
Il duo brasiliano di writer conosciuto come Os Gêmeos (i gemelli, come dice il loro nome d’arte stesso, Otavio and Gustavo Pandolfo) non ha inaugurato la sua nuovissima parete newyorkese che da pochi giorni che già il critico Roberta Smith del New York Times li ha definiti: “la fase rococò della graffiti art”.
Il murale in questione è lungo quasi 16 metri e occupa un muro di cemento fra Houston Street e la Bowery. E’ un bestiario contemporaneo ricchissimo di colori e di caratteri: prismatico, in un senso e nell’altro, come scrive la Smith.
Si comincia, sulla sinistra, con una relativa oscurità, e si prosegue lentamente verso la destra dell’osservatore verso una chiarezza solo apparente, in un turbinio di citazioni di Hieronymus Bosch e M. C. Escher. Il lavoro sarà visibile nella stessa location in cui si trova adesso fino al marzo 2010.
Continua a leggere: Os Gêmeos realizzano a Manhattan uno dei più bei murali degli ultimi anni

Dopo anni di relativa indifferenza da parte di pubblico e critica d’arte, finalmente, a 73 anni, la grande collagista Aldwyth riceve il giusto tributo da parte di una sede abbastanza prestigiosa, in questo caso l’Ackland Art Museum (North Carolina, USA).
La mostra ha aperto i battenti il 31 maggio e raccoglie quasi 50 lavori, fra collage di vario formato e assemblage, nonché videotape di interazioni di Aldwyth con le opere stesse.
L’artista vive da anni nel mistero e nella solitudine di una casa ottagonale ispirata alle forme di Escher, producendo realtà che devono molto a quelle di Hieronymus Bosch. Sono certo che si comincerà a parlare sempre di più dei grandi meriti simbolistici e iconologici di Aldwyth.
Del pittore maledetto non ha soltanto l’immaginazione visionaria, ma anche la biografia: l’infanzia difficile, la dipendenza dall’alcol e dalla droga, un drammatico incendio che gli portò via la sua preziosa collezione d’arte, nella quale aveva investito i risparmi di ventitrè anni di lavoro da broker assicurativo.
Adesso però, Robert Steven Connett, classe 1951, originario di San Francisco, sembra aver trovato una sua dimensione, nella quale l’arte occupa un posto centrale. Si dedica a tempo pieno alla realizzazione dei suoi stupefacenti dipinti (riporto qui una galleria di opere tratte dal suo sito).
Il suo primo maestro è stato Hieronymus Bosch, ma si avverte, nelle opere di Connett, l’influenza di molti altri artisti più recenti, tra cui Francis Bacon e Hans Ruedi Giger. Le creature e i mondi di Connett rappresentano realtà immaginarie post-moderne, nelle quali manca - e pare essere un’assenza voluta - un centro, un criterio logico ordinatore. Sono rappresentazioni oniriche della complessità dei nostri tempi.
Via | Finegarten
Opere di Robert Steven Connett
Continua a leggere: Robert Steven Connett: un visionario post-moderno

Un “riccio” inquietante quello di oggi. Nel panorama della pittura fiamminga della seconda metà del XV secolo, spicca per le sue imponenti rappresentazioni piene di creature bizzarre, simboli alchemici e religiosi. Si tratta però di raffigurazioni tutt’altro che estranee agli occhi dei suoi contemporanei, che anzi apprezzarono molto le opere di Hieronymus Bosch, vedendo in esse rappresentate, con grande potenza ed efficacia, credenze e convinzioni morali appartenenti alla cultura del tempo.
Talora le sue creature sono state osservate e interpretate con gli strumenti della psicanalisi. Qualcuno ha visto in Bosch persino un precursore (o un risalente ispiratore) del moderno surrealismo, ma probabilmente si tratta di letture un po’ forzate. Membro della Confraternita di Nostra Signora - e, secondo alcune fonti, anche seguace della setta degli adamiti, che attraverso l’esercizio di riti sessuali tendeva al recupero dell’innocenza originaria, perduta da Adamo - Bosch fu uomo del suo tempo. I suoi riferimenti simbolici attingono all’immaginario religioso e folclorico popolare.
Come forse tutti i veri simbolisti, Bosch è un “riccio” (nel senso berliniano). Crede in un sistema coerente di regole e principi e la sua straordinaria fantasia - che continua ad ispirare la letteratura, l’arte e il cinema contemporanei - non pare rappresentare una realtà complessa, bensì un sistema strutturato in forma coerente, la cui conoscenza, tuttavia, è sempre mediata da un’autorità spirituale superiore.
L’umanità di Lluis Barba, artista spagnolo che ha reinterpretato in chiave contemporanea il “Trittico del Giardino delle Delizie” di Bosch, è composta da Kate Moss, Kylie Minogue, Paris Hilton e altre stelle del panorama mediatico mondiale.
Commento rivolto al mondo attuale dell’arte, l’opera rivisitata di Barba si compone anche di figure meno note come amici e artisti divisi tra salvati e condannati.
Continua a leggere: Kate Moss e Paris Hilton nel trittico di Lluis Barba

L’idea di abbinare il pittore olandese Hieronymus Bosch con i film dell’orrore non è affatto malvagia, anche se poi il tutto serve per pubblicizzare un nuovo prodotto. Partiamo dall’inizio: vi ricordate le M&M’s, le pastiglie colorate al cioccolato, che di solito venivano maccheronizzate in ememens? Per lanciare la versione con cioccolato fondente, in inglese dark chocolate, è stato creato un quiz pubblicitario basato sui dipinti di Bosch.
In pratica, sfruttando l’ambivalenza del termine dark, bisogna individuare i titoli di 50 film “dark”, (film dell’orrore o giù di lì) disseminati in un collage di opere dell’eccentrico artista olandese. La prova non è per niente facile, considerando che il gioco è in lingua inglese, dunque anche i titoli dei film sono nella lingua di Shakespeare; a complicare ulteriormente le cose va aggiunto che spesso i titoli dei film vengono tradotti in italiano in modo assolutamente arbitrario.