Probabilmente pensavate di averle ascoltate proprio tutte sulla Gioconda, a partire dai segreti nascosti nel suo enigmatico sorriso, passando per l’identità incerta (c’è chi vi avrebbe persino visto un autoritratto che comproverebbe la presunta omosessualità dello stesso Leonardo), Dan Brown l’ha persino utilizzata come chiave di volta in uno dei suoi romanzi dal successo più clamoroso (quel “Il Codice da Vinci”, che pochi possono dire di non aver letto o almeno visto nella sua trasposizione cinematografica).
Il suo stesso nome trasuda mistero e rimanda, alla summa di codici che il suo geniale autore vi avrebbe nascosto un po’ ovunque, ma anche alla tecnica fascinosa dello sfumato. Ne avrete letti talmente tanti articoli in proposito, per non parlare degli innumerevoli documentari che fanno il giro delle reti. Ma non è tutto, soprattutto perché la Gioconda non cessa di essere una fonte di ispirazione per artisti di ogni genere, e il suo bel volto tondeggiante continua ad emergere da ogni tipo di supporto.
La primavera scorsa vi avevamo presentato una versione monumentale di pane tostato realizzata in quel di Matera, oggi vi lasciamo con un video abbastanza originale, solo che in questo caso il materiale di realizzazione è - come dire - parecchio più pungente.
Video da DigitalBlog

Non c’è dipinto che abbia più solleticato la fantasia di esperti e comuni mortali come la Gioconda di Leonardo Da Vinci. Le diverse interpretazioni che si sono susseguite nel tempo vi hanno visto letteralmente di tutto: dal riassunto delle concezioni filosofiche del maestro rinascimentale, al manuale tecnico-pratico delle sue conquiste in materia di prospettiva, dalle indicazioni per la risoluzione di presunti misteri dalla natura criptica e a tratti inquietante, fino alle elucubrazioni freudiane che individuano nella donna rappresentata Caterina, madre dello stesso Leonardo, ritratta dopo la sua morte (e spiegherebbero la reticenza che gli impedirà di separarsene fino alla fine smentendo, allo stesso tempo, la tesi secondo la quale la tela fosse il frutto di una commissione).
Per non parlare del nutrito gruppo di sostenitori dell’autoritratto burlesco (avvalorato dai rumors sulle preferenze equivoche del grande artista). Una delle ultime scoperte (fine 2010) si concentra invece sugli occhi della protagonista. Silvano Vinceti, Presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali, sostiene l’esistenza delle lettere L e V nell’occhio destro (probabili iniziali di Leonardo stesso) mentre in quello sinistro si potrebbero, a suo dire, percepire un ’CE’ o una ’B’. Naturalmente il mistero si infittisce con il ritrovamento contestuale del numero 72 (simbolo esoterico e religioso).
Una supposizione che si scontra con quella della studiosa savonese Carla Glori secondo la quale, le lettere dipinte nelle pupille sarebbero la S e la G, che identificherebbero nella Gioconda, Bianca Giovanna Sforza, giovane figlia di Federico il Moro, e il numero richiamerebbe, per la sua particolare posizione, la distruzione del Ponte Gobbo di Bobbio (Piacenza) avvenuta proprio nel 1472 a causa dell’onda di piena del Trebbia permettendo di collocare geograficamente il paesaggio retrostante.
L’ultimo atto della grande vicenda che la vede sempre al centro, è quello che ha dato origine al Comitato Nazionale per il rientro della Gioconda a Firenze nel 2013, le cui attività si sono concentrate nella raccolta di firme e nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica sullo spinoso soggetto. Nonostante le preoccupazioni di Vincent Pomarède, responsabile dipartimento delle opere pittoriche presso il Louvre durante l’intervista realizzata dal quotidiano francese Le Figarò, e le scuse pubbliche (seppur tardive) di Vinceti per il furto commesso da Vincenzo Peruggia il 20 agosto 1911, l’accordo sembra ancora lontano!
Via | convab.it
La Gioconda torna a Firenze? Sembra un po’ una richiesta bizzarra, ma in qualche modo a Firenze la Gioconda ci è stata. Proprio nella città gigliata Leonardo cominciò a dipingere il quadro, come ci testimonia il Vasari, che fu però ripreso e ritoccato dal maestro almeno tre volte, come ha riportato l’analisi ai raggi X. L’opera venne comunque comprata da Francesco I, re di Francia, al prezzo di 4.000 ducati.
Fatta questa premessa, l’ultima volta che la Gioconda ha visitato forzosamente l’Italia, è stato nel 1913. Venne infatti rubata dal Louvre nel 1911 da un ladro italiano, che tentò di rivenderla due anni dopo a un antiquario fiorentino. Allora fu brevemente esposta alla Galleria degli Uffizi, prima di tornare al Louvre.
Adesso è sempre Silvano Vinceti, a presiedere il Comitato per il rientro della Gioconda a Firenze nel 2013, sostenuto dal Ministro dell Cultura Giancarlo Galan e dal Sindaco di Firenze Matteo Renzi. Vinceti sostiene che “questo sarebbe un evento di enorme valore storico e culturale, nonché una occasione meravigliosa per tutta l’Italia”, intenzionato a raccogliere 100.000 firme nei prossimi mesi per sostenere la campagna.
Nonostante le timide aperture di Vincent Pomarede, direttore del Louvre, le possibilità del tour della Gioconda in Italia sono davvero poche (”ogni tentativo di muoverla provocherebbe danni ingentissimi”). Dopo la vacanza americana (Washington e New York) nel 1962, l’ultima ‘uscita’ risale al 1974, quando fu esposta a Mosca e Tokyo.
Come vi avevamo anticipato sono iniziati i lavori per ritrovare le spoglie di Mona Lisa. La cripta e una scala che porta a due tombe sono state localizzate all’interno del convento di Sant’Orsola. Domani i ricercatori apriranno le tombe alla ricerca di resti mortali, ed una volta individuato un cranio, si cercherà di confrontarlo con quello della Gioconda e mettere a confronto il Dna con quello di due dei suoi figli sepolti nella chiesa di Santissima Annunziata a Firenze.
Ci sono però molte probabilità che le monache abbiano trasferito altrove, forse nella cripta più grande della stessa Chiesa di Sant’Orsola, tutti i resti delle sepolture. La cripta piccola era infatti poco stabile e in procinto di crollare.
Secondo altri esperti poi, la faccia e la stessa espressione della Gioconda risulterebbe dalla sovrapposizione di più volti (tra cui quello del maestro, secondo l’ipotesi di Margaret Livingstone della Harvard University), e, vista la grandezza delle mani, alcuni sostengono che il modello di provenienza fosse un uomo, Gian Giacomo Caprotti, apprendista e presunto amante di Leonardo.
Cominceranno il prossimo 9 maggio 2011, all’ex-convento di Sant’Orsola a Firenze, i lavori di ricerca dei resti di Lisa Gherardini, meglio conosciuta come Mona Lisa, protagonista di uno dei più famosi quadri di Leonardo Da Vinci. Si cerca soprattutto nei sotterranei, delle scale che conducano ad una cripta.
Gli scavi saranno condotti da Silvano Vinceti del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali. In una prima fase si procederà ad una mappatura dei sotterranei tramite georadar, per poi scendere in profondità. Molti sono i dubbi sull’operazione… anche si si trovassero dei resti, come potrebbero essere identificati? L’unica certezza è quella che ci ha lasciato dipinta proprio il maestro di Vinci, quella caratteristica forma dell’arcata oculare della Gioconda.
A sostegno dell’ipotesi naturalmente c’è un ritrovamento di tutto rispetto. Nel 2007, nell’archivio della Basilica di San Lorenzo, Giuseppe Pallanti scoprì in un registro l’indicazione: “Donna fu di Francesco del Giocondo. Morì addì 15 di luglio 1542, sotterrossi in S.Orsola tolse tutto il capitolo“. Ecco perché, nonostante la contrareità dei discendenti della Gherardini, che vogliono lasciare Mona Lisa avvolta nel suo mistero, la stampa internazionale è accorsa in massa in questi giorni a Firenze.

