Dal 16 aprile al 18 luglio, nella sede di piazza San Marco, la Fondazione Bevilacqua La Masa mostrerà le immagini dell’archivio fotografico che Italo Zannier, uno dei massimi esperti di fotografia, ha raccolto in una vita, e che la fondazione ha acquisito nel 2007.
Nella mostra “Il furore delle Immagini” verranno presentate ben 260 fotografie, un’occasione importante per leggere la fotografia italiana dagli esordi fino ai giorni nostri. Si parte dai dagherrotipi di fine ‘800 per giungere, attraverso gli anni ‘30 e ‘40, alla fotografia contemporanea.
Immagini di Gabriele Basilico (quelle di Beirut del 2000), Mimmo Jodice, Mario Giacomelli, Franco Fontana e, tra gli altri, un libro di Nadar con dedica autografa. Insomma, alcuni illuminanti documenti di un archivio che può vantare 12.000 volumi e 1300 fotografie…

Giovedì 11 marzo ( h 18:30) al Palazzetto Tito la Fondazione Bevilacqua La Masa presenta Workshow – Atelier Bevilacqua La Masa 2010. Una mostra dedicata al lavoro dei giovani artisti degli atelier e ai due artisti residenti - Kiluanji Kia Henda dall’Angola e Jabulani Maseko dal Sudafrica - del progetto Art Enclousures, creato insieme a Polymnia - Fondazione di Venezia.
Le nuove promesse selezionate dalla fondazione hanno i nomi di Ivana Bucovac (Serbia), Antonio Cataldo, T-Yong Chung (Corea del Sud), Nicolò Degiorgis Roberto De Pol, Francesco Fonassi, Alessandro Laita e Chiaralice Rizzi, Diego Marcon, Caterina Rossato, Giulio Squillaciotti, Sara Francesca Tirelli ed infine il collettivo Unità di Crisi. i loro lavori saranno i mostra fino al 25 marzo.
L’esperienza degli atelier e delle residenze d’artista, tanto diffusa all’estero, non è molto praticata in Italia. Per fortuna fa eccezione la Fondazione Bevilacqua La Masa, che durante l’intero arco del 2010 offrirà incontri e studio visit insieme a curatori e galleristi. Per venerdì 12 marzo è prevista la proiezione del video di Diego Marcon She Loves You.
E’ la prima personale di Jim Hodges in Italia quella che dal 5 febbraio al 5 aprile 2010 ha organizzato la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Verranno esposte circa 60 opere di questo artista americano che in patria è già stato ampiamente riconosciuto ma che, qui in Italia, non ha ancora trovato il giusto spazio.
E’ un’arte minimale, quella di Hodges, che si muove lungo percorsi ben definiti e tecniche molto diverse: dal collage certo, al disegno, dando vita a un’arte che è spesso ispirata alla natura e… all’amore: “Love, eccetera”, è infatti il titolo scelto per la mostra, che lascia presagire altri interessi e altre sperimentazioni.
Realizzata in collaborazione con il Centre Pompidou e il Camden Art Center di Londra, l’esposizione porta finalmente in Italia questo artista. Sta al pubblico (e alla critica) dargli il giusto peso nel panorama artistico contemporaneo.

Inaugura venerdì 15 gennaio alle 19 a Vicenza Fune, personale di Alberto Scodro. Lo spazio di Monotono, circa 500 mq, sarà abitato da un’unica installazione, “un’unica macchina che contempla l’idea di elevazione e di deposito, di destrutturazione e di produzione, di accumulo e di espulsione”.
Un’unica macchina composta di più elementi uniti e dislocati nei vari ambienti. Nel seminterrato una scultura, che grazie al vapore modifica alcuni disegni planimetrici. Al piano terra due grondaie raccolgono acqua piovana attivando al piano inferiore una macchina meteopatica. In cima alcune piante di limoni e una serie di funi che ancorano il tutto in una tesa relazione con l’ambiente circostante.
