
A colpo d’occhio sembrano persone in carne ed ossa, in realtà le sculture di Kristian Burford sono realizzate in argilla e ricoperte di resina. L’effetto è comunque affascinante, grazie anche alla meticolosa ricostruzione dell’ambiente circostante, di solito interni domestici con un disordine creato ad hoc. Le scene assemblate con la massima cura sono spesso vere e proprie citazioni di interni ottocenteschi, barocchi, gotici, mentre i soggetti sono sempre scene intime, come viste dal buco della serratura: lo spettatore diventa guardone, o voyeur se preferite un termine più elegante.
L’attenzione di chi guarda viene effettivamente calamitata da queste scene conturbanti in cui quasi sempre si mescolano innocenza e un pizzico di morbosità. Le opere dell’artista australiano sono attualmente visibili alla Galleria Magrorocca di Milano. Qualcosa di simile, anche se decisamente più asettico, lo ha realizzato John De Andrea qualche decennio fa.
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