Diego Rivera - meraviglioso il suo nome completo: Diego María de la Concepción Juan Nepomuceno Estanislao de la Rivera y Barrientos Acosta y Rodríguez - è stato un importante artista messicano. Nato il 13 dicembre 1886 e scomparso il 24 novembre 1957, lo si ricorda oltre che per le sue opere per la sua compagna, una certa Frida Kahlo.
Rivera ha dipinto moltissimi murales in patria, in Messico, ma è stato anche un artista da esportazione. Ha lavorato anche negli Stati Uniti, a volte per committenti prestigiosi: per fare un nome, Edsel Ford - figlio di Henry Ford, capostipite della dinastia - per il quale affrescò tra il 1932 e il 1933 una sala interna del Detroit Institute of Arts.
Abbiamo visitato lo splendido palazzo domenica scorsa, ospiti dell’evento FordGreen, e in effetti la vista della sala affrescata da Rivera è incredibile. Uno stile sovietico applicato all’iconografia della catena di montaggio fordista, una simbologia complessa e affascinante ricchissima di allegorie. Ovviamente, non siamo i primi ad accorgerci di questa meraviglia…
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Se avete programmato una vacanza in Austria o magari siete in cerca di qualche idea per il mini-ponte di Ognissanti, allora una gita a Vienna potrebbe fare al caso vostro. L’occasione è ghiotta per visitare (fino al 5 dicembre), la grande retrospettiva che Bank Austria - Kunstforum dedica a Frida Kahlo. Si tratta della più grande mostra (60 dipinti, 20 oggetti e 80 opere su carta) mai organizzata in Europa, dedicata all’artista messicana.
L’esistenza della Kahlo fu lacerata dalla sofferenza fisica e mentale in seguito all’incidente sull’autobus a 17 anni e fu travagliata dal punto di vista sentimentale. Infatti per due volte di sposò con Diego Rivera.
Cominciò a dipingere ancora allettata, negli anni ‘20, grazie ad uno specchio che aveva fatto posizipnare sopra il letto, la serie degli autoritratti ispirati dalla pittura rinascimentale. Negli anni ‘30, tra Nuova Oggettività e surrealismo, dette vita ad uno stile complesso, rappresentativo della sua vita interiore, che si evolse verso un espressionismo caratterizzato dalla potenza elettrica del suo sguardo.
L’amore per l’arte e…l’amore nell’arte, è quello che celebra una mostra a Den Haag, vicino l’Aja, in Olanda. Amore, arte e passione, 17 coppie di artisti protagoniste al Gemeentemuseum. Frida Kahlo e Diego Rivera, Camille Claudel e Auguste Rodin, Hans Arp e Sophie Taeuber-Arp, Robert e Sonia Delaunay, Wassily Kandinsky e Gabriele Münter, Natalia Gontscharowa e Michel Larionov, Lee Krasner e Jackson Pollock, Marianne Werefkin e Alexej Von Jawlensky (suo il quadro in fotografia, La ragazza con peonie, 1909 ), Niki de Saint-Phalle e Jean Tinguely. Legami personali e sintonie artistiche, ogni coppia due polarità opposte e spesso impensabili singolarmente.
Il lavoro, la creatività e l’amore, sono strettamente intrecciati in questi infuocati rapporti. Alcuni finiti tragicamente, altri proseguiti dal punto di vista artistico anche dopo la fine dell’amore. Si tratta del caso di Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely che hanno continuato a lavorare su progetti insieme, anche dopo la separazione. Il fenomeno della coppia d’artista è piuttosto complesso: i partner possono lavorare insieme su un pezzo, adottare (o rifiutare) le rispettive idee, muoversi nella stessa direzione o esplorare una dimensione artistica completamente diversa.
La mostra al Gemeentemuseum rapresenta un buon spaccato di storia dell’arte nella prima metà del XX secolo. Espressionismo tedesco (Kandinsky e Münter, Jawlensky e Werefkin), Espressionismo olandese (Else Berg e Mammina Schwartz), Rayonismo russo (Gontscharowa e Larionov), Orfismo (Sonia e Robert Delaunay), Dadaismo (Hans Arp e Sophie) , Espressionismo Astratto americano (Lee Krasner e Jackson Pollock), Astrazione litica europea (Hans Hartung e Anna-Eva dipinti Bergman) e molto altro.

Un dipinto di Frida Kahlo, lontano dagli occhi del pubblico per 72 anni, sarà venduto a un’asta Christie’s Latin American, a Londra. Il quadro, intitolato: “Survivor”, fu venduto nel 1938 a New York e, da allora, non è mai stato esposto né pubblicato.
Il valore stimato dell’opera è fra i 100.000 e i 150.000 dollari. Si tratta di un tema raro, perché riferito a iconografia sacra precolombiana. Virgilio Garza, responsabile di Christie’s Latin American, è entusiasta della vendita:
“Proprio quando pensi che sia stato detto tutto su un personaggio come Frida Kahlo, ecco che viene fuori un tesoro come questo, a cambiare scenario ancora una volta”.