La mostra sarà visitabile fino al 28 febbraio ed è stata realizzata in collaborazione alla Fondazione Bevilacqua la Masa, la Fondazione Claudio Buziol e Fuoribiennale, unite nella valorizzazione del territorio e della giovane arte. Aspettiamo vivamente che qualcuno dei lettori di Artsblog vada a vederlae ci dica cosa ne pensa, sembra un progetto alquanto interessante.

Con l’inaugurazione di ierisera è si è ufficialmente aperta da oggi la mostra conclusiva del 15mo Corso Superiore di Arti Visive 2009 della Fondazione Ratti di Como. La sede espositiva quest’anno si sposta, dopo Milano, Venezia. Due le location, la Fondazione Bevilacqua La Masa (Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826) e la Fondazione Claudio Buziol (Palazzo Mangilli - Valmarana, Cannaregio 4392).
Visiting professor di quest’anno l’artista e studioso libanese Walid Raad, membro dell’Arab Image Foundation, coadiuvato nella fase laboratoriale e progettuale daAnna Daneri, Cesare Pietroiusti e Stefano Coletto (Fondazione Bevilacqua La Masa). A camel is a horse designed by a committee (attempts at rewriting the wor(l)d) è il nome scelto per l’esposizione che vede la presenza dei 21 giovani artisti che hanno frequentato il corso nel mese di luglio. Questa frase che fa da titolo, apparentemente priva di significato, è una sorta di detto lanciato dalla rivista Vogue, secondo cui tutto ciò che è ‘Designed by a commitee’ è sinonimo di complessità, inconsistenza interna, banalità e manca di una visione unitaria. Ecco come, con queste premesse, anche un cammello può diventare un cavallo.
Questi gli artisti in mostra:CSAV Rebecca Agnes (Italy), Basma Alsharif (Kuwait/Egypt), Luca Bolognesi (Italy), Emily Verla Bovino (USA), Luiz Mauricio Brandão (Brazil), Antonio Cataldo (Italy), Helen Dowling (UK), Chiara Fumai (Italy), Silvia Giambrone (Italy), Eric Golo Stone (USA), /barbaragurrieri/group (Barbara Gurrieri and Emanuele Tumminelli, Italy), Jaša (Slovenia), Diego Marcon (Italy), Pedro Neves Marques (Portugal), Mariagiovanna Nuzzi (Italy), Minna Öberg (Finland), Ivor Shearer (USA), Giulio Squillacciotti (Italy), Dan Starling (Canada), Arianna Vanini (Italy), Andrew Varano (Australia).
La mostra è visitabile fino all’8 novembre, dal mercoledì alla domenica in orario 10.30 – 17.30.
Venice/Atlas of a Global Situation aprirà presso la Fondazione Bevilacqua La Masa il prossimo 8 ottobre: si tratta di un progetto sul tema della globalizzazione, osservata, studiata e indagata attraverso le strutture globali che sono all’interno di un territorio urbano delimitato.
Venezia come punto di partenza, come città aperta, come paradigma per uno studio sociale e urbano sulle condizioni della globalizzazione. Sono personalmente curiosissima: la Fondazione è garanzia di qualità da sempre, e un progetto e una mostra di questo tipo (che di solito vediamo all’estero) non possono far altro che aprire la mente pubblico, veneziano e non.
Nell’esposizione i diversi passaggi del progetto, i cui primi passi sono del 2006, quando sono state prodotte 1300 pagine relative ai fondamenti teorici dello studio (tra fotografie, grafici e case studies). Fino al 6 dicembre, nella Galleria di Piazza San Marco.
Venezia non era così scintillante da tempo: oltre alla Biennale d’arte, infatti, sono numerosissime le mostre collaterali che vale la pena visitare. John Wesley per la Fondazione Prada, Mapping the Studio a Punta della Dogana, nuovo spazio del collezionista Pinault, ma anche la Fondazione Bevilacqua La Masa con due proposte al femminile.
Si è già parlato della personale di Yoko Ono, e dal primo giugno ad affiancarla sarà Rebecca Horn nella sede di Piazza San Marco, con una mostra intitolata “Fata Morgana”.
Artista eclettica, che ha sperimetato numerosissimi media nella sua produzione artistica, a Venezia porta in scena l’illusione dell’amore, che come un’abile fattucchiera ci illude e ci fa perdere il controllo. Pericoloso, ma impossibile da evitare. Fino al 20 settembre.