Ogni anno ai aggiunge un nuovo tassello per risolvere il “complicato enigma” della Gioconda (le virgolette le metto perché sinceramente la Mona Lisa mi piace proprio così, misteriosa). All’inizio del 2011 non potevamo così mancare di presentarvi qualche nuova scoperta. Ross Kilpatrick, professore della Queen’s University in Canada, a partire da alcuni riferimenti letterari presenti nell’opera, ha ipotizzato una nuova visione del capolavoro vinciano. Nel quadro ci sarebbero immagini ispirate alle opere di Orazio e del Petrarca. La tecnica sarebbe quella dell’invenzione, per cui alle spalle della Gioconda spunta un paesaggio arido, ripreso dall’Ode 1. 22 di Orazio e da due sonetti del Petrarca.
“Mandami in aride pianure, senza un albero che venga ristorato dalla brezza estiva, un angolo di mondo oppresso dalle nebbie e dall’avversità di Giove; mandami in una terra desolata, dove troppo vicino ruota il carro del Sole, Lalage continuerò ad amare, lei che sorride dolcemente e dolcemente parla”. (Orazio, ibidem)
In entrambi i passi dei due autori si celebra una giovane donna sorridente, promettendo di amarla e seguirla in tutto il mondo, dalle montagne, ai deserti aridi, alle umide paludi. Sull’effettiva ispirazione del paesaggio sullo sfondo della Gioconda, gli esperti ancora dibattono. Le ultime indicazioni parlano della campagna aretina (terra d’origine del Petrarca), mentre la studiosa Carla Glori è convinta che si tratti del paesaggio di Bobbio, un paese ai piedi delle colline piacentine. Lo storico dell’arte Silvano Vinceti avrebbe infatti scoperto, ben nascosti (tanto che io non li vedo!) i numeri 7 e 2, nella campata del ponte di pietra. Secondo la Glori questo sarebbe un chiaro riferimento al 1472, anno in cui una devastante alluvione (con straripamento del fiume Trebbia) distrusse il ponte di Bobbio.
Nel frattempo, poco prima di natale, il professor Vinceti, del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici Culturali e Ambientali avrebbe dato notizia della scoperta di alcune lettere (L, S, CE, B…) negli occhi della Gioconda. Si tratterebbe di un codice con cui si indicano le iniziali di Bianca Giovanna Sforza, figlia illegittima di Ludovico il Moro. Ma altri studiosi hanno contestato la scoperta, dicendo che i cosiddetti simboli nascosti non sarebbero altro che crepe apparse nel dipinto ad olio nel corso dei secoli.
Dal mio personale punto di vista, credo che il futuro ci regalerà sempre nuove interpretazioni della Gioconda. Non penso d’altronde se ne abbia a male il grande Leonardo, che forse aveva previsto tutto questo e molto altro, per non farci annoiare.
Orazio e Petrarca, nuove rivelazioni sulla Gioconda di Leonardo


