Sicuramente non sono belle foto, quelle qui sopra, ma presto questi luoghi cambieranno aspetto. Il bunker anti-atomico che Josip Broz Tito fece costruire tra il 1953-1979 a Konjic, vicino a Sarajevo, ospiterà un progetto di arte contemporanea, vale a dire la “Biennale of Contemporary Art”, un’idea fortemente voluta del più famoso performer dell’Europa orientale, Jusuf Hadzifejzovic.
E lo spazio espositivo è davvero impressionante: 6500 metri quadri, 12 blocchi collegati, 280 metri di profondità, costato in tutto 4 miliardi e mezzo di dollari… tanto era il rifugio antiatomico del dittatore jugoslavo. Gli organizzatori della Biennale stanno già incominciando a preparare i lavori: partner museale sarà il centro di ricerca della Università di Roma Museo Laboratorio di Arte Contemporanea (MLAC), per un progetto che vede coinvolti i più famosi artisti balcanici.
Uno dei primi artisti coinvolti è Jannis Kounellis, allievo di Toti Scialoja e maestro dell’arte povera. E’ ancora presto per sapere quali altri artisti parteciperanno alla biennale 2011, ma la location è di indubbbio significato e di grande fascino.
Il bunker di Tito diventa una galleria d’arte
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Inaugura il 13 dicembre a Napoli Barock - Arte, Scienza, Fede e Tecnologia nell’Età Contemporanea. La mostra, a cura di Eduardo Cicelyn e Mario Codognato cerca di far emergere quei tratti barocchi all’interno della cultura contemporanea, “dimostrando come e attraverso quali artisti contemporanei siano oggi nuovamente funzionanti e riconoscibili i temi caratteristici della cultura seicentesca barocca”.
Un lungo filo rosso che unisce il diciasettesimo secolo al presente. Il sensazionalismo è la matrice creativa, un’esperienza estetica che mira continuamente a colpire i sensi attraverso la figura retorica e l’eccesso. Immagini forti, violente, sensuali, che escono persino da loro stesse, non si contengono.
Barock sarà visitabile fino al 5 aprile 2010. Un progetto espositivo esuberante e coinvolgente in cui si vedrà anche Heaven di Damien Hirst, il grande squalo tigre immerso nella formaldeide. Questa la lista degli artisti del ‘barocco contemporaneo‘ invitati: Adel Abdessemed, Micol Assaël, Matthew Barney, Domenico Bianchi, Bianco - Valente, Antonio Biasiucci, Keren Cytter, Mircea Cantor, Maurizio Cattelan, Jake & Dinos Chapman, Claire Fontaine, Lara Favaretto, Gilbert & George, Douglas Gordon, Mona Hatoum, Damien Hirst, Anish Kapoor, Jeff Koons, Jannis Kounellis, Shirin Neshat, Carsten Nicolai, ORLAN, Philippe Parreno, Giulia Piscitelli, Michal Rovner, Cindy Sherman, Jeff Wall, Sislej Xhafa.
Aprirà il prossimo 17 dicembre la mostra “Arte Povera: energia e metamorfosi dei materiali. Opere dalle collezioni del Mart”: per chi non avesse mai visitato quel gioiello di Villa Panza, o per chi ci torna sempre volentieri, ecco una nuova ottima scusa.
Arrivano a Varese direttamente dal Mart di Rovereto venti opere dell’avanguardia dell’Arte Povera, tra cui due installazioni in ferro, legno e carbone di Jannis Kounellis, un igloo di Mario Merz, la famosa “Orchestra di stracci” di Michelangelo Pistoletto, una delle “stelle” di Gilberto Zorio, un arazzo di Alighiero Boetti e un’opera di Giuseppe Penone.
Le opere saranno allestite sia nelle sale della Villa, sia nello spazio delle Scuderie, andandosi ad unire alla Collezione d’arte contemporanea della Villa del FAI - Fondo Ambiente Italiano: ricchezza degli spazi e “povertà” dei materiali delle opere in mostra, per un contrasto e un dialogo di sicuro effetto. Fino al 28 marzo.
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Dal 19 settembre all’11 novembre i locali della nuova Galleria Cardi di Pietrasanta ospiteranno Orientamento, un’eccezionale mostra curata da Sergio Risaliti. Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, per ripercorre un pezzo importante della storia dell’arte contemporanea italiana.
La galleria si trova proprio nel cuore di Pietrasanta, luogo pieno di fascino e storia, in cui transitano artisti, collezionisti, critici. Se spesso viene ricordata per la sua importanza a livello di mercato dell’arte, è anche vero che la città versiliese rappresenta un unicum a livello artistico nel territorio italiano, per la densità e la qualità delle sue proposte.
Con Orientamento prosegue un percorso intrapreso lo scorso maggio dalla Galleria Cardi, uno spazio espositivo che cerca di tenere insieme una dimensione retrospettiva – in cui si fa esperienza – con l’aspetto commerciale. Adesso tocca a quella che Germano Celant definì arte povera e raccolse un nucleo di artisti le cui strade si andarono poi a dividere. L’uso poetico della tautologia, l’emozione a livello linguistico per i materiali primari e la loro capacità di lasciarsi attraversare dall’energia ed un rapporto di rinnovamento e rispetto con il passato fanno dell’arte povera un momento fondamentale della nostra storia, su cui è importante tornare.
Doppio appuntamento con Jannis Kounellis a Bergamo, dal 23 maggio. Infatti, la Galleria Fumagalli e il Museo Adriano Bernareggi dedicano rispettivamente all’artista greco una personale e un’unica installazione realizzata site specific.
La Galleria propone una selezione di lavori inediti ad hoc e una grande opera storica, realizzata dall’artista negli anni ’60. L’ex Oratorio di San Lupo, un suggestivo edificio risalente al 1700, ospiterà un lavoro in cui l’arte povera di Kounellis ricoprirà di cappotti l’intero pavimento, sotto il quale venivano un tempo sepolti i defunti, mentre un’imponente croce in ferro occuperà in bilico lo spazio interno dell’edificio, con una inclinazione che cita e rimanda alla rappresentazioni di Cristo.
Anche nei grandi spazi della Galleria Fumagalli tornano i cappotti, segno della presenza dell’uomo nel lessico dell’artista. Immersi in un sordo suono di tamburo, i cappotti sono qui proposti stritolati tra lastre in ferro, scomposti. I materiali e le risorse formali dell’arte povera, di cui Kounellis è uno degli esponenti storici, sono sobri, diretti, e generano facilmente evocazioni del sacro.
Dunque due ambientazioni diverse, tipologicamente e spazialmente, ma anche due committenze diverse per un tributo ad un grande maestro, che a Bergamo propone una riflessione sull’arte e sull’uomo, testimonianza delle riflessioni poetiche da sempre al centro del suo affascinante lavoro. Fino al 26 settembre.