Tre libri d’arte per Natale, per ogni tasca e per (quasi) tutti gli interessi: il primo libro che vi sottoponiamo è il catalogo della mostra di Edward Hopper (Skira, 240 pagg.; 47,20 euro), tuttora in corso a Milano. Un libro molto bello, sia perché presenta 190 opere, tra oli, acquerelli e disegni, sia perché è arricchito di un ottimo apparato. Spesso, infatti, alle opere finite viene accostato il bozzetto preparatorio, permettendoci di entrare nella fucina dell’artista. E scopriamo che, quelli che appaiono ritratti immediati di vita quotidiana, sono invece frutto di approfonditi studi e di accostamenti di progetti differenti.
Il secondo libro, Diego e Frida (Saggiatore, 187 pagine; 9 euro), è un saggio che si legge con la passione di un romanzo, scritto da Le Clézio, premio nobel della letteratura nel 2008. E’ la ricostruzione del matrimonio tra la geniale artista Frida Kahlo, giovane ragazza dalla salute precaria, e Diego Rivera, maestro dei muralisti messicani molto più vecchio di lei. Una ricostruzione della loro vita entusiasmante, che ripercorre la loro esistenza, la passione rivoluzionaria, i viaggi, quella loro storia d’amore che li ha portati a diventare delle icone.
E infine, anticipando il cinquecentenario della morte del grande artista, vi proponiamo un libro su Botticelli, a cura di Cristina Acidini Luchinato, sovrintendente dei musei di Firenze e, pertanto, una dellle personalità senz’altro più preparate a celebrare il grande maestro. Vengono raccolte 75 opere, con una fondamentale introduzione che ci ricorda il contesto culturale nel quale visse Botticelli (Electa, 280 pagg; 65 euro). Molto belli i dettagli delle opere, che ci mostrano al pieno la bravura di questo grande artista. Aspettando le celebrazioni del 2010.
Da giovedì 16 ottobre, la galleria V.M.21 arte contemporanea in Via della Vetrina, 21 a Roma ospiterà la prima personale italiana della fotografa messicana Graciela Iturbide, che si concluderà il 22 novembre.
L’artista, la cui ricerca si concentra sullo studio delle culture indigene del Messico e non solo, sarà presente per ritirare il premio internazionale di fotografia della Hasselblad Foundation, vinto grazie al lavoro “El Baňo de Frida”, esposto nei locali della galleria.
“El Baňo de Frida” è il risultato della visita, compiuta da Graciela Iturbide, nell’abitazione dell’artista Frida Kahlo, la Casa Azul nei sobborghi di Città del Messico, ora diventata museo. Come da titolo, il soggetto di questi scatti è, però, un luogo particolare della casa, il bagno, l’unico ambiente proibito e interdetto al pubblico, il più spoglio e desolato, dove le pareti perdono il colore acceso del resto della casa.
Alcuni degli scatti presenti in El Baňo de Frida



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Per una settimana la fotografa Graciela Iturbide ha soggiornato nel bagno di Casa Azul, residenza-museo della artista messicana Frida Kahlo. Il risultato è un libro fotografico in cui sono raccolte le immagini di questo privatissimo scorcio, che molto racconta della vita della tormentata e leggendaria pittrice.
Un lavoro che mi ha colpito, perchè la fotografa natìa di Città del Messico, considerata una delle più significanti interpreti della cultura visuale messicana, ha stabilito un contatto emotivo con Frida, attraverso un privilegiato dialogo con i suoi oggetti personali. Il bagno è il luogo principe dove lei passava molto tempo, sia per i problemi fisici che per la sua attività creativa.
Il libro è edito da Punctum Press, dal 2003 punto d’incontro di progetti ed eventi con tanto di collana narrativa, là dove la fotografia accoglie generi e attività diversi ma comunicanti.

Forse solo Warhol e pochi altri hanno avuto tanto onore. Quale onore? Quello di diventare un’icona pop. E’ toccato stavolta a Frida Kahlo.
In occasione del centenario della sua nascita (di cui abbiamo già parlato qui) salta fuori la Frida Kahlo Corporation. L’idea è dell’impresario di origine venezuelana Carlos Dorado, che opera a Miami. Infiammato dal fuoco di un’artistica speculazione, ha concortato con gli eredi di commercializzare l’immagine della pittrice.
Il risulato? Una linea di cinque modelli di sneakers firmate All Stars, sulle quali campeggiano il caratteristico viso di Frida, frammenti di diario ed elementi tratti dal suo vasto immaginario pittorico. Le scarpe saranno vendute nei negozi Usa al prezzo di 35 dollari al paio. Ma non è finita qui. E’ infatti posttibile acquistare anche una tequila targata Frida Kahlo. Tequila che è già oggetto di boicottaggio da parte di chi avversa questa “fridamania”, come fa per esempio Mark Vallen sul suo blog.
Fonte: repubblica.it
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