Pur essendo divenuta, attraverso il suo volto dipinto da Leonardo, una delle donne più famose della storia della civiltà umana, le sue spoglie mortali non hanno ancora trovato la ‘giusta’ collocazione.
Stiamo parlando di Lisa Gherardini, la donna che con molta probabilità fece da modello per la Mona Lisa, che morì a Firenze nel 1542 e fu sepolta in una cripta in Sant’Orsola. Negli anni successivi questo sito divenne una fabbrica di tabacco, poi una struttura di ricerca universitaria ed infine una caserma di polizia tributaria nel 1980. Proprio durante questi ultimi lavori le cripte furono scavate e il loro contenuto venne smaltito a Sesto Fiorentino, in una discarica conosciuta come Le Case Passarini, oggi una grande collina erbosa.
Dunque la Gherardini, seconda moglie e successivamente vedova del mercante di seta Francesco del Giocondo (da qui La Gioconda) attende che le venga restituita la sua degna sepoltura. O forse se ne sta beata, proprio con lo stesso sorriso con cui l’ha consegnata alla storia Leonardo e dorme, sulla collina.

Un team di ricercatori francesi sta studiando la Gioconda di Leonardo per carpire il segreto della tecnica dello ’sfumato’, che ha conferito ad un capolavoro come la Gioconda quel velo di sogno e di mistero. Linee e contorni sfumati a loro volta hanno creato l’illusione della profondità e le ombre.
Lo studio sulla tecnica pittorica di Leonardo è stato condotto da Philippe Walter, senior scientist presso la sede a Parigi del Laboratoire du Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France. Gli esperti vogliono scoprire quale quantità e qualità di olio è stato mescolato coi pigmenti, nonché la natura dei materiali organici presenti nei colori.
Gli strati ultra-sottili di smalti e pigmenti utilizzati per ottenere transizioni dirette dal chiaro allo scuro, uniti a pigmenti ed additivi, sono il segreto delle ombre sui volti. Per il resto, aspettiamo le conclusioni della ricerca e la pubblicazione che ne seguirà.

Visto che parliamo spesso di stencil, non poteva mancare una galleria id immagini di stencil e graffiti dedicati alla Gioconda. Il capovolavoro di Leonardo è una delle opere più clonate e rielaborate della storia dell’arte. Non poteva mancare nemmeno la Gioconda-soldato di Banksy e quella che mostra il fondoschiena… di cui non so dirvi l’autore. Tra l’altro proprio quella Gioconda gialla che vedete in galleria di Banksy aveva fatto parlar di sé qualche anno fa perché era stata venduta per 50.000 sterline. Un prezzo che successivamente sarebbe stato ampiamente superato.
Nella cultura postmoderna le immagini vanno in pasto alle moltitudini che le rielaborano e le fanno proprie. Così accade per questi stencil. Alcuni sono interessanti opere d’arte, per dirla meglio variazioni sul tema di Mona Lisa, dietro cui si vede la mano di un autore. Altri semplicemente stencil, infinitamente replicabili e in qualche modo “anonimi”.
Proprio ieri un enorme Mona Lisa in un tondo (17,5 metri di diametro e un grandezza pari a 50 volte l’originale), è apparsa nel pavimento di un centro commerciale a Wrexham, nel Galles del Nord. Buona visione!
La si ami o la si odi, la Gioconda sembra essere intramontabile. Naoto Hattori, giovane artista illustratore e graphic designer giapponese lo ha dimostrato dedicandole una serie di rivisitazioni in chiave fortemente surreale.
Dopo aver studiato presso il Tokio Designers College, Naoto è partito per gli Stati Uniti iscrivendosi alla School of Visual Arts di New York dove ha conseguito il Bachelor of Fine Arts. Il suo stile si nutre di forti suggestioni surrealiste che lo portano a realizzare opere in cui le proporzioni si distorcono, le forme si allungano e dilatano, mentre l’umano si fa mostruoso e alieno.
D’altra parte, l’intento di Naoto è quello di vedere ciò che accade nella propria testa, esplorando le proprie sensazioni e dipingendole senza compromessi attraverso vari media (acrilico, olio, inchiostro e acquerello). E a giudicare da quello che fissa sulla tela, devo ammettere di esserne un po’ spaventata.
La Gioconda secondo Naoto Hattori



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