di grande formato (4 metri in larghezza), del 2005, che parodizza il celcberrimo Nighthawks (1942) di Edward Hopper.
L’opera è solo uno dei 35 originali di Banksy in possesso di Andipa, che sostiene che il valore di mercato dello street artist di Bristol è destinato a salire ancora molto.

Hopper è semplicemente un cattivo pittore. Ma se fosse un pittore migliore probabilmente non sarebbe un artista così grande.
Cercando qualche autore interessante in rete mi sono imbattutto nei quadri di Cristina Ghelfi, giovane e quotata artista torinese.
Le sue opere (delle quali riporto una selezione, tratta da Artantide.com), realizzate in pittura digitale, stampate su tela e perfezionate con successivi interventi in acrilico, rappresentano scenari urbani freddi, popolati da personaggi dagli sguardi persi nel vuoto, rivelatori di una profonda solitudine. I critici accostano la produzione della Ghelfi ad autori come Edward Hopper e Francis Bacon.
Al di là della solitudine, tuttavia, colpisce, delle figure ritratte dall’Artista, l’ assenza del minimo segno di solidarietà, la loro indifferenza alle relazioni umane. I personaggi della Ghelfi di rado incrociano gli sguardi. La stessa complicità riscontrabile tra alcuni di loro è sempre vista con gli occhi di chi è solo, escluso ed emarginato (come nell’opera Crowed del 1998). Indifferenti gli uni agli altri, camminano soli o l’uno accanto all’altro, incuranti della disperazione altrui, verso destinazioni ignote.

Se potessi esprimerlo con le parole non ci sarebbe nessuna ragione per dipingerlo.
Edward Hopper