Continua a leggere: Fuori Biennale: Rebecca Horn alla Fondazione Bevilacqua la Masa
In Italia ci sono (anche) alcune eccellenze che da sempre si impegnano nella diffusione e nello sviluppo dell’arte contemporanea, tra le quali la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia.
Dal 1908 la Fondazione contribuisce attivamente alla crescita e alla promozione dei giovani artisti: tra le sue varie attività, ogni anno la Fondazione veneziana assegna, tramite un bando di concorso, dodici studi d’artista, cinque nella sede sull’Isola della Giudecca e sette nella sede di Palazzo Carminati.
Lo studio viene conferito a giovani talenti come atelier personale, in cui potersi dedicare alla propria produzione. Anche quest’anno i 12 artisti selezionati apriranno i loro atelier al pubblico per qualche giorno, in occasione della 53. Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. I fortunati sono Agne Raceviciute, Blauer Hasa, Valeria Cozzarini, Estevan Bruno, Giulio Frigo, Elisa Strinna, Alberto Scodro, Lea Jazbec, Andrea Kvas, Automatic Books, Laure Keyrouz e Ayano Yamamoto.
Dal 4 al 10 giugno l’evento Open Studios/Atelier Aperti rappresenta un’occasione per visitare gli spazi, di cui potete vedere un’anteprima nella gallery. Negli stessi giorni, aperti anche gli atelier di Art Enclosures, un programma di residenze per artisti internazionali nato nel 2008 per offrire un’occasione di formazione ai giovani artisti emergenti provenienti da Africa, Caraibi e Isole del Pacifico. Visitabili dunque le foresterie di Palazzo Carminati, dove “risiedono” i due artisti africani Samuel K. Githui e Viktor Mutelekesha.
Atelier Fondazione Bevilacqua La Masa
Complesso dei SS. Cosma e Damiano, interno 49, Giudecca
Palazzo Carminati, Santa Croce 1882/a, Venezia
Ogni giorno dalle ore 10.30 alle ore 20.00
Dal 29 maggio al 20 settembre la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia ospita la mostra personale di Yoko Ono “Anton’s Memory”. L’artista, che il 6 giugno riceverà il Leone d’Oro alla Carriera dalla Biennale di Venezia, ha costruito una esposizione che vuole essere un vasto affresco della sua pratica artistica. Il titolo della mostra, Anton’s Memory, rimanda, come dice l’artista stessa, alla vita di una donna vista attraverso gli occhi del figlio, con la sua debole memoria.
L’esibizione include lavori nuovi (film, sculture, disegni, dipinti) e vecchi, alcuni anche interattivi intesi a coinvolgere il pubblico. Saranno presenti, tra l’altro, molti accenni alla materia del corpo e al senso del tatto: per esempio una scultura conterrà, come stipati in cassetti preziosi, dei frammenti di corpo femminile. Al centro dell’allestimento compariranno due versioni, una recente e quella originale, della perfomance “Cut Piece”, realizzata nel 1964, quando rappresentò un evento eccezionalmente audace soprattutto per una ragazza giapponese: in essa, l’artista concede al pubblico di tagliare progressivamente parti del suo abito lasciandola infine tra i brandelli e ferendo il suo senso del pudore. E’ anche un’occasione per vedere il passare del tempo, dato che nella prima versione l’artista aveva 32 anni, oggi 70. A concludere parole, frasi di poesie scritte dalla Ono stessa sui muri dello spazio.
Anton’s Memory - Yoko Ono - Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia




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Ecco entrati nel vivo della due giorni. Al senato, presso la sala dell’Ex Hotel Bologna la conferenza-dibattito “Politiche culturali e gestione della proprietà intellettuale” diventa da un lato il “momento della rappresentazione pubblica”, e dall’altro il quadro teorico-interpretativo dell’operazione RomaeuropaFakeFactory.
Intensa la serie dei tre panel che si sono succeduti.
La mattina è dedicata alla contestualizzazione di arte, cultura e creatività nel contemporaneo e alla gestione delle politiche culturali: con le relazioni introduttive di Francesco “Warbear” Macarone Palmieri e Simona Lodi, che affrontano l’uno le relazioni fra autorialità e potere e l’altra la domanda cruciale “cosa è da scartare e cosa non lo è” in tempi di crisi, il dibattito si accende grazie agli interventi si Valerio Mattioli (giornalista e critico musicale), Casaluce-Geiger Synusi@-cyborg (artista e promotrice dell’azionismo post-umano), OtherethO (artista e membro più giovane del comitato scientifico del REFF), Gennaro (giudice, drammaturgo, danzatore e scrittore noto per la sua sentenza anti-copyright del 2001), Stefano Coletto (curatore della Fondazione Bevilacqua la Masa), Francesco Monico (direttore della Scuola Design&Comunicazione della NABA), Gianluca del Gobbo (fondatori di Flyer Communication, LPM e FLxER), Arturo Di Corinto (Osservatorio sulla Cultura della Regione Lazio) : moderano le sessioni, Rossella Ongaretto (architetto e designer) e un’incontenibile Valeria “Jemma Temp” Guarcini (performer e producer di LPM), capace di divertire il pubblico e stuzzicare i relatori con ironia e irriverenza.
Il Pomeriggio, dopo una sostenuta pausa-caffè, è il momento per un confronto serrato sulla relazione fra nuovi modelli di business e proprietà intellettuale. La relazione introduttiva di Alex Giordano ( saggista e fondatore di Ninja Marketing) offre una articolata visione di come emergano nuove relazioni fra marchi e uso-appropriazione degli stessi da parte degli utenti. “Cosa fare, come affrontare il nuovo mercato?” è questa la domanda che viene rivolta al tavolo, che alterna dubbi e risposte di Davide D’Atri (fondatore di Beatpick), Marco Fagotti (Anomolo Records), Francesco Magnocavallo (dir. editoriale di Blogo), Marco Scialdone (avvocato e docente alla Campus Link), Guido Scorza (avvocato e pres. dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione): a partire dalle diverse esperienze maturate come professionisti e giuristi, affiorano nel dibattito concetti come la possibilità di una coesistenza fra modelli commerciali e non commerciali, necessità, rispetto alla questione SIAE, il mandato non esclusivo, l’esigenza di una analisi critica e profonda del senso di autorialità e dei desideri che spingono gli artisti e rilasciare le proprie opere (il sogno di arrivare dal MySpace alla SONY, che non solo ha speranze minime di realizzarsi, ma che probabilmnte nel futuro non ha né spazio, nè possibilità di esistere…). Moderatore d’eccezione, Luca Neri, autore del libro “La Baia dei Pirati. Assalto al Copyright” (Cooper), in Italia per il lancio del volume appena uscito.
Nel complesso una giornata densa, alta l’attenzione e il coinvolgimento della sala fino alla fine, mentre il pubblico va via con il desiderio di continuare a discutere.
RomaEuropaFAKEFactory - ed è questo il senso della sua presenza in senato - diventa lo stimolo per la creazione di un Tavolo sulla Cultura Digitale da istituire all’interno della Commissione Cultura. Questo grazie al coinvolgimento attivo del sen. Vincenzo Vita (vicepres. della stessa Commissione) che, oltre ad ospitare l’evento, si impegna a sostenere la proposta. I tre panel iniziano ad esplorarne le prospettive e le tematiche scottanti che emergono nel complesso intreccio fra istituzioni pubbliche e private, economia, arte e interstizi: una contemporeneità che brucia, dove cade la logica della contrapposizione dialettica (l’aut/aut) e vince quella della relazione connettiva (l’et/et). Dove la contaminazione diventa necessità. Dove si afferma radicalmente un principio semplice: il diritto all’esistenza e la molteplicità (di fonti, punti di vista, identità, economie).
A breve saranno inoltre disponibili i video e l’audio integrali della giornata: nel prosegui dell’articolo intanto i video interventi di Derrick De Kerckhove e Carlo Infante.
[Foto in alto: sen Vincenzo Vita; di fianco a destra Simona Lodi, art director Piemonte Share Festival]